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Art. 1356 codice civile: Pendenza della condizione

In pendenza della condizione sospensiva l’acquirente di un diritto può compiere atti conservativi (1).

L’acquirente di un diritto sotto condizione risolutiva può, in pendenza di questa, esercitarlo, ma l’altro contraente può compiere atti conservativi.


Commento

Condizione risolutiva: [v. 1353]; Condizione sospensiva: [v. 1353].

 

Pendenza della condizione: intervallo di tempo che decorre dalla formazione del contratto sino al momento in cui si verificherà o non si verificherà l’evento dedotto in condizione. Durante tale fase è incerto se la condizione si verificherà o meno.

 

(1) Durante tale fase, anche se gli effetti tipici del contratto non si sono ancora prodotti o possono essere posti nel nulla, dal contratto condizionato scaturiscono taluni effetti preliminari: a) le parti si trovano in una situazione di aspettativa (attesa legalmente tutelata) in forza della quale hanno diritto a che la situazione non venga modificata durante la pendenza della condizione; b) chi ha acquistato un diritto sotto condizione sospensiva può compiere atti conservativi; c) chi ha acquistato un diritto sotto condizione risolutiva può esercitare il diritto, ma l’alienante (colui che ha trasferito il diritto) può compiere atti conservativi; d) entrambe le parti hanno la disponibilità del diritto condizionato (es.: trasferire il diritto ad altri), ma è chiaro che gli effetti di questi atti di disposizione sono subordinati al verificarsi della condizione; e) entrambe le parti devono comportarsi secondo le regole della buona fede, ossia osservando un comportamento corretto, tale da non danneggiare l’altra parte.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

L'adempimento spontaneo delle obbligazioni contrattuali, prima della verificazione della condi zione sospensiva pattuita, priva la condizione medesima dell'efficacia sua propria e, estinguendo le obbligazioni adempiute, esaurisce la forza vincolante del contratto.

Cassazione civile sez. I  26 aprile 2010 n. 9948  

 

La situazione giuridica che fa capo all'alienante sotto condizione non è un mero interesse di fatto: al punto da essere specificamente tutelata tramite la legittimazione a compiere atti conservativi (art. 1356 c.c.). La nozione di atto conservativo se trova il suo naturale ambito di riferimento nei provvedimenti cautelari o possessori, tesi a contrastare eventuali abusi del venditore - che è pur sempre titolare attuale del diritto, poziore rispetto all'aspettativa dell'acquirente - può invece espandersi fino a ricomprendere altresì l'azione e la resistenza in un giudizio di cognizione nei confronti del terzo detentore, al fine di impedirne l'acquisto a titolo originario della proprietà, preclusivo financo della retroattività reale dell'effetto dell'avveramento della condizione (art. 1360 c.c.).

Cassazione civile sez. I  01 marzo 2010 n. 4863  

 

Per la sussistenza di una scrittura privata contrattuale è necessario che dal documento emerga il reciproco consenso delle parti per costituire, regolare od estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale, ma non che si adottino particolari formule per esprimere tale consenso, che può essere manifestato da uno dei contraenti con la semplice sottoscrizione "per accettazione" delle dichiarazioni fatte in prima persona dall'altro; nè occorre che l'incontro delle volontà sia contestuale, potendo esso risultare da documenti diversi, anche cronologicamente distinti, ed essendo al pari possibile che uno stesso documento, originariamente sottoscritto da una sola parte, venga sottoscritto in un secondo tempo dall'altra, oppure che questa, senza sottoscriverlo, lo produca in giudizio con il dichiarato intento di avvalersi del contenuto negoziale di esso nei confronti del suo autore.

Cassazione civile sez. III  23 dicembre 2004 n. 23966  

 

La previsione di una prestazione contrattuale come condizione sospensiva è ammissibile nei contratti ad effetti reali, come la compravendita, potendo questa, come qualunque contratto ad effetti reali, non spiegare gli effetti suoi propri sino a quando non sia realizzata la condizione sospensiva prevista. (Nella fattispecie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della corte di appello, che, in un contratto di vendita di azioni di società, aveva interpretato le clausole negoziali nel senso di escludere l'effetto traslativo immediato dei titoli e di attribuire alla prestazione di controgaranzia del cessionario - che si era impegnato a far conseguire ai cedenti la liberazione dalle fideiussioni prestate verso la società - la capacità di condizionare il detto effetto traslativo).

Cassazione civile sez. I  25 marzo 2003 n. 4364  

 

Chi conclude un patto di prelazione relativo alla vendita di un proprio bene immobile sotto la condizione sospensiva del rilascio di una determinata autorizzazione amministrativa, ha il dovere, in pendenza dell'avveramento della condizione, di comportarsi secondo buona fede astenendosi dal compiere atti pregiudizievoli degli interessi dell'altro contraente, sia con riferimento all'oggetto della prestazione, che con riferimento all'avveramento della condizione (tra i quali può rientrare la vendita a terzi dell'immobile, in quanto atto compiuto sull'oggetto della prestazione del negozio prelatizio sottoposto a condizione e tale da vanificare il possibile futuro esercizio del diritto di prelazione).

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2002 n. 9568  

 

 

Vendita

Chi conclude un patto di prelazione relativo alla vendita di un proprio bene immobile sotto la condizione sospensiva del rilascio di una determinata autorizzazione amministrativa, ha il dovere di comportarsi secondo buona fede astenendosi dal compiere atti pregiudizievoli agli interessi dell'altro contraente, sia con riferimento all'oggetto della prestazione, che con riferimento all'avveramento della condizione (tra i quali può rientrare la vendita a terzi dell'immobile, in quanto atto compiuto sull'oggetto della prestazione del negozio prelatizio sottoposto a condizione e tale da vanificare il possibile futuro esercizio del diritto di prelazione).

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2002 n. 9568

 

 

Sequestro conservativo, convenzionale e giudiziario

In tema di sequestro conservativo, pur essendo ammissibile la richiesta a tutela di un credito attuale pur se non esigibile, come nel caso di credito a termine o sotto condizione sospensiva ex art. 1356 c.c., risulta insussistente la legittimazione a richiedere il sequestro conservativo da parte di chi vanta un credito non ancora attuale, in quanto ipotetico ed eventuale (nel caso di specie, credito relativo a regresso del fideiussore verso il debitore principale, il quale, stante la lettera di cui all'art. 1950 c.c., sorge solo per effetto del pagamento effettuato dal primo nei confronti del creditore.

Tribunale Ivrea  11 gennaio 2007

 

È ammissibile la richiesta di sequestro conservativo a tutela di un credito attuale pur se non esigibile, come nel caso di credito a termine o sotto condizione sospensiva ex art. 1356 c.c., ma è invece inammissibile la richiesta di sequestro conservativo da parte di chi vanta un credito non ancora attuale, in quanto ipotetico ed eventuale.

Tribunale Ivrea  11 gennaio 2007

 

La richiesta di sequestro conservativo da parte di chi vanta un credito non ancora attuale, in quanto ipotetico ed eventuale è inammissibile; qualora, invece, si tratti di un credito attuale pur se non esigibile, come nel caso di credito a termine o sotto condizione sospensiva ex art. 1356 c.c., tale richiesta è da considerarsi ammissibile.

Tribunale Ivrea  11 gennaio 2007

 



 
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