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Art. 1374 codice civile: Integrazione del contratto

Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge (1), o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità (2).


Commento

Usi normativi: [v. d. gen. 8].

 

Equità (integrativa): consente di contemperare i contrapposti interessi delle parti in base a criteri di logica giuridica integrativi dell’effettivo regolamento di interessi voluto dai contraenti.

 

(1) Con questa espressione la norma si riferisce: innanzitutto alle disposizioni (suppletive) che disciplinano il rapporto contrattuale in mancanza di un’espressa previsione delle parti, ma anche alle disposizioni (cogenti) che si applicano al contratto nonostante la diversa previsione delle parti.

 

(2) Fra leggi, usi ed equità vi è una gerarchia di applicabilità: pertanto, il contratto verrà integrato innanzitutto dalla legge, quindi dagli usi ed, infine, se neppure gli usi danno la regola, in base all’equità.

 


Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

Nel caso in cui la stazione appaltante ometta di inserire nella disciplina di gara un elemento previsto come obbligatorio dall'ordinamento giuridico, soccorre il meccanismo d'integrazione automatica, analogamente a quanto avviene nel diritto civile ai sensi degli artt. 1374 e 1339 c.c., colmandosi in via suppletiva le eventuali lacune del provvedimento adottato dalla p.a.

T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I  11 giugno 2014 n. 302  

 

Nelle procedure ad evidenza pubblica, nel caso in cui la stazione appaltante ometta di inserire nella disciplina di gara elementi previsti come obbligatori dall'ordinamento giuridico, soccorre il meccanismo di integrazione automatica in base alla normativa in materia, analogamente a quanto avviene nel diritto civile ai sensi degli artt. 1374 e 1339 c.c. Annulla TAR Calabria, Catanzaro, sez. I, n. 1052 del 2012

Consiglio di Stato sez. V  13 maggio 2014 n. 2448

 

In tema di gare di appalto, le imprese partecipanti devono includere necessariamente nella loro offerta sia gli oneri di sicurezza per le interferenze (nell'esatta misura predeterminata dalla stazione appaltante), sia gli altri oneri di sicurezza da rischio specifico (o aziendali) la cui misura può variare in relazione al contenuto dell'offerta economica, trattandosi di costi il cui ammontare è determinato da ciascun concorrente in relazione alle altre voci di costo dell'offerta; tale onere discende dal combinato disposto degli artt. 86 comma 3 bis e 87 comma 4, d.lg. n. 163 del 2006, previsioni che rivestono senz'altro carattere imperativo in ragione degli interessi di ordine pubblico ad esse sottese, in quanto poste a presidio di diritti fondamentali dei lavoratori; pertanto, la mancanza di una specifica previsione sul punto nell'ambito della lex specialis non giustifica la mancata indicazione dei costi per la sicurezza aziendale, e ciò per il fondamentale rilievo del carattere immediatamente precettivo delle norme di legge sopra richiamate, che prescrivono di esibire distintamente tali costi, in quanto tali idonee a eterointegrare la legge speciale della singola gara (ai sensi dell'art. 1374 c.c.) e ad imporre, in caso di loro inosservanza, l'esclusione dalla procedura.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. I  08 agosto 2013 n. 1050  

 

 

Lavoro subordinato

Nel rapporto di lavoro i principi di correttezza e buone fede rilevano, come norme di relazione con funzione di fonti integrative del contratto (art. 1374 cod. civ.), ove ineriscano a comportamenti dovuti in relazione ad obblighi di prestazione imposti al datore di lavoro dal contratto collettivo o da altro atto di autonomia privata; ne consegue che, in assenza di qualsiasi obbligo previsto dalla contrattazione collettiva, il datore di lavoro non ha l'onere di avvertire preventivamente il lavoratore della imminente scadenza del periodo di comporto per malattia al fine di permettere al lavoratore di esercitare eventualmente la facoltà, prevista dal contratto collettivo, di chiedere tempestivamente un periodo di aspettativa. Rigetta, App. Firenze, 30/12/2010

Cassazione civile sez. lav.  04 giugno 2014 n. 12563

 

La responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 c.c. è di carattere contrattuale, atteso che il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge, ai sensi dell'art. 1374 c.c., dalla disposizione che impone l'obbligo di sicurezza e lo inserisce nel sinallagma contrattuale. Ne consegue che il riparto degli oneri probatori nella domanda di danno da infortunio sul lavoro si pone negli stessi termini dell'art. 1218 c.c. circa l'inadempimento delle obbligazioni, da ciò discendendo che il lavoratore che agisce per il riconoscimento del danno differenziale a infortunio sul lavoro deve allegare e provare l'esistenza dell'obbligazione lavorativa, l'esistenza del danno e il nesso causale tra quest'ultimo e la prestazione, mentre il datore di lavoro deve provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile e cioè, di avere adempiuto interamente all'obbligo di sicurezza, apprestando tutte le misure per evitare il danno.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  03 febbraio 2014 n. 1291  

 

La responsabilità del datore di lavoro, ex art. 2087 c.c., è di carattere contrattuale, atteso che il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge, ai sensi dell’art. 1374 c.c., dalla disposizione che impone l’obbligo di sicurezza e lo inserisce nel sinallagma contrattuale cosicché il riparto degli oneri probatori nella domanda di danno da infortunio sul lavoro si pone negli stessi termini dell’art. 1218 c.c. circa l’inadempimento delle obbligazioni, da ciò discendendo che il lavoratore il quale agisca per il riconoscimento del danno differenziale da infortunio sul lavoro deve allegare e provare l’esistenza dell’obbligazione lavorativa, l’esistenza del danno ed il nesso causale tra quest’ultimo e la prestazione, mentre il datore di lavoro deve provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile e, cioè, di aver adempiuto interamente all’obbligo di sicurezza, apprestando tutte le misure per evitare il danno.

Corte appello Roma sez. lav.  04 settembre 2013 n. 3573  

 

 

Comunione tacita

Ai sensi dell'art. 2140 c.c. e dell'art. 230 bis c.c., nell'ipotesi di una comunione tacita familiare (in agricoltura) l'acquisto di un bene (immobile) da parte di un singolo componente non comporta il trasferimento automatico della proprietà del bene agli altri membri della comunione, né giustifica una richiesta di divisione di beni di proprietà esclusiva, potendo tutt'al più un tale acquisto dare luogo ad un'azione di risarcimento del danno da parte degli altri membri della comunione tacita familiare; e ciò, tanto nel caso di una pregressa comunione tacita familiare, quanto nel caso di un'ipotetica instaurazione della comunione successiva successivamente all'acquisto, non potendosi ammettere il conferimento di un immobile senza la necessaria forma scritta negoziale, non essendo gli usi idonei a consentire deroga all'art. 1350 c.c. in tema di validità di trasferimenti immobiliari.

Cassazione civile sez. lav.  29 luglio 2013 n. 18201  

 



 
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