codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1359 codice civile: Avveramento della condizione

La condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario all’avveramento di essa.


Commento

Condizione: [v. 1353].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

In materia di clausola condizionale, allorché il pagamento di parte del compenso dovuto ad un professionista (nella specie, un architetto) per la prestazione d'opera intellettuale dallo stesso espletata sia subordinato al rilascio di un provvedimento amministrativo (nella specie, concessione edilizia), trova applicazione l'istituto della finzione di avveramento della condizione, ex art. 1359 cod. civ., anche quando l'interesse della controparte, inizialmente convergente con quello del professionista, si modifichi nel corso del rapporto, fino a risultare contrario all'avveramento della condizione (nella specie, a seguito del ritiro dell'istanza volta al rilascio della concessione). Cassa con rinvio, App. Bari, 18/12/2012

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2014 n. 16501  

 

Qualora in un contratto d'opera intellettuale, avente ad oggetto l'elaborazione di un progetto edilizio, una parte dei compensi sia subordinata al rilascio della concessione edilizia, il ritiro, da parte del cliente, dell'istanza per ottenere tale concessione, quale fatto sintomatico di un interesse concreto antitetico alla condizione, costituisce comportamento contrario a buona fede e determina l'avveramento fittizio della condizione, a prescindere dalla probabilità che la concessione edilizia venisse rilasciata. Cassa App. Bari 18 dicembre 2012

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2014 n. 16501  

 

Ai fini dell'operatività della fictio di avveramento di cui all'art. 1359 c.c., l'esistenza di un interesse contrario all'avveramento della condizione non va valutata in termini astratti o facendo riferimento al solo momento della conclusione del contratto, ma valorizzando il dato dell'effettivo interesse delle parti all'epoca in cui si è verificato il fatto o comportamento che ha reso impossibile l'avveramento della condizione.

Cassazione civile sez. III  18 luglio 2014 n. 16501

 

Il contratto, pur inefficace per il mancato avvera mento della condizione, può essere risolto in danno della parte colpevole di avere violato il dovere di comportarsi in buona fede. È ammissibile, di conseguenza, la risoluzione - di un contratto divenuto inefficace per il mancato avveramento della condizione - per inadempimento dell'obbligo di comportarsi, in pendenza della condizione, secondo buona fede, nonché di astenersi da quanto possa pregiudicare gli interessi dell'altro contraente e di compiere quanto sia del caso necessario affinché l'evento condizionante si verifichi. Il contratto sottoposto a condizione sospensiva - quindi - può ritenersi perfettamente concluso e, anche se non ancora efficace, già produce obbligazioni preliminari o prodromi - da osservarsi dai contraenti durante la pendenza della condizione - il cui inadempimento può dare luogo a una responsabilità contrattuale e a una pronuncia di risoluzione per mancato rispetto degli obblighi di cui all'art. 1358 c.c.

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2014 n. 14006  

 

La parte che si è obbligata o ha alienato un bene sotto la condizione sospensiva del rilascio delle autorizzazioni amministrative necessarie alle finalità economiche dell'altra parte deve compiere, secondo buona fede, tutte le attività che da lei dipendono per l'avveramento della condizione, senza impedire che la P.A. provveda sul rilascio delle autorizzazioni, potendo l'altra parte, in caso contrario, chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, da accertare con il criterio della regolarità causale, ove risulti, in base alla situazione esistente nel momento in cui si è verificato l'inadempimento, che la condizione avrebbe potuto avverarsi, mediante il legittimo rilascio delle autorizzazioni. Rigetta, App. Genova, 21/01/2006

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 2014 n. 3207  

 

In tema di compenso del professionista per l'elaborazione di un progetto di opera pubblica, la cui corresponsione sia subordinata al finanziamento dell'opera da parte della Regione e alla presentazione della richiesta di finanziamento e gestione della relativa pratica da parte del Comune beneficiario dell'opera stessa, l'affidamento della stessa, nelle more dell'elaborazione del progetto da parte del professionista, ad altro soggetto privato, costituisce comportamento contrario a buona fede, in violazione dell'art. 1358 cod. civ., che determina l'avveramento fittizio della condizione, ai sensi dell'art. 1359 cod. civ., in quanto cagionato dal comportamento della parte portatrice di un interesse contrario all'avveramento. Rigetta, App. Genova, 23/01/2006

Cassazione civile sez. I  02 gennaio 2014 n. 12  

 

La norma dell'art. 1359 cod. civ., secondo cui la condizione del contratto si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento, non è applicabile nel caso in cui la parte tenuta condizionatamente ad una determinata prestazione abbia anch'essa interesse all'avveramento di essa. La condizione può ritenersi apposta nell'interesse di una sola delle parti contraenti soltanto quando vi sia un'espressa clausola contrattuale che disponga in tal senso ovvero allorché - tenuto conto della situazione riscontrabile al momento della conclusione del contratto - vi sia un insieme di elementi che nel loro complesso inducano a ritenere che si tratti di condizione alla quale l'altra parte non abbia alcun interesse; in mancanza, la condizione stessa deve ritenersi apposta nell'interesse di entrambi i contraenti. Rigetta, App. Palermo, 23/05/2005

 

La norma dell'art. 1359 cod. civ., secondo cui la condizione del contratto si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento, non è applicabile nel caso in cui la parte tenuta condizionatamente ad una determinata prestazione abbia anch'essa interesse all'avveramento di essa. La condizione può ritenersi apposta nell'interesse di una sola delle parti contraenti soltanto quando vi sia un'espressa clausola contrattuale che disponga in tal senso ovvero allorché - tenuto conto della situazione riscontrabile al momento della conclusione del contratto - vi sia un insieme di elementi che nel loro complesso inducano a ritenere che si tratti di condizione alla quale l'altra parte non abbia alcun interesse; in mancanza, la condizione stessa deve ritenersi apposta nell'interesse di entrambi i contraenti. Rigetta, App. Palermo, 23/05/2005

Cassazione civile sez. I  03 luglio 2013 n. 16620



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti