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Art. 1376 codice civile: Contratto con effetti reali

Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto, la proprietà o il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso delle parti legittimamente manifestato (1).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Contratto con effetti reali (o traslativi): contratto che produce, come effetto, il trasferimento della proprietà di un bene determinato o la costituzione o il trasferimento di un diritto reale su un bene determinato o il trasferimento di altro diritto (di natura non reale).

 

(1) Nei contratti ad effetti reali, il trasferimento o la costituzione del diritto avviene per effetto immediato del consenso delle parti, senza la necessità di consegnare (traditio) il bene oggetto del contratto (è il caso della vendita [v. 1470], della permuta [v. 1552], della donazione [v. 769], della rendita [v. 1861]), salvo talune eccezioni [v. 1472].

 

La norma è espressione del principio consensualistico in virtù del quale i contratti traslativi producono effetti dal momento in cui le parti raggiungono l’accordo, indipendentemente dalla consegna del bene (pertanto nella vendita di un alloggio, al momento della sottoscrizione del contratto l’acquirente diventa immediatamente proprietario, senza necessità che gli siano consegnate le chiavi o che materialmente si insedi nell’immobile).

 


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate, la fruizione del credito di imposta secondo il regime originario di ammissione previsto dall'art. 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, richiede che la stipula del contratto di acquisto dei nuovi beni sia anteriore all'8 luglio 2002, in quanto l'effetto traslativo si produce in forza del solo consenso tra le parti, ai sensi dell'art. 1376 cod. civ., senza che rilevi la loro consegna successivamente a tale data. Né è necessario, ai fini della prova dell'avvio dell'investimento in epoca precedente, che il contratto d'acquisto abbia data certa, qualora gli elementi fattuali acquisiti al processo consentano di ritenere che l'emissione dei buoni d'ordine e le relative conferme si siano inequivocabilmente verificate entro la data suddetta. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. della Campania, sez. dist. di Salerno, 14/05/2007

Cassazione civile sez. trib.  11 giugno 2014 n. 13143  

 

Il curatore del fallimento, nei cui confronti siano proposte una domanda di nullità di un decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. ed altra di condanna alla restituzione di detti titoli, sul presupposto dell'avvenuta risoluzione per mutuo dissenso, in epoca anteriore al fallimento, di un contratto di permuta dei titoli medesimi, concluso dall'imprenditore poi fallito, non sta in giudizio in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito (e, dunque, nella veste processuale di terzo), bensì nella stessa posizione sostanziale e processuale che sarebbe spettata a quest'ultimo, trattandosi di azione vertente su poste passive entrate a far parte del patrimonio già prima della dichiarazione di fallimento ed indipendentemente dal dissesto, successivamente verificatosi. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la decisione censurata dal curatore, assumendo che questi, senza impugnare l'atto, ne aveva contestato gli effetti in sé, così assumendo la medesima posizione del fallito).

Cassazione civile sez. I  31 ottobre 2012 n. 18844  

 

 

Espropriazione

In tema di accordi amichevoli sostitutivi dell'espropriazione, il contratto di compravendita, non preceduto dalla dichiarazione di pubblica utilità, mediante il quale il proprietario trasferisca il bene all'ente pubblico e questo si impegni a corrispondere il prezzo della cessione volontaria ex art. 12 della legge n. 865 del 1971, integrato sulla base delle disposizioni normative emanate in seguito alla sentenza della Corte cost. n. 5 del 1980, realizza la causa tipica del negozio, producendo l'effetto reale ex art. 1376 c.c. dietro pagamento di un corrispettivo determinabile ex art. 1473 e 1474 c.c.; ne consegue che il contratto non è nullo, neppure dopo la declaratoria di incostituzionalità della legge n. 385 del 1980, poiché questa non altera la causa del negozio, ma comporta soltanto che, avendo le parti inserito la clausola attributiva di un "conguaglio" rapportato alle variazioni normative, sorga, in favore del cedente, un diritto di credito aggiuntivo, determinabile in base alla normativa successivamente intervenuta.

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2012 n. 7779  

 

 

Divisione

La collazione di cui all'art. 737 c.c. è un istituto proprio della divisione ereditaria con il quale i discendenti e il coniuge che accettano l'eredità conferiscono nell'asse ereditario (in natura o per imputazione) quanto ricevuto dal defunto in donazione. È obbligatoria per legge salvo che il donatario ne sia dispensato dal donante nei limiti della quota disponibile. L'istituto trova il suo fondamento nella presunzione che il "de cuius", facendo in vita donazioni ai figli e al coniuge, abbia voluto compiere delle attribuzioni patrimoniali gratuite in anticipo sulla futura successione. Pertanto, al momento della morte del disponente, il bene donato dovrà essere considerato quale acconto, se non addirittura come saldo, della quota ereditaria.

Cassazione civile sez. II  27 aprile 2012 n. 6576  

 

 

Procedimento civile

Costituisce domanda nuova - come tale vietata e, perciò, inammissibile sia in primo grado che in appello - quella conseguente al sopravvenuto mutamento della pretesa di accertamento del contratto di compravendita del diritto di proprietà in quella di esecuzione coattiva di un contratto preliminare ai sensi dell'art. 2932 c.c. (nella specie formalizzato all'udienza di precisazione delle conclusioni del giudizio di prima istanza), essendo le due domande diverse per petitum e causa petendi: infatti, mentre la prima è diretta ad ottenere una sentenza dichiarativa, fondata su un negozio con efficacia reale, immediatamente traslativo della proprietà per effetto del consenso legittimamente manifestato, la seconda mira ad una pronuncia costitutiva, fondata su un contratto con effetti meramente obbligatori come il preliminare, avente ad oggetto l'obbligo delle parti contraenti di addivenire ad un contratto definitivo di vendita per atto pubblico o per scrittura privata autenticata.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2010 n. 2723  

 

Costituisce domanda nuova quella del creditore che, dopo aver invocato l'esecuzione coattiva di un contratto preliminare rimasto inadempiuto, ponendo a base dell'atto introduttivo la richiesta di pronuncia costitutiva ai sensi dell'art. 2932 c.c., sostituisce nell'atto di riassunzione a seguito di interruzione, nelle conclusioni del giudizio di primo grado, ovvero nell'atto di appello, la predetta domanda con una successiva, con la quale chieda una sentenza che accerti l'avvenuto effetto traslativo, qualificando il rapporto pattizio non più come preliminare, ma come vendita per scrittura privata. Tali domande, infatti, sono diverse sotto il profilo del petitum e della causa petendi, atteso che nella prima ipotesi l'attore adduce un contratto preliminare con effetti meramente obbligatori, avente ad oggetto l'obbligo delle parti contraenti di addivenire ad un contratto definitivo di vendita per atto pubblico o per scrittura privata autenticata dell'immobile; nella seconda un contratto con efficacia reale, immediatamente traslativo della proprietà dell'immobile per effetto del consenso legittimamente manifestato. Ne consegue che, ove proposta per la prima volta nel grado di appello, l'anzidetta domanda nuova è, come tale, vietata e va, dunque, dichiarata inammissibile.

Cassazione civile sez. II  09 novembre 2009 n. 23708  



 
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