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Art. 1355 codice civile: Condizione meramente potestativa

È nulla l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo subordinata a una condizione sospensiva che la faccia dipendere dalla mera volontà dell’alienante o, rispettivamente, da quella del debitore (1) (2).


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Condizione sospensiva: [v. 1353].

 

Condizione potestativa: condizione il cui verificarsi dipende dalla volontà di una delle parti che ha un apprezzabile interesse al suo compimento (es.: se aprirò il ristorante ti assumerò nel personale).

 

Condizione meramente potestativa o arbitraria: condizione il cui verificarsi dipende dal puro arbitrio di una delle parti che non ha alcun apprezzabile interesse al suo avveramento (es.: se vorrò, se mi piacerà ti assumerò nel personale).

 

(1) È nullo il trasferimento di un diritto che è subordinato alla mera scelta del soggetto che trasferisce il diritto così come è nulla l’assunzione di un obbligo subordinato alla mera scelta del debitore [v. 1173].

 

(2) Cfr. art. 33, c. 2, lett. v), d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo).

 

Non si può far dipendere l’assunzione di un obbligo dal mero capriccio dell’obbligato. Viceversa, non c’è nullità quando l’acquisto del diritto o del credito dipende dall’arbitrio del soggetto che non assume una posizione di obbligo, ma di diritto (acquirente o creditore).


Giurisprudenza annotata

Concorsi

Attesa la natura giuridica del bando di concorso quale "offerta al pubblico", il superamento dello stesso vincola il datore di lavoro pubblico ad adempiere la propria obbligazione secondo i principi di correttezza e buona fede, procedendo, di conseguenza, all'assunzione del vincitore della selezione, senza che rilevi in senso ostativo l'esistenza nel bando di una clausola di riserva (che subordina l'assunzione alla mera volontà dell'amministrazione) da dichiararsi nulla, in quanto configurante una condizione meramente potestativa. Conferma App. L'Aquila 31 gennaio 2008

Cassazione civile sez. lav.  01 ottobre 2014 n. 20735  

 

In materia di pubblico impiego, il bando di concorso per l'assunzione di personale ha duplice natura giuridica di provvedimento amministrativo e di atto negoziale (offerta al pubblico) vincolante nei confronti dei partecipanti al concorso. Ne consegue che l'atto di approvazione della graduatoria è illegittimo qualora si ponga in contraddizione con la delibera di indizione e con il bando ("lex specialis" del concorso), mentre la clausola con cui la p.a. si riservi la facoltà di non procedere all'assunzione è nulla perché integra una condizione meramente potestativa ai sensi dell'art. 1355 c.c. Né, in assenza di un "contrarius actus", è possibile attribuire efficacia alcuna alla volontà della p.a. di annullare o revocare il bando, risultando l'autotutela esercitata in carenza di potere e con atti illegittimi per difetto di forma. Rigetta, App. L'Aquila, 31/01/2008

Cassazione civile sez. lav.  01 ottobre 2014 n. 20735  

 

 

Obbligazioni e contratti.

Al fine di verificare il rispetto della disposizione di cui all’art. 1355 c.c. occorre aver riguardo non già alla volontà del debitore principale, ma a quella del garante, trattandosi di clausola accessoria al contratto di garanzia e non al negozio fonte dell’obbligazione principale.

Tribunale Roma sez. IX  18 settembre 2014 n. 18407  

 

La condizione è "meramente potestativa" quando consiste in un fatto volontario il cui compimento o la cui omissione non dipende da seri o apprezzabili motivi, ma dal mero arbitrio della parte, svincolato da qualsiasi razionale valutazione di opportunità e convenienza, sì da manifestare l'assenza di una seria volontà della parte di ritenersi vincolata dal contratto, mentre si qualifica "potestativa" quando l'evento dedotto in condizione è collegato a valutazioni di interesse e di convenienza e si presenta come alternativa capace di soddisfare anche l'interesse proprio del contraente, soprattutto se la decisione è affidata al concorso di fattori estrinseci, idonei ad influire sulla determinazione della volontà, pur se la relativa valutazione è rimessa all'esclusivo apprezzamento dell'interessato. Rigetta, App. Lecce, 16/01/2007

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18239  

 

Le parti, nella loro autonomia contrattuale, possono pattuire una condizione sospensiva o risolutiva nell'interesse esclusivo di uno soltanto dei contraenti, occorrendo al riguardo un'espressa clausola o, quanto meno, una serie di elementi, idonei ad indurre il convincimento che si tratti di una condizione alla quale l'altra parte non abbia alcun interesse. Ne consegue che la parte contraente, nel cui interesse è posta la condizione, ha la facoltà di rinunziarvi sia prima, sia dopo l'avveramento o il non avveramento di essa, senza che la controparte possa comunque ostacolarne la volontà. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso il carattere unilaterale della condizione risolutiva prevista in un contratto preliminare di compravendita di un immobile, relativa alla mancata rinuncia da parte di terzi alla prelazione convenzionale loro attribuita in precedenza sul medesimo bene, non ravvisando l'esclusivo interesse del promittente acquirente rispetto alla pattuita condizione).

Cassazione civile sez. II  10 aprile 2012 n. 5692  

 

 

Coniugi

È del tutto conforme a legge ed ai principi generali che il coniuge, ricevuta, in costanza di convivenza, dall'altro coniuge, in mutuo (contratto tipico) una somma di denaro si obblighi a restituirla nell'ipotesi in cui le parti procedano in futuro a rituale separazione personale: l'obbligo della restituzione non viola, invero, né gli art. 1813, 1816, 1817 c.c., né, tanto meno, gli art. 143 e 160 c.c.; è altresì da escludere che l'obbligo ex lege di restituzione del coniuge mutuatario abbia comunque leso il suo diritto a procedere del tutto liberamente alla separazione, diritto personalissimo che non tollera alcuna limitazione, e che, nella fattispecie de qua appare integralmente tutelato, dato anche il precedente esplicito, consapevole impegno di restituzione del marito; è, ancora, da escludere che il rapporto di mutuo abbia negativamente influito sui diritti e sui doveri coniugali e sulla loro intangibilità, e che il coniuge mutuante abbia, a suo tempo, concesso la somma per uno scopo anche da parte sua contrario al buon costume.

Cassazione civile sez. III  21 agosto 2013 n. 19304  

 

 

Lavoro subordinato

La previsione della risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all'arbitrio del datore di lavoro concreta una clausola nulla per contrasto con norme imperative, atteso che la limitazione allo scioglimento dell'attività lavorativa deve essere contenuta - in base a quanto previsto dall'art. 1225 c.c., interpretato alla luce degli art. 4 e 35 della carta costituzionale - entro limiti determinati di oggetto, tempo e luogo, e va compensata da un maggior corrispettivo. Ne consegue che non può essere attribuito al datore di lavoro il potere unilaterale di incidere sulla durata temporale del vincolo o di caducare l'attribuzione patrimoniale pattuita.

Cassazione civile sez. lav.  08 gennaio 2013 n. 212  

 

La domanda di aspettativa avanzata dal lavoratore al fine di impedire il compimento del periodo di comporto è atto recettizio, sicchè è sufficiente che la domanda pervenga nella sfera di conoscibilità della società in ragione della presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 c.c.. A tal fine, la scelta della società di avvalersi per il ricevimento della posta del servizio di casella postale - se da una parte non comporta alcuna deroga alla disciplina generale posta dalla legge n. 890 del 1982 al fine della notifica degli atti giudiziari - invece fa operare la presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 cit., una volta che l'atto negoziale sia pervenuto alla casella postale (nella specie, la Corte ha ritenuta tempestiva la domanda di aspettativa recapitata nella casella postale del datore di lavoro un giorno prima della scadenza del periodo di comporto, interrompendo così la maturazione dello stesso).

Cassazione civile sez. lav.  16 marzo 2012 n. 4261  

 

 

Edilizia ed urbanistica

Qualora al permesso di costruire sia apposta la condizione secondo la quale l'effettivo inizio dei lavori è subordinato al preventivo ottenimento del nulla-osta idrogeologico, il termine di un anno, entro cui dare obbligatoriamente inizio ai lavori, deve ritenersi sospeso sino al rilascio del nulla-osta idrogeologico, in quanto il tempo che la Provincia impiega a rilasciare il nulla osta idrogeologico non può - evidentemente - ridondare in danno del titolare del permesso di costruire. Tuttavia, affinché la condizione in questione possa ritenersi valida e coerente con la finalità per cui è apposta, occorre interpretarla nel senso che essa non sia meramente potestativa (e quindi nulla ex art. 1355 c.c.), e cioè nel senso che essa non dipenda dalla mera volontà del titolare del permesso di costruire, il quale deve provare di aver provveduto tempestivamente (quod sine die debetur statim debetur - art. 1183 c.c.) alla presentazione alla Provincia della relativa richiesta, cioè di avere fatto quanto in suo potere per l'avveramento della condizione. In mancanza di tale prova, deve ritenersi che la condizione del rilascio del nulla osta idrogeologico sia mancata per causa imputabile all'inerzia volontaria del titolare del permesso di costruire (che non ha avanzato tempestiva richiesta), sicché la condizione può considerarsi avverata ex art. 1359 c.c., con la sua retroattività - ex art. 1360 c.c. - al tempo del rilascio del permesso di costruire.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  12 luglio 2013 n. 1074  

 

La cd. concessione edilizia in precario è un provvedimento atipico utilizzato per assentire opere che, pur non conformi alla destinazione urbanistica della zona, non comportano una modificazione del territorio per la loro destinazione di durata limitata; tale istituto deve essere previsto dalle norme del piano regolatore; la disposizione che prevede il termine finale in ogni caso non è nulla ai sensi degli art. 1354 e 1355 c.c. per contrarietà a norme imperative, ma illegittima.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  24 gennaio 2012 n. 765  

 



 
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