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Art. 1344 codice civile: Contratto in frode alla legge

Si reputa altresì illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa (1).


Commento

Norma imperativa: [v. 1343].

 

Contratto in frode alla legge: contratto con cui si aggira l’applicazione di una norma imperativa pur nel rispetto formale della legge. In tal modo, la norma imperativa viene violata indirettamente perché il contratto in sé è lecito, ma considerato nella sua combinazione con altri atti giuridici, realizza il risultato vietato dalla norma.

 

(1) Ad esempio, se si licenzia e si riassume più volte un lavoratore allo scopo di eludere la normativa sul trattamento di fine rapporto (cfr. altresì, per la disciplina della proroga dei contratti a termine, art. 4, d.lgs. 6-9-2001, n. 368; sulla somministrazione di lavoro fraudolenta, cfr. art. 28, d.lgs. 10-9-2003, n. 276).


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In assenza di una norma che vieti, in via generale, di porre in essere attività negoziali pregiudizievoli per i terzi, il negozio lesivo dei diritti o delle aspettative dei creditori non è, di per sé, illecito, sicché la sua conclusione non è nulla per illiceità della causa, per frode alla legge o per motivo illecito determinante comune alla parti, apprestando l'ordinamento, a tutela di chi risulti danneggiato da tale atto negoziale, dei rimedi speciali che comportano, in presenza di particolari condizioni, l'applicazione della sola sanzione dell'inefficacia. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158

 

Nel caso di collegamento negoziale tra una pluralità di contratti, mentre la nullità di uno di essi si riflette, atteso il legame di reciproca loro dipendenza, sulla permanenza del vincolo negoziale relativamente agli altri, la validità solo di alcuni non comporta quella dell'intero complesso dei contratti collegati. (Nella specie, la S.C., cassando sul punto la sentenza impugnata, ha escluso che, in presenza di tre contratti collegati, - di affitto di ramo d'azienda, di preliminare di vendita dello stesso ramo e di vendita dell'intera attrezzatura aziendale - la validità del primo, per effetto del giudicato formatosi sulla statuizione resa a seguito di arbitrato irrituale, e del terzo, perché mai giudizialmente contestata, comportasse quella anche del secondo - la cui nullità per mancanza dell'oggetto non era stata superata dalla interazione con gli altri due - né, tantomeno, dell'intera operazione). Cassa con rinvio, App. Trento, 15/07/2010

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21417  

 

 

Responsabilità patrimoniale

Il divieto di patto commissorio sancito dall'art. 2744 c.c. si estende a qualsiasi negozio che venga utilizzato per conseguire il risultato concreto vietato dall'ordinamento. Ne consegue che anche la procura a vendere un immobile, conferita dal mutuatario al mutuante contestualmente alla stipulazione del mutuo, è idonea ad integrare la violazione della norma suddetta, qualora si accerti che tra il mutuo e la procura sussista un nesso funzionale, non assumendo rilievo, in senso contrario, la circostanza che il bene venduto venga intestato ad un prossimo congiunto del creditore (nella specie, la di lui figlia), perché in tal caso lo strettissimo vincolo di parentela consente di ritenere che l'operazione sia stata posta in essere proprio per eludere il divieto "ex lege". Rigetta, App. Torino, 05/02/2009

Cassazione civile sez. III  08 luglio 2014 n. 15486  

 

 

Mutuo

Un contratto preliminare di compravendita può incorrere nel divieto del patto commissorio, sanzionato dall'art. 2744 cod. civ., ove risulti l'intento primario delle parti di costituire con il bene promesso in vendita una garanzia reale in funzione dell'adempimento delle obbligazioni contratte dal promittente venditore con altro negozio, in maniera da stabilire un collegamento strumentale fra i due negozi, mediante predisposizione di un meccanismo (quale la previsione di una condizione) diretto a far sì che l'effetto irrevocabile del trasferimento si realizzi solo a seguito dell'inadempimento del debitore, promittente alienante, rimanendo altrimenti il bene nella titolarità di quest'ultimo, atteso che in tal modo il preliminare viene impiegato non per finalità di scambio, ma in funzione di garanzia, per conseguire l'illecita coartazione del debitore rispetto alla volontà del creditore promissario acquirente, costituendo, allora, il mezzo per raggiungere il risultato vietato dalla legge. Rigetta, App. Lecce, 30/11/2009

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2013 n. 12462  

 

 

Corte dei conti

Si configura come illegittimo e illecito un incarico esterno di addetto stampa in presenza di personale interno avente i requisiti per ricoprire tale compito, e ciò determina l’illiceità dell’atto sotto il profilo degli artt. 1344 e 1345 c.c., in rapporto alla violazione del principio di economicità dell’azione amministrativa previsto dall’art .1, l. 241/1990 e l.r. n. 10/1991, ove si affermi che non esiste personale interno in possesso dei requisiti per tale incarico. Poiché, i conferimenti di incarichi di consulenza a soggetti esterni possono essere attribuiti ove i problemi di pertinenza dell’amministrazione richiedano conoscenze ed esperienze eccedenti le normali competenze del personale dipendente e conseguentemente implichino conoscenze specifiche che non si possono nella maniera più assoluta riscontrare nell’apparato amministrativo.

Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd.  25 giugno 2013 n. 2489  

 

La violazione del principio di economicità dell’azione amministrativa previsto dall’art.1, l. n. 241/1990 e l. r. n. 10/1991 può determinare l’illiceità dell’atto sotto il profilo degli artt. 1344 e 1345 c.c., in rapporto ai principi di economicità e di efficacia, contenuti nella L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 1, i quali, anche per l'attività regolata dal diritto pubblico, costituiscono un ulteriore limite alla libertà di valutazione conferita alla p.a. Tali criteri non esprimono un mero ed enfatico richiamo ai principi di legalità e di buona amministrazione contenuti nell'art. 97 Cost. Si tratta, infatti, non di un vincolo ad un generale dovere (quale quello del perseguimento del pubblico interesse affidato al singolo organo amministrativo), la cui concreta applicazione dà luogo ad esercizio di discrezionalità amministrativa, ma di vere e proprie regole giuridiche, la cui inosservanza - può dar luogo alla misura - correttiva o repressiva - che il giudice deve applicare ad esito della sua verifica. Tali principi, quindi, costituiscono una regola di legittimità dell'azione amministrativa, la cui osservanza può essere oggetto di sindacato giurisdizionale, nel senso che lo stesso comporta il controllo della loro concreta applicazione, essendo lo stesso estraneo alla sfera propriamente discrezionale. Trattandosi di clausole generali o di concetti giuridici indeterminati, secondo un principio generale dell'ordinamento, la verifica della loro osservanza da parte dell'amministrazione non può, peraltro, comportare un controllo che vada al di là della ragionevolezza.

Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd.  25 giugno 2013 n. 2489

 

 

Imposte

In tema di accertamento rettificativo dei redditi, la disciplina antielusiva dell'interposizione, prevista dall'art. 37, comma terzo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l'applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d'imposta; ne deriva che il fenomeno della simulazione relativa, nell'ambito della quale può ricomprendersi l'interposizione fittizia di persona, non esaurisce il campo di applicazione della norma, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali. (La S.C. ha enunciato il principio con riguardo al meccanismo negoziale caratterizzato da una donazione di un terreno da parte di un genitore ai figli, pochi giorni prima della vendita ad un terzo, poi effettuata da quest'ultimi, ritenuti soggetti fittiziamente interposti). Rigetta, Comm. Trib. Reg. Venezia, 14/07/2006

Cassazione civile sez. trib.  15 novembre 2013 n. 25671  

 



 
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