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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1354 codice civile: Condizioni illecite o impossibili

È nullo il contratto al quale è apposta una condizione, sospensiva o risolutiva, contraria a norme imperative, all’ordine pubblico (1) o al buon costume.

La condizione impossibile rende nullo il contratto se è sospensiva; se è risolutiva, si ha come non apposta (2).

Se la condizione illecita o impossibile è apposta a un patto singolo del contratto, si osservano, riguardo all’efficacia del patto, le disposizioni dei commi precedenti, fermo quanto è disposto dall’art. 1419 (3).


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Condizione sospensiva: [v. 1353]; Condizione risolutiva: [v. 1353]; Norma imperative: [v. 1343]; Ordine pubbico: [v. 1343]; Buon costume: [v. 1343].

 

Condizione illecita: condizione contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume (es.: ti dono un appartamento se ti tagli un dito).

 

Condizione impossibile: l’impossibilità può essere fisica (es.: toccare il cielo con un dito) o giuridica (es.: vendita di un bene demaniale) [v. 634].

 

(1) Cfr. art. 16, l. 31-5-1995, n. 218 (Diritto internazionale privato).

 

(2) La norma si riferisce agli atti tra vivi perché, differentemente, negli atti di ultima volontà (istituzione di erede, legato) la condizione illecita o impossibile è nulla, ma l’atto rimane valido (vitiantur sed non vitiant), purché la condizione illecita non sia stata l’unico motivo che ha indotto il testatore a disporre [v. 634].

 

(3) In particolare, il comma 3 dell’articolo richiama la regola della nullità parziale [v. 1419], per cui la condizione illecita o la condizione sospensiva impossibile apposta ad un patto singolo del contratto, rende nullo l’intero contratto, salvo il caso in cui, dall’interpretazione della volontà contrattuale, risulti che le parti avrebbero concluso il contratto anche senza tale patto.


Giurisprudenza annotata

Vendita

La vendita di un terreno, che venga stipulata per consentire all'acquirente una sua utilizzazione edificatoria, al momento non permessa dagli strumenti urbanistici, e venga quindi sottoposta alla condizione sospensiva della futura approvazione di una variante di detti strumenti che contempli quell'utilizzazione, non è affetta da nullità, né sotto il profilo dell'impossibilità dell'oggetto, né sotto il profilo dell'impossibilità della condizione, dovendosi ritenere consentito alle parti di dedurre come condizione sospensiva anche un mutamento di legislazione o di norme operanti "erga omnes", salva restando l'inefficacia del contratto in conseguenza del mancato verificarsi di tale mutamento. Rigetta, App. Genova, 21/01/2006

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 2014 n. 3207  

 

 

Obbligazioni e contratti.

Nel caso in cui le parti abbiano condizionato l'efficacia o la risoluzione di un contratto al verificarsi di un evento senza indicare il termine entro il quale questo può utilmente avverarsi, può essere ottenuta la dichiarazione giudiziale di inefficacia del contratto stesso per il mancato avveramento della condizione sospensiva (o per l'avveramento della condizione risolutiva) senza che ricorra l'esigenza della previa fissazione di un termine da parte del giudice, ai sensi dell'art. 1183 c.c. quando lo stesso giudice ritenga essere trascorso un lasso di tempo congruo entro il quale l'evento previsto dalle parti si sarebbe dovuto verificare.

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22888  

 

 

Coniugi

È del tutto conforme a legge ed ai principi generali che il coniuge, ricevuta, in costanza di convivenza, dall'altro coniuge, in mutuo (contratto tipico) una somma di denaro si obblighi a restituirla nell'ipotesi in cui le parti procedano in futuro a rituale separazione personale: l'obbligo della restituzione non viola, invero, né gli art. 1813, 1816, 1817 c.c., né, tanto meno, gli art. 143 e 160 c.c.; è altresì da escludere che l'obbligo ex lege di restituzione del coniuge mutuatario abbia comunque leso il suo diritto a procedere del tutto liberamente alla separazione, diritto personalissimo che non tollera alcuna limitazione, e che, nella fattispecie de qua appare integralmente tutelato, dato anche il precedente esplicito, consapevole impegno di restituzione del marito; è, ancora, da escludere che il rapporto di mutuo abbia negativamente influito sui diritti e sui doveri coniugali e sulla loro intangibilità, e che il coniuge mutuante abbia, a suo tempo, concesso la somma per uno scopo anche da parte sua contrario al buon costume.

Cassazione civile sez. III  21 agosto 2013 n. 19304  

 

 

Separazione

È valido il mutuo tra coniugi nel quale l'obbligo di restituzione sia sottoposto alla condizione sospensiva dell'evento, futuro ed incerto, della separazione personale, non essendovi alcuna norma imperativa che renda tale condizione illecita agli effetti dell'art. 1354, comma 1, c.c. Rigetta, App. Napoli, 01/09/2006

Cassazione civile sez. III  21 agosto 2013 n. 19304

 

 

Edilizia ed urbanistica

La cd. concessione edilizia in precario è un provvedimento atipico utilizzato per assentire opere che, pur non conformi alla destinazione urbanistica della zona, non comportano una modificazione del territorio per la loro destinazione di durata limitata; tale istituto deve essere previsto dalle norme del piano regolatore; la disposizione che prevede il termine finale in ogni caso non è nulla ai sensi degli art. 1354 e 1355 c.c. per contrarietà a norme imperative, ma illegittima.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  24 gennaio 2012 n. 765  

 

 

Matrimonio

Sono legittimati ad agire, perché venga accertata l'illegittimità della trascrizione tardiva di un matrimonio canonico avvenuta dopo la morte di uno dei nubendi, i figli di quest'ultimo, titolari di un interesse legittimo ed attuale ad agire perché omogeneo alla natura del rapporto che forma l'oggetto dell'azione. Qualora sia stata ritualmente effettuata una donazione accettata, però, dal donatario non contestualmente all'atto, ma in epoca successiva alla morte del donante, la formazione del consenso, necessaria perché il contratto "de quo" possa ritenersi validamente sorto, non può considerarsi avvenuta; ed in ogni caso, poiché dagli atti si evince, oltre ogni ragionevole dubbio, che il donante ha voluto condizionare la liberalità all'acquisto da parte del donatario dello status civile di coniuge del donante, tale condizione, in sé non impossibile e non illecita, non può dirsi verificata: la donataria aveva, infatti, accettato la donazione dopo avere proceduto "contra legem" alla trascrizione tardiva del vincolo nuziale canonico precedentemente contratto con il coniuge donante.

Corte appello Milano  13 aprile 2007

 

Ritenuto che il consenso dei nubendi acquista un ruolo decisivo non solo nell'assunzione del vincolo nuziale, ma anche nell'individuazione dell'ordinamento entro il quale la volontà matrimoniale è destinata a produrre i suoi effetti, qualora si verifichi una frattura temporale tra la celebrazione di un matrimonio canonico e la sua trascrizione nei registri anagrafici civili, tale volontà va rinnovata da entrambi i nubendi, risultando essenziale l'intenzione attuale (e non "a futura memoria") degli sposi di vincolarsi anche sul piano civile, e dovendosi, quindi, ritenere inammissibile la trascrizione tardiva dopo la morte di uno dei nubendi avvenuta prima che dal coniuge superstite venga avanzata la richiesta della trascrizione: l'intenzione, seppur certa ed esplicita, di consentire alla futura trascrizione manifestata “ante mortem” da uno dei coniugi non può integrare la volontà del coniuge superstite, espressa, successivamente alla morte del partner, di procedere alla trascrizione.

Corte appello Milano  13 aprile 2007

 

 

Obbligazioni e contratti.

Allorquando sia impugnata la sentenza del giudice di merito che abbia dichiarato risolto il contratto preliminare di vendita di un immobile per recesso della promittente venditrice giustificato dall'inadempimento, nel pagamento delle dovute rate di prezzo, da parte del promissario acquirente, e questi abbia per la prima volta dedotto, come motivo di ricorso, la nullità del contratto, in quanto sottoposto a condizione, per indeterminatezza dell'oggetto, ai sensi dell'art. 1354, comma 2, c.c., sostenendo che, pur in mancanza della relativa eccezione, la nullità può essere rilevata di ufficio, deve affermarsi che, al di là della novità dell'eccezione di nullità del preliminare, mai avanzata nel corso del giudizio di merito, sul punto si è formato un giudicato implicito proprio perché la decisione del primo giudice, che pure aveva dichiarato risolto il contratto, presuppone l'esistenza di un contratto geneticamente valido e divenuto non valido per fatti successivi funzionali. Di conseguenza, dovendosi coordinare il principio della rilevabilità di ufficio della nullità del contratto con le regole fondamentali del processo, tra cui quello della preclusione derivante dal giudicato interno, il predetto principio non può essere applicato quando vi sia stata pronuncia, non impugnata, sulla validità del contratto.

Cassazione civile sez. II  27 aprile 2006 n. 9642  



 
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