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Art. 1372 codice civile: Efficacia del contratto

Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge (1).

Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge (2).


Commento

Mutuo consenso: accordo delle parti sullo scioglimento di un contratto già stipulato; richiede la stessa forma del contratto che viene sciolto e (—) ha efficacia retroattiva: il contratto si considera come se non fosse mai stato concluso.

 

Terzo: soggetto che non è parte sostanziale del contratto, ossia è estraneo agli interessi regolati contrattualmente: (—) può essere, quindi, anche il soggetto che è parte formale del contratto, partecipando solamente alla formazione della volontà contrattuale (rappresentante).

 

(1) Il contratto, dal momento in cui è concluso [v. 1326] vincola le parti a rispettare l’impegno assunto nel contratto. Le parti non possono sciogliersi dal vincolo contrattuale per volontà unilaterale, bensì solo: con un nuovo contratto (mutuo consenso) o per cause ammesse dalla legge.

 

(2) La norma esprime il principio in base al quale gli effetti di del contratto sono limitati alle sole parti. Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi, salvo che nei casi previsti dalla legge; in quest’ultima ipotesi, l’effetto non può mai essere pregiudizievole, ma sempre favorevole al terzo e salva la facoltà di rifiuto del destinatario (es.: contratto a favore di terzi [v. 1411]).

 

Gli effetti che il contratto non può, di regola, produrre nei confronti dei terzi sono, però, solo gli effetti diretti, cioè quelli che trovano la loro causa produttiva direttamente nel contratto. In una compravendita, ad esempio, gli effetti diretti sono il trasferimento della proprietà del bene (o di altro diritto) e le obbligazioni che nascono dal contratto. Vi sono, invece, effetti ricollegabili al contratto soltanto indirettamente (effetti riflessi), i quali possono ripercuotersi sui terzi; ad esempio, il trasferimento della proprietà di una cosa ha conseguenze riflesse sul soggetto estraneo al contratto di compravendita (terzo) conduttore (inquilino) dell’immobile avrà di fronte un nuovo locatore.

 


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato 

Affinché possa configurarsi una risoluzione del rapporto per mutuo consenso, è necessario che sia accertata - sulla base del lasso di tempo trascorso dopo la conclusione dell'ultimo contratto a termine, nonché del comportamento tenuto dalla parti e di eventuali circostanze significative - una chiara e certa comune volontà delle parti medesime di porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo (cassata, nella specie, al decisione dei giudici del merito che avevano ritenuto risolto il rapporto basandosi solo sul mero decorso del tempo - più di quattro anni - di non attuazione del rapporto di lavoro).

Cassazione civile sez. lav.  07 gennaio 2015 n. 23  

 

Il compenso forfetario, che prescinde dallo straordinario effettivamente prestato e che è entrato a far parte della retribuzione ordinaria, costituisce un superminimo e perciò non può essere ridotto unilateralmente (confermata, nella specie, la decisione dei giudici del merito, che avevano condannato la società datrice di lavoro al pagamento in favore del lavoratore dell'importo dovuto a titolo di compenso a forfait per eventuale lavoro straordinario. La Corte territoriale aveva ritenuto che il compenso forfetario costituiva un superminimo, che prescindeva dallo straordinario effettivamente prestato e che era entrato a far parte della retribuzione ordinaria, e perciò non poteva essere ridotto unilateralmente).

Cassazione civile sez. lav.  05 gennaio 2015 n. 4  

 

Ai fini della risoluzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso dopo la scadenza del termine illegittimamente apposto, non rileva il semplice reperimento di altra occupazione, che, rispondendo ad esigenze di sostentamento quotidiano, non indica la volontà del lavoratore di rinunciare ai propri diritti verso il precedente datore di lavoro. Rigetta, App. Catanzaro, 15/01/2008

Cassazione civile sez. lav.  09 ottobre 2014 n. 21310  

 

In materia di contratti a tempo determinato, la sistematica condotta del prestatore consistita nel ritiro del libretto di lavoro alla scadenza di ogni contratto e nella prestazione di attività lavorativa per conto di altri datori, è idonea a determinare la configurabilità di una ipotesi di risoluzione del contratto per mutuo consenso e costituisce circostanza ostativa alla successiva proposizione di un'azione giudiziale finalizzata a ottenere la declaratoria di illegittimità del termine apposto al contratto e l'accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro. (Nel caso concreto è, comunque, in tal senso determinante il decorso di un notevole lasso di tempo tra l'ultimo dei contratti a termine dedotti in causa e la proposizione del giudizio (circa otto anni), tale da non consentire dubbio alcuno, in termini di logica e verosimiglianza, nonché in assenza di qualsivoglia diversa spiegazione da parte del lavoratore, a proposito della compiuta, comune volontà di entrambe le parti contrattuali di risolvere alle rispettive scadenze ciascuno dei rapporti di lavoro a termine dedotti in causa).

Corte appello Campobasso sez. lav.  12 maggio 2014 n. 115  

 

 

Simulazione

Qualora un soggetto acquisti, con un solo rogito notarile, più beni o più quote del medesimo bene da soggetti diversi, il documento contrattuale, sebbene formalmente unico, in realtà contiene più atti di vendita indipendenti ed autonomi tra loro, ciascuno dei quali, con proprie parti ed oggetto, improduttivo di effetti rispetto gli altri partecipanti all'atto, da qualificarsi terzi, sicché, nel giudizio avente ad oggetto la simulazione o la revocatoria della compravendita, i venditori assumono la posizione di litisconsorti necessari soltanto ove sia impugnato il trasferimento congiunto dei beni indivisi considerati nella loro unitarietà, ovvero nel caso in cui sia dedotta l'esistenza di un collegamento funzionale tra le singole vendite, e non anche quando sia invocata la simulazione o l'inefficacia del trasferimento dei singoli beni o delle sole quote appartenenti ad uno dei venditori. Rigetta, App. Roma, 08/10/2007

Cassazione civile sez. I  25 settembre 2014 n. 20294  

 

 

Filiazione

In tema di azione per la dichiarazione giudiziale della paternità o maternità, il curatore speciale, previsto dall'art. 276 cod. civ., come modificato dall'art. 1, comma 5, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, immediatamente applicabile anche ai giudizi pendenti alla data (1 gennaio 2013) di entrata in vigore della nuova normativa, è parte necessaria del relativo giudizio, sicché, ove ne sia stata omessa la nomina, la causa va rimessa al giudice di primo grado, cui compete in via esclusiva la designazione. Cassa con rinvio, App. Firenze, 13/05/2013

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2014 n. 19790  

 

 

Lavoro subordinato

In materia di contratti a tempo determinato, la sistematica condotta del prestatore consistita nel ritiro del libretto di lavoro alla scadenza di ogni contratto e nella prestazione di attività lavorativa per conto di altri datori, è idonea a determinare la configurabilità di una ipotesi di risoluzione del contratto per mutuo consenso e costituisce circostanza ostativa alla successiva proposizione di un'azione giudiziale finalizzata a ottenere la declaratoria di illegittimità del termine apposto al contratto e l'accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro. (Nel caso concreto è, comunque, in tal senso determinante il decorso di un notevole lasso di tempo tra l'ultimo dei contratti a termine dedotti in causa e la proposizione del giudizio (circa otto anni), tale da non consentire dubbio alcuno, in termini di logica e verosimiglianza, nonché in assenza di qualsivoglia diversa spiegazione da parte del lavoratore, a proposito della compiuta, comune volontà di entrambe le parti contrattuali di risolvere alle rispettive scadenze ciascuno dei rapporti di lavoro a termine dedotti in causa).

Corte appello Campobasso sez. lav.  12 maggio 2014 n. 115  

 



 
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