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Art. 1357 codice civile: Atti di disposizione in pendenza della condizione

Chi ha un diritto subordinato a condizione sospensiva o risolutiva può disporne in pendenza di questa; ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione (1).


Commento

Pendenza della condizione: [v. 1356]; Condizione risolutiva: [v. 1353]; Condizione sospensiva: [v. 1353].

 

(1) V. nota (1) sub art. 1356.


Giurisprudenza annotata

Ipoteca

L'ipoteca concessa dal titolare del diritto di superficie, acquistato in forza di convenzione ex art. 35 D. P. R. n. 865/1971, a garanzia di un finanziamento agevolato richiesto ai sensi dell'art. 10 ter legge n. 492/1975, si costituisce e prende grado, senza alcuna ulteriore formalità, nel momento in cui il Comune espropriante acquista la proprietà dell'area, ma si estingue nel caso in cui si verifichino cause di decadenza della convenzione, dal momento che costituiscono condizione risolutiva del titolo in base al quale l'ipoteca è stata iscritta ex art. 1357 c. c..

Tribunale S.Maria Capua V.  24 febbraio 2006 n. 59  

 

L'annotamento di cancellazione della vecchia convenzione per decadenza e risoluzione (secondo le ipotesi nella stessa previste e a suo tempo trascritte) e la trascrizione della nuova convenzione (con contestuale annotazione della risoluzione della precedente, arg. ex art. 2655 comma 4 c.c. che espressamente prevede le convenzioni), fungono da condizione risolutiva del passaggio di proprietà dall'ente pubblico al privato concessionario del bene destinato a costruzioni per edilizia convenzionata, determinando il venir meno della ipoteca concessa all'istituto mutuante. Se in pendenza della condizione risolutiva si ha immediata efficacia del negozio, tale efficacia è resa precaria dalla provvisorietà dell’effetto, la cui caducazione è in relazione alla possibilità di avveramento della condizione risolutiva. Con l'avveramento della condizione risolutiva si ripristina la situazione anteriore alla stipulazione della convenzione medesima e ciò sia tra le parti che nei confronti dei terzi. Conseguentemente per l'effetto retroattivo reale (tipico dell'avveramento della condizione risolutiva) l'acquisto del diritto “sub condicione” cade "ipso iure" fin dall'inizio, e così pure i diritti che l'acquirente “sub condicione” ha concesso a terzi nell'intervallo (nel nostro caso, il diritto di ipoteca concesso dopo la stipula della convenzione ex art. 35 l. n. 865 del 1971 e prima dell'avveramento delle condizioni risolutive previste nella convenzione medesima). Ciò in forza dello speciale effetto reale attribuito per legge alla clausola condizionale tramite la disposizione generale di cui all'art. 1357 c.c. a mente del quale chi ha un diritto subordinato a condizione risolutiva può disporne in pendenza di questa: ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione.

Tribunale S.Maria Capua V.  24 febbraio 2006 n. 59  

 

L'annotamento di cancellazione della vecchia convenzione per decadenza e risoluzione (secondo le ipotesi nella stessa previste e a suo tempo trascritte) e la trascrizione della nuova convenzione (con contestuale annotazione della risoluzione della precedente, arg. ex art. 2655 n. 4, c.c., che espressamente prevede le "convenzioni"), fungono da condizione risolutiva del passaggio di proprietà dall'ente pubblico al privato concessionario del bene destinato a costruzioni per l'edilizia convenzionata, determinando il venir meno dell'ipoteca concessa all'istituto mutuante. Se in pendenza della condizione risolutiva si ha immediata efficacia del negozio, tale efficacia è resa precaria dalla provvisorietà dell'effetto, la cui caducazione è in relazione alla possibilità di avveramento della condizione risolutiva. Con l'avveramento della condizione risolutiva si ripristina la situazione anteriore alla stipulazione della convenzione medesima e ciòsia tra le parti che nei confronti dei terzi. Conseguentemente per l'effetto retroattivo reale (tipico dell'avveramento della condizione risolutiva), l'acquisto del diritto "sub condicione" cade "ipso iure" fin dall'inizio, e così pure i diritti che l'acquirente "sub condicione" ha concesso a terzi nell'intervallo (nel nostro caso, il diritto di ipoteca concesso dopo la stipula della convenzione ex art. 35 l. n. 865 del 1971 e prima dell'avveramento della condizione risolutiva prevista nella convenzione medesima). Ciò in forza dello speciale effetto reale attribuito per legge alla clausola condizionale tramite la disposizione generale di cui all'art. 1357 c.c. a mente del quale "chi ha un diritto subordinato a condizione risolutiva può disporne in pendenza di questa: ma gli effetti di ogni atto di disposizione sono subordinati alla stessa condizione".

Tribunale S.Maria Capua V.  19 settembre 2000

 

 

Fallimento

In tema di concordato fallimentare, la clausola che differisca il trasferimento dei beni del fallito all'assuntore del concordato stesso, subordinandolo all'esecuzione, da parte sua, degli obblighi ai quali si è assoggettato, comporta che l'assuntore debba procedere al soddisfacimento dei creditori con moneta propria, rimanendo detti beni, "medio tempore", nella massa fallimentare, con la conseguenza che eventuali atti di disposizione su di essi compiuti da parte dell'assuntore sono sospensivamente condizionati nell'efficacia al verificarsi del detto evento, che costituisce oggetto della clausola di differimento. Pertanto, ove divenga impossibile l'avveramento di tale condizione - come nel caso di annullamento del concordato - l'atto dispositivo non acquista efficacia ed il bene rimane nella disponibilità del curatore del fallimento (riaperto).

Cassazione civile sez. I  29 aprile 1992 n. 5147  

 

In tema di concordato fallimentare con assuntore, nel caso in cui una clausola del concordato differisca il trasferimento dei beni all'assuntore, subordinandolo all'esecuzione, da parte di questo ultimo, degli obblighi cui si è assoggettato, l'eventuale atto di disposizione dei beni del fallito posto in essere dall'assuntore prima dell'avveramento della detta condizione genera un vincolo di mero carattere obbligatorio, sussumibile nel paradigma dell'art. 1357 c.c., con la conseguenza che, ove divenga impossibile l'avveramento della condizione (nella specie, a seguito dell'annullamento del concordato), il suddetto atto dispositivo non acquista efficacia ed il bene che ne ha formato oggetto rimane nella massa, nella disponibilità del curatore del riaperto fallimento, senza che da parte di questo sia a tal fine necessario l'esercizio dell'azione revocatoria.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 1991 n. 6498  

 

 

Lavoro subordinato

Il licenziamento può intervenire anche dopo un certo periodo di tempo rispetto al superamento del comporto e alla ripresa del servizio, purché detto periodo risulti ragionevolmente contenuto al fine di non lasciare il rapporto in uno stato di prolungata incertezza. Diversamente dal licenziamento per giusta causa ex art. 2119 c.c., l’immediatezza non è elemento costitutivo della fattispecie, per la quale si pone esclusivamente un’esigenza di tempestività in applicazione delle regole di correttezza e buona fede poste dagli art. 1375 e 1175 c.c.

Corte appello Brescia  13 marzo 2008

 



 
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