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Art. 1360 codice civile: Retroattività della condizione

Gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto (1), salvo che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto o della risoluzione debbano essere riportati a un momento diverso (1).

Se però la condizione risolutiva è apposta a un contratto ad esecuzione continuata o periodica, l’avveramento di essa, in mancanza di patto contrario, non ha effetto riguardo alle prestazioni già eseguite.


Commento

Condizione: [v. 1353]; Condizione risolutiva: [v. 1353]; Contratto ad esecuzione continuata o periodica: [v. 1373].

 

(1) Quando la condizione si verifica, la situazione giuridica diventa definitiva con efficacia retroattiva, ex tunc, cioè: se la condizione è sospensiva, gli effetti del contratto si considerano prodotti sin dal momento della conclusione del contratto; se la condizione è risolutiva, gli effetti del contratto cadono sin dal momento della formazione del contratto, ovvero il diritto si considera come se non fosse mai sorto.

 

(2) La retroattività manca: se è esclusa dalle parti o dalla natura del rapporto; nei contratti ad esecuzione continuata o periodica sottoposti a condizione risolutiva, per le prestazioni già eseguite; ad esempio in un contratto di lavoro sottoposto alla condizione risolutiva del ritorno di un dipendente malato, l’avveramento di questa condizione, non fa cadere gli effetti delle prestazioni di lavoro già eseguite, per cui il lavoratore «supplente» avrà diritto alla retribuzione di queste.


Giurisprudenza annotata

Edilizia ed urbanistica

Qualora al permesso di costruire sia apposta la condizione secondo la quale l'effettivo inizio dei lavori è subordinato al preventivo ottenimento del nulla-osta idrogeologico, il termine di un anno, entro cui dare obbligatoriamente inizio ai lavori, deve ritenersi sospeso sino al rilascio del nulla-osta idrogeologico, in quanto il tempo che la Provincia impiega a rilasciare il nulla osta idrogeologico non può - evidentemente - ridondare in danno del titolare del permesso di costruire. Tuttavia, affinché la condizione in questione possa ritenersi valida e coerente con la finalità per cui è apposta, occorre interpretarla nel senso che essa non sia meramente potestativa (e quindi nulla ex art. 1355 c.c.), e cioè nel senso che essa non dipenda dalla mera volontà del titolare del permesso di costruire, il quale deve provare di aver provveduto tempestivamente (quod sine die debetur statim debetur - art. 1183 c.c.) alla presentazione alla Provincia della relativa richiesta, cioè di avere fatto quanto in suo potere per l'avveramento della condizione. In mancanza di tale prova, deve ritenersi che la condizione del rilascio del nulla osta idrogeologico sia mancata per causa imputabile all'inerzia volontaria del titolare del permesso di costruire (che non ha avanzato tempestiva richiesta), sicché la condizione può considerarsi avverata ex art. 1359 c.c., con la sua retroattività - ex art. 1360 c.c. - al tempo del rilascio del permesso di costruire.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  12 luglio 2013 n. 1074  

 

 

Obbligazioni e contratti.

La norma dell'art. 1359 cod. civ., secondo cui la condizione del contratto si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avveramento, non è applicabile nel caso in cui la parte tenuta condizionatamente ad una determinata prestazione abbia anch'essa interesse all'avveramento di essa. La condizione può ritenersi apposta nell'interesse di una sola delle parti contraenti soltanto quando vi sia un'espressa clausola contrattuale che disponga in tal senso ovvero allorché - tenuto conto della situazione riscontrabile al momento della conclusione del contratto - vi sia un insieme di elementi che nel loro complesso inducano a ritenere che si tratti di condizione alla quale l'altra parte non abbia alcun interesse; in mancanza, la condizione stessa deve ritenersi apposta nell'interesse di entrambi i contraenti. Rigetta, App. Palermo, 23/05/2005

Cassazione civile sez. I  03 luglio 2013 n. 16620

 

La proposizione della domanda di risoluzione del contratto per inadempimento, se pure rende privo di effetti l'adempimento tardivo, non impedisce al contratto di continuare a produrre i propri effetti, sino a quando la domanda non sia accolta. Da ciò consegue che ove il trasferimento della proprietà sia stato sottoposto dalle parti ad una condizione sospensiva, l'avverarsi di questa produce i propri effetti quand'anche avvenga successivamente alla domanda di risoluzione, purché prima dell'accoglimento di essa.

Cassazione civile sez. III  24 luglio 2012 n. 12895  

 

La situazione giuridica che fa capo all'alienante sotto condizione non è un mero interesse di fatto: al punto da essere specificamente tutelata tramite la legittimazione a compiere atti conservativi (art. 1356 c.c.). La nozione di atto conservativo se trova il suo naturale ambito di riferimento nei provvedimenti cautelari o possessori, tesi a contrastare eventuali abusi del venditore - che è pur sempre titolare attuale del diritto, poziore rispetto all'aspettativa dell'acquirente - può invece espandersi fino a ricomprendere altresì l'azione e la resistenza in un giudizio di cognizione nei confronti del terzo detentore, al fine di impedirne l'acquisto a titolo originario della proprietà, preclusivo financo della retroattività reale dell'effetto dell'avveramento della condizione (art. 1360 c.c.).

Cassazione civile sez. I  01 marzo 2010 n. 4863  

 

 

Imposta di registro

Sulla base di un'interpretazione costituzionalmente orientata, si deve ritenere che la registrazione del contratto di locazione immobiliare, secondo il disposto dell'art. 1, comma 346, l. n. 311 del 2004, costituisce "condicio iuris" da cui dipende l'efficacia del contratto, sicché nel caso in cui il contratto di locazione venga registrato un anno dopo la stipula, in applicazione dell'art. 1360, comma 1, c.c. l'adempimento dell'obbligo di registrazione opera retroattivamente, mentre la sua omissione non determina nullità della pattuizione, in quanto il termine "nullità" previsto dalla suddetta norma deve essere inteso come "inefficacia".

Tribunale Bari sez. III  18 ottobre 2012

 

In tema di imposta di registro, il principio di retroattività degli effetti dell'avveramento della condizione, sancito dall'art. 1360 c.c., è recepito dall'art. 27 d.P.R. n. 131 del 1986 quanto al criterio di tassazione, ma è derogato dall'art. 43 comma 1 lett. a) del medesimo d.P.R. quanto al distinto profilo della determinazione della base imponibile, per la quale rileva il valore del bene "alla data in cui si producono i relativi effetti traslativi", espressione da intendersi riferita al tempo del verificarsi della condizione; l'esegesi contraria, rapportando la tassazione di registro al valore del tempo della stipulazione del contratto condizionale, disancora il prelievo fiscale dagli elementi sintomatici della capacità contributiva del contraente e, in ultima analisi, dalla stessa concreta consistenza dei riflessi economici dell'atto, esponendo l'art. 43 cit. al dubbio di legittimità in relazione agli art. 3 e 53 cost.

Cassazione civile sez. trib.  18 maggio 2012 n. 7878  

 

 

Imposte

In tema di solidarietà tributaria, il principio che il coobbligato d'imposta può avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro obbligato, secondo la regola generale stabilita dall'art. 1306 c.c., opera sempre che non si sia già formato un diverso giudicato. Pertanto, il coobbligato non può invocare a proprio vantaggio la diversa successiva pronuncia emessa nei riguardi di altro debitore in solido, nel caso in cui egli non sia rimasto inerte, ma abbia a propria volta promosso un giudizio già conclusosi (in modo a lui sfavorevole) con una decisione avente autonoma efficacia nei suoi confronti. A tale proposito, si rende irrilevante distinguere fra pronunce di merito e pronunce meramente processuali (nella specie, il ricorso proposto dal coobbligato era stato dichiarato inammissibile per tardività).

Cassazione civile sez. trib.  11 aprile 2011 n. 8169  

 

IVA

Allorché fra le parti di un contratto di compravendita avente ad oggetto un'area edificabile sia stato pattuito che, per il caso della realizzazione di una maggiore volumetria da parte dell'acquirente, questi sia obbligato al pagamento di un prezzo ulteriore, maggiorato di una somma a titolo di interessi per il periodo intercorrente fra la data della compravendita e quella del pagamento del conguaglio, detti interessi non hanno carattere moratorio, ma compensativo, in quanto, essendo il supplemento del corrispettivo subordinato ad un evento futuro ed incerto, qualificabile come condizione sospensiva, i relativi effetti retroagiscono, ai sensi dell'art. 1360 c.c., al momento della conclusione del contratto, con la conseguenza che gli interessi hanno la funzione di integrare il corrispettivo e non di risarcire il danno cagionato dal ritardo e, pertanto, concorrono a formare la base imponibile ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.

Cassazione civile sez. trib.  18 giugno 2009 n. 14112  

 

 

Danni

Posto che il riconoscimento degli interessi compensativi rappresenta una modalità idonea a risarcire l'eventuale danno da lucro cessante, non coperto dalla rivalutazione monetaria, per la mancata disponibilità immediata dell'equivalente pecuniario del debito di valore, tali interessi possono essere accordati, qualora ne ricorrano i presupposti, a favore di chi ha diritto a ricevere l'indennizzo in virtù di un contratto di assicurazione contro gli infortuni, anche ove quest'ultimo preveda una perizia contrattuale per la determinazione del danno (a meno che la polizza non preveda la dilazione del pagamento dell'indennizzo, pur rivalutato, fino al momento della liquidazione peritale).

Cassazione civile sez. III  12 febbraio 2008 n. 3268  

 

 

Locazione di cose

La disciplina dettata dall'art. 1 comma 346 l. finanziaria 2005 deve essere interpretata nel senso che la registrazione del contratto di locazione integri una "condicio iuris" da cui dipende l'efficacia dello stesso; sicché, in applicazione dell'art. 1360 c.c. - laddove la stessa intervenga in un momento successivo - opera retroattivamente, non potendo la relativa omissione tradursi nella nullità, radicale e insanabile, della pattuizione contrattuale.

Tribunale Bergamo sez. III  07 febbraio 2012

 



 
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