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Art. 1353 codice civile: Contratto condizionale

Le parti possono subordinare l’efficacia (1) o la risoluzione (2) del contratto o di un singolo patto a un avvenimento futuro e incerto (3) (4).


Commento

Condizione: avvenimento (naturale o causato dall’uomo) futuro ed incerto al cui verificarsi è subordinato l’inizio (cd. (—) sospensiva) o la cessazione (cd. (—) risolutiva) dell’efficacia del negozio.

Non possono costituire (—) gli avvenimenti presenti o passati sebbene se ne ignori l’accadimento, perché in tal caso l’evento è certo obiettivamente.

 

(1) La condizione alla quale le parti subordinano l’efficacia del negozio (contratto o altro patto) è detta condizione sospensiva (es.: ti regalo un orologio se ti laurei): finché l’evento dedotto in condizione non si verifica (pendenza della condizione), il negozio giuridico non produce effetti. Quando l’evento si avvera, gli effetti si considerano prodotti dal momento della formazione del negozio e non da quello del verificarsi della condizione. Se l’evento non si verifica, il negozio resta privo di effetti giuridici.

 

(2) La condizione alla quale le parti subordinano la risoluzione del negozio (la cessazione degli effetti) è la condizione risolutiva (es.: ti regalo l’orologio ma se sarai bocciato dovrai restituirlo): finché l’evento dedotto in condizione non si verifica (pendenza della condizione) il negozio produce effetti. Quando l’evento si avvera cessano gli effetti negoziali dal momento della formazione del negozio. Se l’evento non si verifica gli effetti del negozio diventano definitivi.

 

(3) Oltre a dover essere futura ed incerta, la condizione deve essere possibile (materialmente e giuridicamente) e lecita, cioè conforme alle norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume.

 

(4) L’evento in condizione non può identificarsi con uno degli elementi essenziali del contratto. In particolare, si discute se la prestazione contrattuale possa essere dedotta come evento che condiziona l’efficacia del contratto (cd. condizione di adempimento).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

Qualora le parti abbiano sospensivamente condizionato il contratto al verificarsi di un evento, indicando nel reciproco interesse il termine entro il quale esso possa utilmente avverarsi, il contratto deve considerarsi inefficace per il mancato avveramento della condizione dal momento in cui sia decorso inutilmente il suddetto termine (fattispecie relativa ad un contratto di vendita di un brevetto medicinale che le parti, successivamente, avevano modificato condizionandone l'efficacia al rilascio, mai avvenuto, dell'autorizzazione ministeriale).

Cassazione civile sez. I  12 dicembre 2014 n. 26214  

 

Allorché i contraenti si riferiscano ad un dato cronologico allo scopo di indicare il periodo di tempo entro cui vada eseguita una determinata prestazione, dichiarando poi incidentalmente la finalità pratica sottesa alla concessione di quel termine nell'aspettativa del verificarsi di un certo evento, assume preminente rilievo il dato temporale e la relativa clausola va intesa nel senso che le parti vollero determinare il tempo dell'adempimento e non, invece, condizionare l'efficacia del contratto all'avveramento di un evento futuro (nella specie, la Corte ha ritenuto che la frase 'data consegna prevista: primi giorni di settembre; semprechè in questa settimana riusciamo a visionare ed avere i campioni della merce da produrre" non costituisse una condizione sospensiva, quanto un termine che non influisce minimamente sull'efficacia del contratto, quanto semmai sui tempi di adempimento).

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25728

 

L'affermazione dell'esistenza nel contratto di una clausola di tacita presupposizione - sulla base della quale risalire alla comune intenzione delle parti e ricostruire il complessivo comportamento anche posteriore alla stipulazione del negozio, nonché il senso globale (ma non esplicito) delle relative pattuizioni - impone alla parte che ne assume l'esistenza di allegare, nel contraddittorio processuale con l'avversario, la situazione di fatto considerata, ma non espressamente enunciata in sede di stipulazione del contratto, che sia successivamente mutata per il sopravvenire di circostanze non imputabili alla parte stessa, così da determinare un assetto ai propri interessi fondato su basi diverse da quello in virtù del quale era stato concluso il contratto. Rigetta, App. Perugia, 19/06/2007

Cassazione civile sez. I  23 ottobre 2014 n. 22580  

 

In tema di contratti, la condizione risolutiva postula che le parti subordinino la risoluzione del contratto, o di un singolo patto, ad un evento, futuro ed incerto, il cui verificarsi priva di effetti il negozio "ab origine", laddove, invece, con la clausola risolutiva espressa, le stesse prevedono lo scioglimento del contratto qualora una determinata obbligazione non venga adempiuta affatto o lo sia secondo modalità diverse da quelle prestabilite, sicché la risoluzione opera di diritto ove il contraente non inadempiente dichiari di volersene avvalere, senza necessità di provare la gravità dell'inadempimento della controparte. Cassa con rinvio, App. Palermo, 29/11/2007

Cassazione civile sez. II  02 ottobre 2014 n. 20854  

 

Ai fini dell'interpretazione di un contratto preliminare di vendita la presenza di una clausola pattizia che fa dipendere la risoluzione del contratto da un evento futuro ed incerto, quale quello della liberazione dell'immobile promesso in vendita dalle ipoteche su di esso gravanti, deve essere interpretata avendo riguardo alla volontà delle parti ed all'interesse che le stesse intendono perseguire.

Cassazione civile sez. II  02 ottobre 2014 n. 20854

 

La condizione è "meramente potestativa" quando consiste in un fatto volontario il cui compimento o la cui omissione non dipende da seri o apprezzabili motivi, ma dal mero arbitrio della parte, svincolato da qualsiasi razionale valutazione di opportunità e convenienza, sì da manifestare l'assenza di una seria volontà della parte di ritenersi vincolata dal contratto, mentre si qualifica "potestativa" quando l'evento dedotto in condizione è collegato a valutazioni di interesse e di convenienza e si presenta come alternativa capace di soddisfare anche l'interesse proprio del contraente, soprattutto se la decisione è affidata al concorso di fattori estrinseci, idonei ad influire sulla determinazione della volontà, pur se la relativa valutazione è rimessa all'esclusivo apprezzamento dell'interessato. Rigetta, App. Lecce, 16/01/2007

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18239  

 

L'eccezione di risoluzione del contratto per avveramento della condizione, corrispondendo all'esercizio di un diritto potestativo, è un'eccezione in senso stretto, che il giudice non può rilevare d'ufficio, né la parte sollevare per la prima volta in appello. Rigetta, App. Milano, 14/04/2008

Cassazione civile sez. II  31 luglio 2014 n. 17474  

 

Per poter essere riconosciuto il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, in ipotesi di violazione del generale canone della buona fede, in presenza di contratto sottoposto a condizione sospensiva, occorre fornire la prova non solo di una condotta negligente e della esistenza di danni, ma anche di un nesso di causalità, ossia della incidenza della prima nella produzione del secondo, non potendo il risarcimento essere riconducibile al mero non avveramento della condizione.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2014 n. 14006  

 

In tema di lavoro a termine, qualora le parti abbiano sottoposto il rapporto anche a condizione risolutiva, costituita dalla scadenza del consiglio di amministrazione della fondazione datrice di lavoro (nella specie, la Fondazione del Teatro Carlo Felice di Genova), la condizione si verifica anche nell'ipotesi di decadenza del consiglio di amministrazione per essere stata disposta l'amministrazione straordinaria della fondazione, ai sensi dell'art. 21 del d.lgs. 29 giugno 1996, n. 367, posto che anche in tale ipotesi cessano le funzioni dell'organo di amministrazione, circostanza alla quale la condizione fa riferimento. Rigetta, App. Genova, 05/07/2011

Cassazione civile sez. lav.  19 maggio 2014 n. 10929  

 

La vendita di un terreno, che venga stipulata per consentire all'acquirente una sua utilizzazione edificatoria, al momento non permessa dagli strumenti urbanistici, e venga quindi sottoposta alla condizione sospensiva della futura approvazione di una variante di detti strumenti che contempli quell'utilizzazione, non è affetta da nullità, né sotto il profilo dell'impossibilità dell'oggetto, né sotto il profilo dell'impossibilità della condizione, dovendosi ritenere consentito alle parti di dedurre come condizione sospensiva anche un mutamento di legislazione o di norme operanti "erga omnes", salva restando l'inefficacia del contratto in conseguenza del mancato verificarsi di tale mutamento.

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 2014 n. 3207  

 

Allorché i contraenti si riferiscano ad un dato cronologico allo scopo di indicare il periodo di tempo entro cui eseguita una determinata prestazione, dichiarando poi incidentalmente la finalità pratica sottesa alla concessione di quel termine nell'aspettativa del verificarsi di un certo evento, assume preminente rilievo il dato temporale e la relativa clausola va intesa nel senso che le parti vollero determinare il tempo dell'adempimento e non, invece, condizionare l'efficacia del contratto all'avveramento di un evento futuro.(Nella specie, la S.C. ha confermato l'interpretazione del giudice del merito, secondo cui la clausola contrattuale - contenuta in una scrittura privata separata e coeva ad altra principale, costitutiva del diritto di godimento di un posto barca ed auto entro un erigendo porto turistico, contro versamento del prezzo - con cui l'originario concedente si obbligava al "riacquisto" del bene ove l'area portuale non fosse stata sistemata nel termine prefissato, configurava la determinazione del tempo dell'adempimento e non una clausola risolutiva espressa). Rigetta, App. Milano, 16/01/2007

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22904  

 

La pattuizione, inserita in un preliminare di vendita immobiliare, che preveda la risoluzione "ipso iure" qualora il bene, che ne costituisce l'oggetto, non venga condonato sotto il profilo urbanistico entro una determinata data, per fatto non dipendente dalla volontà delle parti, , deve qualificarsi come condizione risolutiva propria, piuttosto che come clausola risolutiva espressa, determinando l'effetto risolutivo di quel contratto, evidentemente consistente nella sua sopravvenuta inefficacia, in conseguenza dell'avverarsi di un evento estraneo alla volontà dei contraenti (sebbene specificamente dedotto pattiziamente) nonché dello spirare del termine, pure ritenuto nel loro interesse comune, e non quale sanzione del suo inadempimento. Rigetta, App. Roma, 08/06/2006

Cassazione civile sez. II  30 settembre 2013 n. 22310  

 

Alla stregua della nozione enunciata dall'art. 1353 c.c., la condizione costituisce un elemento accidentale del negozio giuridico e, come tale, va distinto dagli elementi essenziali astrattamente previsti per ciascun contratto tipico dalle rispettive norme. Sennonché, stante il principio generale dell'autonomia contrattuale (art. 1322 c.c.) da cui deriva il potere delle parti di determinare, liberamente ed entro i limiti imposti dalla legge, il contenuto del contratto, anche in ordine alla rilevanza attribuita all'uno piuttosto che all'altro degli elementi costitutivi della fattispecie astrattamente disciplinata, i contraenti possono validamente prevedere come evento condizionante (in senso sospensivo o risolutivo dell'efficacia) il concreto adempimento (o inadempimento) di una delle obbligazioni principali del contratto. In tale ultima ipotesi, però, deve ritenersi che, qualora insorga controversia sull'esistenza ed effettiva portata di una convenzione difforme dal modello legale, spetti alla parte che invoca a sostegno della propria tesi difensiva tale difformità, fornirne la prova inequivocabile e al giudice di merito compiere un'indagine approfondita diretta ad accertare l'esatta volontà dei contraenti.

Cassazione civile sez. II  12 luglio 2013 n. 17287  

 

Stante il principio generale dell'autonomia contrattuale di cui all'art. 1322 c.c. - da cui deriva il potere delle parti di determinare liberamente entro i limiti imposti dalla legge il contenuto del contratto anche in ordine alla rilevanza attribuita all'uno piuttosto che all'altro degli elementi costitutivi della fattispecie astrattamente disciplinata - i contraenti possono validamente prevedere come evento condizionante (in senso sospensivo o risolutivo dell'efficacia) il concreto adempimento (o inadempimento) di una delle obbligazioni principali del contratto (fattispecie relativa ad un preliminare di compravendita avente ad oggetto un fondo rustico con annessi fabbricati in cui le parti avevano stabilivano che il contratto definitivo sarebbe stato stipulato entro otto mesi dal preliminare stesso, purché nelle more fosse stata rilasciata la concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive. Si precisava inoltre che, se nel suddetto termine la concessione in sanatoria non fosse stata rilasciata, l'atto notarile definitivo sarebbe stato stipulato entro e non oltre il quindicesimo giorno successivo a quello della consegna da parte dei promittenti venditori al promissario acquirente di copia della concessione in sanatoria).

Cassazione civile sez. II  12 luglio 2013 n. 17287  



 
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