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Art. 1361 codice civile: Atti di amministrazione

L’avveramento della condizione non pregiudica la validità degli atti di amministrazione compiuti dalla parte a cui, in pendenza della condizione stessa, spettava l’esercizio del diritto.

Salvo diverse disposizioni di legge o diversa pattuizione, i frutti percepiti sono dovuti dal giorno in cui la condizione si è  avverata (1).


Commento

Condizione: [v. 1353]; Atti di amministrazione: [v. 320]; Frutti: [v. 820].

 

(1) La norma si riferisce a tutti gli atti che non pregiudicano l’interesse della controparte compiuti dalla parte che ha esercitato il diritto sottoposto a condizione risolutiva prima dell’avveramento di essa. Si precisa, poi, che i frutti [v. 820] sono dovuti dal giorno in cui la condizione si è avverata.


Giurisprudenza annotata

Lavoro

La disposizione dell'art. 20, comma 11, del c.c.n.l. comparto aziende ed amministrazioni autonome dello Stato, che consente al dipendente già in servizio presso un'azienda del comparto di godere di aspettativa per il periodo di prova presso altra azienda o ente, ha portata limitata e si riferisce ad altra azienda o ente appartenente allo stesso comparto. Rigetta, App. Palermo, 05/03/2007

Cassazione civile sez. lav.  21 maggio 2014 n. 11241  

 

Quando la controversia abbia ad oggetto l'interpretazione di un negozio giuridico o di un atto amministrativo, il relativo accertamento compiuto dal giudice di merito è censurabile in sede di legittimità, oltre che in ipotesi di motivazione inadeguata, solo in caso di violazione delle norme di ermeneutica legale (art. 1361 ss. Cc), con la conseguenza che è inammissibile il ricorso per cassazione nel quale si contrapponga puramente e semplicemente altra interpretazione a quella fatta propria dal giudice di merito.

Cassazione civile sez. I  29 novembre 2004 n. 22487  

 

 

Obbligazioni e contratti.

L'interpretazione del contratto ai fini fiscali, volta a stabilire se il negozio sia soggetto all'imposta di registro piuttosto che all'i.v.a., deve avvenire con criteri diversi da quelli utilizzabili ai fini civilistici, e deve attribuire rilievo preminente agli effetti del negozio ed alla necessità di prevenire frodi ed abusi (in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione di merito, con la quale era stato qualificato come cessione d'azienda — come tale soggetta ad imposta di registro, e non all'i.v.a. — la stipula successiva di un contratto di vendita del ramo d'azienda e di deposito gratuito del pertinente magazzino merci).

Cassazione civile sez. trib.  20 dicembre 2012 n. 23584  

 

Qualora alla scadenza di un contratto di locazione ne abbia fatto seguito un altro, con specifica durata e scadenza, con determinazione di nuovo canone locativo, determinazione di aumento Istat senza necessità di richiesta scritta; divieto di sublocazione, cessione e mutamento attività e deposito cauzionale; appare chiara l’intenzione dei contraenti di dare vita ad un nuovo contratto, e non ad una mera rinnovazione di quello già esistente.

Corte appello Catania sez. II  08 aprile 2008

 

 

Contratti agrari

Poiché la semplice dichiarazione di volere esercitare il retratto, o la prelazione, previsti dall'art. 8 della l. n. 590 del 1965 non fa acquistare il diritto di entrare nel godimento del fondo oggetto della dichiarazione stessa o di farne propri i frutti, il retraente (o prelazionante) non ha titolo a fare propri i frutti, prodotti dal fondo stesso, in epoca anteriore all'integrale pagamento del prezzo, pagamento al cui verificarsi è condizionatamente sottoposto il trasferimento della proprietà del fondo stesso. (Cass. App. Venezia 18 ottobre 2001).

Cassazione civile sez. III  30 novembre 2005 n. 26079  

 

In tema di riscatto agrario, posto che l'acquisto diretto da parte del retraente del fondo dal proprietario venditore è sottoposto alla condizione sospensiva del pagamento del prezzo, consegue, in virtù dell'applicabilità dell'art. 1361 c.c., che la maturazione di un credito per i frutti si determina solo al momento dell'avveramento di detta condizione sospensiva, in quanto all'acquirente spetta il diritto di compiere atti di amministrazione in pendenza del verificarsi della condizione stessa. Infatti, la mera dichiarazione di voler esercitare il riscatto non fa acquistare al retraente il diritto di entrare nel godimento del fondo oggetto della dichiarazione stessa o di farne propri i frutti, prima del pagamento del prezzo, con la conseguenza che, qualora in forza dell'atto di compravendita, l'acquirente sia stato immesso nel possesso del fondo, non esiste titolo, in capo al retraente, di pretendere, nei confronti dell'acquirente, i frutti da quest'ultimo raccolti in epoca anteriore al pagamento del prezzo.

Cassazione civile sez. III  30 novembre 2005 n. 26079

 

A norma dell'art. unico della l. 8 gennaio 1979 n. 2 il retraente di un fondo rustico a cui è giudizialmente riconosciuto il diritto di prelazione deve versare il prezzo al retrattato, senza interessi e rivalutazione, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che glielo riconosce, e tale adempimento, ai sensi dell'art. 8, comma 8, l. 26 maggio 1965 n. 590, costituisce condizione sospensiva del trasferimento del riscattato diritto di proprietà del fondo. Pertanto il retraente, sia secondo un'interpretazione razionale di tali norme, sia ai sensi dell'art. 1361 c.c., non ha alcun diritto, fino all'avveramento della condizione, di coltivare il fondo su cui ha esercitato il riscatto, nè di percepirne i frutti, spettando invece al retrattato l'amministrazione dello stesso.

Cassazione civile sez. III  23 maggio 2001 n. 7030  

 

La semplice dichiarazione, da parte del coltivatore diretto proprietario di terreni confinanti con fondi offerti in vendita, di volere esercitare il diritto di prelazione (di cui all'art. 8 l. 26 maggio 1965 n. 590) non fa acquistare al prelazionante il diritto di entrare nel godimento del fondo oggetto della dichiarazione stessa o di farne propri i frutti, prima del pagamento del prezzo. Qualora, pertanto, in forza del preliminare il promissario acquirente sia stato immesso nel godimento del fondo oggetto del contratto non esiste titolo, in capo al prelazionante, di pretendere, nei confronti del promissario acquirente, i frutti da quest'ultimo raccolti in epoca anteriore al pagamento del prezzo da parte sua.

Cassazione civile sez. III  07 dicembre 2000 n. 15531  

 

 

Pubblica amministrazione

Quando la p.a. ed il privato stipulano un contratto, per far fronte ad esigenze che la p.a. avrebbe potuto soddisfare anche avvalendosi dei propri poteri autoritativi, le clausole di quel contratto non possono essere considerate, per ciò solo, attributive alla p.a. di poteri che essa avrebbe avuto "iure imperii", ma non "iure privatorum" (Nella specie, la p.a. ed un privato avevano stipulato un contratto di locazione di immobili da destinare alle vittime di un terremoto, e ciò al fine di evitare la requisizione degli immobili stessi. Il contratto prevedeva tuttavia che se alla scadenza della locazione gli immobili avessero presentato danni superiori alla normale usura, la stima di essi sarebbe stata effettuata dall'ufficio tecnico erariale del comune. La Corte, cassando la decisione di merito, ha ritenuto che la clausola suddetta, attributiva alla p.a. di un potere unilaterale e vincolante, non poteva essere considerata valida se non previa un'accurata indagine - nella specie mancata - sulla sussistenza di una effettiva volontà della parte privata di vincolarsi ad un accertamento unilaterale della controparte).

Cassazione civile sez. III  04 aprile 2001 n. 4991  



 
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