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Art. 1343 codice civile: Causa illecita

La causa è illecita (1) quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.


Commento

Causa: [v. 1325].

 

Norme imperative (o cogenti): norme inderogabili, ossia norme la cui applicazione è imposta dall’ordinamento. Si distinguono dalle norme derogabili, la cui applicazione può essere evitata dagli interessati, regolando il rapporto in maniera difforme dal dettato normativo.

 

Ordine pubblico: complesso dei «principi» ordinamentali di natura cogente sui quali si basa l’ordinamento statale.

 

Buon costume: complesso dei principi di etica sociale e morale comune vigenti in un certo periodo storico in una data comunità. Il riferimento è ad un’accezione ampia della morale, non riconducibile esclusivamente alla morale sessuale.

 

(1) Quando la causa è illecita tutto il contratto è illecito e, come tale, l’ordinamento lo colpisce con la sanzione della nullità [v. 1418].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In assenza di una norma che vieti, in via generale, di porre in essere attività negoziali pregiudizievoli per i terzi, il negozio lesivo dei diritti o delle aspettative dei creditori non è, di per sé, illecito, sicché la sua conclusione non è nulla per illiceità della causa, per frode alla legge o per motivo illecito determinante comune alla parti, apprestando l'ordinamento, a tutela di chi risulti danneggiato da tale atto negoziale, dei rimedi speciali che comportano, in presenza di particolari condizioni, l'applicazione della sola sanzione dell'inefficacia. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158  

 

Le norme valutarie che vietano i pagamenti in moneta estera, al di fuori dei casi espressamente e tassativamente previsti, non determinano l'invalidità dell'obbligazione pattuita in moneta estera, ma incidono sulle modalità di adempimento dell'obbligazione, nel senso che questa deve essere regolata in valuta italiana, ragguagliata al cambio di quella estera al giorno della scadenza del debito, attraverso l'ufficio italiano dei cambi. Rigetta, App. Roma, 07/11/2006

Cassazione civile sez. I  03 settembre 2014 n. 18584  

 

La ricognizione di debito, anche se titolata, non costituisce un'autonoma fonte di obbligazione ma ha il solo effetto di sollevare il promissario dall'onere di provare l'esistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria e deve essere - oltre che esistente - valido.

Cassazione civile sez. II  17 giugno 2014 n. 13776  

 

La vendita con patto di riscatto o di retrovendita, pur non integrando direttamente un patto commissorio, può rappresentare un mezzo per sottrarsi all'applicazione del relativo divieto ogni qualvolta il versamento del prezzo da parte del compratore non si configuri come corrispettivo dovuto per l'acquisto della proprietà, ma come erogazione di un mutuo, rispetto al quale il trasferimento del bene risponda alla sola finalità di costituire una posizione di garanzia provvisoria, capace di evolversi in maniera diversa a seconda che il debitore adempia o meno l'obbligo di restituire le somme ricevute. Rigetta, App. Milano, 16/02/2006

Cassazione civile sez. I  17 aprile 2014 n. 8957  

 

Non è prospettabile nel giudizio di legittimità, allorquando la corrispondente questione non sia stata esaminata in sede di gravame, né denunciata come dedotta nelle precedenti fasi del giudizio, una causa di nullità contrattuale diversa da quella originariamente invocata, essendone, altresì, precluso, in tal caso, il rilievo di ufficio, dal momento che il potere del giudice deve coordinarsi con i principi desumibili dagli artt. 99 e 112 cod. proc. civ., sicchè, in siffatta ipotesi, la pronuncia resta circoscritta alle ragioni di illegittimità denunciate dall'interessato, ponendosi la nullità dell'atto come elemento costitutivo della domanda. (Così statuendo, la S.C. ha ritenuto precluso l'esame del motivo di ricorso concernente l'asserita illiceità della causa del contratto "my way" intercorso tra le parti, del quale la nullità era stata dedotta, nei gradi di merito, solo in ragione della violazione degli artt. 1469 ter e 1469 quater cod. civ., applicabili "ratione temporis", nonché per l'inadempimento della banca convenuta ai doveri di informazione a suo carico quale soggetto autorizzato alla prestazione di servizi di investimento finanziario). Rigetta, App. Napoli, 08/11/2010

Cassazione civile sez. I  20 settembre 2013 n. 21600

 

Il contratto di permuta di cosa presente (nella specie, la proprietà di un terreno) con cosa futura (nella specie, la proprietà di alcune unità immobiliari da costruire sul terreno medesimo), avente come obiettivo l'utilizzazione a fini edificatori di un'area compresa nella fascia di trecento metri dalla linea di battigia, vietata dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, di conversione del d. l. 27 giugno 1985, n. 312, è nullo, ai sensi degli artt. 1343 e 1418, secondo comma, cod. civ., per illiceità della causa, comportando un'inaccettabile compressione dell'interesse, pubblico ed essenziale, assicurato dalle norme imperative in materia urbanistico-ambientale, in quanto volto, nel suo contenuto intrinseco, a un risultato pratico contrario alle disposizioni preposte alla tutela di situazioni indisponibili, senza che abbiano rilievo, allo scopo di escludere tale invalidità, la possibilità di ricorrere eventualmente a rimedi di carattere amministrativo, quale la confisca dei beni, né la tipicità della schema negoziale utilizzato o la buona fede soggettiva dei contraenti in ordine all'antigiuridicità dell'operazione economica compiuta. Cassa e decide nel merito, App. Bari, 22/11/2010

Cassazione civile sez. II  18 settembre 2013 n. 21398  

 

La promessa di pagamento ha il solo effetto di sollevare il promissario dall'onere di provare l'esistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria e deve essere, oltre che esistente, valido. Ne consegue che essa è priva di effetti se si accerti giudizialmente che il rapporto non è sorto, è invalido o si è estinto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di accoglimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la cui prova scritta era costituita da un assegno bancario risultato emesso per coprire interessi usurari su una somma oggetto di mutuo, accertando, pertanto, che il rapporto sottostante alla promessa di pagamento era nullo per illiceità della causa, in ragione del combinato disposto degli artt. 1321 e 1343 cod. civ.). Rigetta, App. Caltanissetta, 29/08/2006

Cassazione civile sez. III  16 settembre 2013 n. 21098  

 

 

Corte dei conti

La deliberazione di incarico esterno di un addetto stampa di un Istituto autonomo case popolari in relazione al criterio di coerenza stabilito dall’art. 7, co. 6 lett. a), d.lgs. n. 165/2001 rispetto alle funzioni dell’ente, deve ritenersi illegittima per eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento dalla funzione/causa tipica, poiché il provvedimento di incarico non è coerente con i fini istituzionali dell’ente attribuitigli dalle citate norme di legge, in violazione dell’art.1, l. n. 241/1990 nonché della l.r. n. 10/1991, per quanto concerne i fini dell’attività amministrativa. Ed in questo caso è irrilevante che l’atto possa essere definito paritetico/privatistico piuttosto che autoritativo, in quanto come da tempo affermato dal giudice di legittimità, anche nell’ambito dei rapporti di lavoro pubblico privatizzati possono sussistere interessi legittimi di diritto privato, come anche in materia di deliberazioni privatistiche, ove si configuri una illiceità della causa.

Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd.  25 giugno 2013 n. 2489  

 

 

Mutuo

Un contratto preliminare di compravendita può incorrere nel divieto del patto commissorio, sanzionato dall'art. 2744 cod. civ., ove risulti l'intento primario delle parti di costituire con il bene promesso in vendita una garanzia reale in funzione dell'adempimento delle obbligazioni contratte dal promittente venditore con altro negozio, in maniera da stabilire un collegamento strumentale fra i due negozi, mediante predisposizione di un meccanismo (quale la previsione di una condizione) diretto a far sì che l'effetto irrevocabile del trasferimento si realizzi solo a seguito dell'inadempimento del debitore, promittente alienante, rimanendo altrimenti il bene nella titolarità di quest'ultimo, atteso che in tal modo il preliminare viene impiegato non per finalità di scambio, ma in funzione di garanzia, per conseguire l'illecita coartazione del debitore rispetto alla volontà del creditore promissario acquirente, costituendo, allora, il mezzo per raggiungere il risultato vietato dalla legge. Rigetta, App. Lecce, 30/11/2009

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2013 n. 12462  



 
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