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Art. 1358 codice civile: Comportamento delle parti nello stato di pendenza

Colui che si è obbligato o che ha alienato un diritto sotto condizione sospensiva, ovvero lo ha acquistato sotto condizione risolutiva, deve, in pendenza della condizione, comportarsi secondo buona fede per conservare integre le ragioni dell’altra parte (1).


Commento

Pendenza della condizione: [v. 1356]; Condizione risolutiva: [v. 1353]; Condizione sospensiva: [v. 1353].

 

(1) V. nota (1) sub art. 1356.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In materia di clausola condizionale, allorché il pagamento di parte del compenso dovuto ad un professionista (nella specie, un architetto) per la prestazione d'opera intellettuale dallo stesso espletata sia subordinato al rilascio di un provvedimento amministrativo (nella specie, concessione edilizia), trova applicazione l'istituto della finzione di avveramento della condizione, ex art. 1359 cod. civ., anche quando l'interesse della controparte, inizialmente convergente con quello del professionista, si modifichi nel corso del rapporto, fino a risultare contrario all'avveramento della condizione (nella specie, a seguito del ritiro dell'istanza volta al rilascio della concessione). Cassa con rinvio, App. Bari, 18/12/2012

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2014 n. 16501  

 

Qualora in un contratto d'opera intellettuale, avente ad oggetto l'elaborazione di un progetto edilizio, una parte dei compensi sia subordinata al rilascio della concessione edilizia, il ritiro, da parte del cliente, dell'istanza per ottenere tale concessione, quale fatto sintomatico di un interesse concreto antitetico alla condizione, costituisce comportamento contrario a buona fede e determina l'avveramento fittizio della condizione, a prescindere dalla probabilità che la concessione edilizia venisse rilasciata. Cassa App. Bari 18 dicembre 2012

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2014 n. 16501  

 

Per poter essere riconosciuto il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, in ipotesi di violazione del generale canone della buona fede, in presenza di contratto sottoposto a condizione sospensiva, occorre fornire la prova non solo di una condotta negligente e della esistenza di danni, ma anche di un nesso di causalità, ossia della incidenza della prima nella produzione del secondo, non potendo il risarcimento essere riconducibile al mero non avveramento della condizione.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2014 n. 14006  

 

Il contratto, pur inefficace per il mancato avvera mento della condizione, può essere risolto in danno della parte colpevole di avere violato il dovere di comportarsi in buona fede. È ammissibile, di conseguenza, la risoluzione - di un contratto divenuto inefficace per il mancato avveramento della condizione - per inadempimento dell'obbligo di comportarsi, in pendenza della condizione, secondo buona fede, nonché di astenersi da quanto possa pregiudicare gli interessi dell'altro contraente e di compiere quanto sia del caso necessario affinché l'evento condizionante si verifichi. Il contratto sottoposto a condizione sospensiva - quindi - può ritenersi perfettamente concluso e, anche se non ancora efficace, già produce obbligazioni preliminari o prodromi - da osservarsi dai contraenti durante la pendenza della condizione - il cui inadempimento può dare luogo a una responsabilità contrattuale e a una pronuncia di risoluzione per mancato rispetto degli obblighi di cui all'art. 1358 c.c.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2014 n. 14006  

 

Nel contratto a prestazioni corrispettive sottoposto a condizione sospensiva, salvo che la parte abbia violato l'obbligo ex art. 1358 c.c. di comportarsi secondo buona fede per conservare integre le ragioni dell'altra parte, l'eventuale domanda di risoluzione per inadempimento delle obbligazioni rispettivamente assunte dalle parti deve essere rigettata nel caso in cui la condizione non si sia verificata. Si può parlare di inadempimento contrattuale, quando sussista un contratto efficace: il mancato avveramento della condizione impedisce al contratto di produrre i propri effetti con conseguente impossibilità di parlare di inadempimento.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2014 n. 14006

 

La parte che si è obbligata o ha alienato un bene sotto la condizione sospensiva del rilascio delle autorizzazioni amministrative necessarie alle finalità economiche dell'altra parte deve compiere, secondo buona fede, tutte le attività che da lei dipendono per l'avveramento della condizione, senza impedire che la P.A. provveda sul rilascio delle autorizzazioni, potendo l'altra parte, in caso contrario, chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, da accertare con il criterio della regolarità causale, ove risulti, in base alla situazione esistente nel momento in cui si è verificato l'inadempimento, che la condizione avrebbe potuto avverarsi, mediante il legittimo rilascio delle autorizzazioni. Rigetta, App. Genova, 21/01/2006

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 2014 n. 3207  

 

In tema di compenso del professionista per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica, la cui corresponsione sia subordinata al finanziamento dell'opera da parte della Regione e alla presentazione della richiesta di finanziamento e gestione della relativa pratica da parte del Comune beneficiario dell'opera stessa, l'affidamento della stessa, nelle more dell'elaborazione del progetto da parte del professionista, ad altro soggetto privato, costituisce comportamento contrario a buona fede, in violazione dell'art. 1358 cod. civ., che determina l'avveramento fittizio della condizione, ai sensi dell'art. 1359 cod. civ., in quanto cagionato dal comportamento della parte portatrice di un interesse contrario all'avveramento. Rigetta, App. Genova, 23/01/2006

Cassazione civile sez. I  02 gennaio 2014 n. 12  

 

 

Pubblica amministrazione

Il Comune che, per la progettazione della propria rete fognaria, abbia agito "iure privatorum" (anziché avvalersi dei suoi poteri autoritativi), stipulando un contratto di prestazione d'opera professionale e subordinando il pagamento del compenso dei professionisti nominati all'avverarsi della condizione "potestativa mista" del conseguimento di un finanziamento da parte di enti terzi, è tenuto, in pendenza di condizione, a comportarsi secondo buona fede ai sensi dell'art. 1358 cod. civ. e, dunque, a richiedere il finanziamento per il quale è stata apposta la clausola sfavorevole alla controparte, al fine di non frustrare le possibilità di avveramento della condizione, non potendo più avere alcun rilievo le questioni relative alla attualità ovvero alla persistenza di un interesse pubblico alla redazione del progetto, già valutato al momento della stipula del negozio privatistico. Ne consegue che il comportamento omissivo del Comune implica, ex art. 1359 cod. civ., l'avveramento della condizione, con conseguente responsabilità contrattuale dello stesso, tenuto al pagamento del compenso in favore dei professionisti. Rigetta, App. Bologna, 09/01/2008

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2014 n. 7405  

 



 
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