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Art. 1364 codice civile: Espressioni generali

Per quanto generali siano le espressioni usate nel contratto, questo non comprende che gli oggetti sui quali le parti si sono proposte di contrattare (1).


Commento

(1) Per quanto le espressioni usate nel testo contrattuale siano generali, non bisogna mai perdere di vista gli interessi che le parti intendono realizzare con il contratto.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

In tema di obbligazioni di valuta, il fenomeno inflattivo non consente un automatico adeguamento dell'ammontare del debito, né costituisce di per sé un danno risarcibile, ma può implicare, in applicazione dell'articolo 1224 del Cc, solo il riconoscimento in favore del creditore, oltre che degli interessi, del maggior danno che sia derivato dall'impossibilità di disporre della somma durante il periodo della mora, nei limiti in cui il creditore medesimo deduca e dimostri che un pagamento tempestivo lo avrebbe messo in grado di evitare o ridurre quegli effetti economici depauperativi che l'inflazione produce a carico di tutti i possessori di denaro, posto che gli interessi moratori accordati al creditore dal comma 1 dell'articolo 1224 del Cc hanno funzione risarcitoria, rappresentando il ristoro, in misura forfettariamente predeterminata, della mancata disponibilità della somma dovuta.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2014 n. 9510  

 

In tema di interpretazione di un contratto di assicurazione, la descrizione della singola cosa assicurata, contenuta in una assicurazione contro i danni, non può mai considerarsi una "espressione generale" per i fini di cui all'art. 1364 cod. civ., e non è inibito al giudice di merito di fare ricorso agli altri criteri legali di ermeneutica per stabilire se la descrizione contrattuale, in caso di ambiguità, debba essere interpretata estensivamente o retroattivamente. Rigetta, App. Milano, 10/10/2006

Cassazione civile sez. III  12 novembre 2013 n. 25405  

 

In tema di interpretazione del contratto, gli "usi interpretativi", di cui all'art. 1368 c.c., costituiscono un criterio ermeneutico di carattere oggettivo e, sussidiario, il quale presuppone, secondo l'espresso tenore letterale della stessa disposizione (che riferisce l'applicabilità di tale criterio alle "clausole ambigue"), una persistente incertezza in ordine all'identificazione dell'effettiva volontà delle parti, rimanendo, pertanto, escluso allorché questa risulti determinata o determinabile, senza margini di dubbio, attraverso l'adozione di prioritari criteri legali di ermeneutica, come quelli (art. da 1362 a 1365 c.c.) che regolano l'interpretazione soggettiva (o storica) del contratto. Avendo, inoltre, dette pratiche interpretative carattere negoziale e non normativo, è onere della parte dedurre l'esistenza, il contenuto e la non corretta applicazione di determinati usi, che siano stati oggetto di specifica allegazione nel giudizio di merito.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2012 n. 6601

 

In tema di interpretazione del contratto, il criterio ermeneutico contenuto nell'art. 1367 c.c. — secondo il quale, nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno — va inteso non già nel senso che è sufficiente il conseguimento di qualsiasi effetto utile per una clausola, per legittimarne una qualsivoglia interpretazione pur contraria alle locuzioni impiegate dai contraenti, ma che, nei casi dubbi, tra possibili interpretazioni, deve tenersi conto degli inconvenienti cui può portare una (o più) di esse e perciò evitando di adottare una soluzione che la renda improduttiva di effetti. Ne consegue che detto criterio — sussidiario rispetto al principale criterio di cui all'art. 1362, comma 1, c.c. — condivide il limite comune agli altri criteri sussidiari, secondo cui la conservazione del contratto, cui esso è rivolto, non può essere autorizzata attraverso una interpretazione sostitutiva della volontà delle parti, dovendo in tal caso il giudice evitarla e dichiarare, ove ne ricorrano gli estremi, la nullità del contratto.

Cassazione civile sez. II  22 dicembre 2011 n. 28357  

 

 

Fideiussione

È corretta la qualificazione come contratto autonomo di garanzia, operata dal giudice di merito, di una polizza fideiussoria caratterizzata: a) dalla fissazione di un termine breve, decorrente dalla ricezione della richiesta da parte del creditore garantito (sebbene quest'ultima non sia definita "semplice"), entro il quale il garante è tenuto a pagare le somme dovute; b) dall'esclusione della facoltà, per il debitore principale, di opporre al garante che agisce in regresso le eccezioni di cui all'art. 1952 c.c.; c) dalla previsione, a carico del creditore garantito, degli oneri di cui all'ars. 1957 c.c., ritenuta in concreto compatibile con il carattere autonomo della garanzia. Conferma App. Roma 23 novembre 2009

Cassazione civile sez. III  05 aprile 2012 n. 5526  

 

 

Assicurazione

La predisposizione di un contratto di locazione, pur non essendo vietata in linea di principio al consulente del lavoro, in quanto si tratta di attività per la quale non è prevista alcuna riserva a favore di specifiche categorie professionali, non rientra tuttavia nelle attività "tipiche" previste per il consulente del lavoro dall'art. 2 l. 11 gennaio 1979 n. 12 (a norma del quale "il consulente del lavoro svolge per conto del datore di lavoro tutti gli adempimenti previsti da norme vigenti per l'amministrazione del personale dipendente", nonché ogni altra funzione a ciò affine, connessa e conseguente). Tale attività di predisposizione non rientra pertanto nella copertura assicurativa di una polizza avente ad oggetto "la responsabilità civile derivante all'assicurato nella sua qualità di esercente la libera professione di consulente del lavoro", quand'anche la garanzia sia estesa "alla consulenza fiscale e tributaria, quali compilazioni della dichiarazione dei redditi e allegati, denuncia annuale i.v.a., compresi i relativi allegati, registrazione e quant'altro previsto dalla normativa fiscale e tributaria in generale".

Cassazione civile sez. III  31 agosto 2009 n. 18912  



 
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