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Art. 1381 codice civile: Promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo

Colui che ha promesso l’obbligazione o il fatto (1) di un terzo (2) è tenuto a indennizzare (3) l’altro contraente, se il terzo rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto promesso.


Commento

(1) Il fatto del terzo può consistere nella stipulazione di un contratto, nell’assunzione di un’obbligazione, in un comportamento materiale, nell’esecuzione di un’obbligazione già assunta.

 

(2) Il terzo rimane del tutto estraneo alla stipulazione.

 

(3) L’indennità consiste nel pagamento di una somma di denaro corrispondente, nel suo ammontare, al valore dell’utilità non conseguita dal promissario (colui al quale è fatta la promessa).

 

La promessa del fatto del terzo non costituisce un’eccezione al principio di relatività del contratto [v. 1372] in base al quale quest’ultimo produce effetti solo tra le parti contrattuali: il terzo, difatti, non è vincolato alla promessa, per cui può rifiutarsi.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

Il verbale di conciliazione sindacale che preveda l’assunzione in proprio, da parte del datore di lavoro, dell’obbligazione avente ad oggetto la ricerca di altra occupazione in favore del lavoratore ricorrente non contiene la promessa del fatto del terzo.

Tribunale Latina sez. lav.  28 gennaio 2014

 

Qualora una società abbia assunto l’impegno di far trasferire in favore di una parte un immobile, si integra la fattispecie della promessa di fatto del terzo ai sensi dell’art. 1381 c.c. che ha natura di obbligazione alternativa ai sensi dell’art. 1285 c.c.

Tribunale Salerno sez. I  07 febbraio 2013 n. 359  

 

In caso di promessa del fatto del terzo, costituisce modifica ammissibile della domanda invocare, in primo grado, l'adempimento dell'obbligo contrattuale assunto (nella specie, l'assunzione di lavoratori già licenziati da Aeroporti di Roma s.p.a. da parte di società aeroportuali terze, in forza del lodo ministeriale del 2 agosto 2002) e chiedere, in appello, il pagamento dell'indennizzo ex art. 1381 c.c. ove i terzi non abbiano compiuto il fatto promesso, dovendosi ritenere la nuova domanda come mera riduzione di quella originaria.

Cassazione civile sez. lav.  09 ottobre 2012 n. 17168

 

La promessa, da parte del venditore di quote sociali, della liberazione, ad opera del conduttore e prima della scadenza del contratto, dell'immobile locato per uso diverso dall'abitazione, compreso nel patrimonio della società, non è nulla per impossibilità giuridica del fatto del terzo promesso, giacché la sanzione di nullità prevista dall'art. 79 l. 27 luglio 1978 n. 392, per le pattuizioni dirette, tra l'altro, a limitare la durata legale della locazione, non è riferibile agli accordi conclusi dal conduttore, che già si trovi nel possesso del bene, volti a regolare gli effetti di fatti verificatisi nel corso del rapporto e, perciò, incidenti su situazioni giuridiche ormai sorte e quindi disponibili

Cassazione civile sez. II  30 marzo 2012 n. 5159  

 

In tema di promessa del fatto del terzo (art. 1381 c.c.), le conseguenze derivanti dal mancato compimento del fatto promesso, per il rifiuto del terzo di obbligarsi o di tenere il comportamento oggetto della promessa, variano a seconda della condotta in concreto mantenuta dal promittente: questi è tenuto al mero indennizzo nel caso in cui sia stato diligente nell’attivarsi presso il terzo onde soddisfare l’interesse del promissario; invece, allorquando siano ravvisabili suoi profili di colpa o negligenza, il promittente è obbligato secondo le regole generali a risarcire i danni di cui il promissario dia prova. (Nella specie, il venditore garantiva che il proprietario del fondo confinante avrebbe concesso il diritto di costruire un nuovo fabbricato in aderenza a quello di sua proprietà o comunque a distanza inferiore a quella legale).

Tribunale Modena sez. I  21 marzo 2012 n. 535  

 

La promessa, da parte del venditore di quote sociali, delle dimissioni volontarie di un dipendente della società, qualora comporti le dimissioni nel periodo compreso tra la richiesta delle pubblicazioni di matrimonio e il decorso di un anno dalla celebrazione dello stesso, si configura come promessa del fatto del terzo nulla per contrarietà a norme imperative poste a tutela della donna in osservanza dei principi costituzionali (art. 37 Cost.), atteso che l'art. 1 l. 1° settembre 1963 n. 9 (ora art. 35 d.lg. 11 aprile 2006 n. 198) prevede la nullità sia del licenziamento che delle dimissioni volontarie nel periodo di riferimento; né vale ad escludere la nullità la previsione della possibilità di conferma delle dimissioni da parte della lavoratrice all'ufficio del lavoro (comma 4 dell'art. 1 suddetto), in quanto quest'ultima disposizione è volta ad evitare che un divieto posto a tutela della lavoratrice si traduca in un danno per la stessa, e non attribuisce, pertanto, alcuna aspettativa a favore del datore di lavoro o di terzi. Ne consegue la non indennizzabilità, ai sensi dell'art. 1381 c.c., del promissario per la mancata verificazione del fatto del terzo. (Nella specie, alle dimissioni non era seguita la conferma e le stesse erano state dichiarate nulle dal giudice del lavoro).

Cassazione civile sez. I  10 luglio 2009 n. 16305  

 

Il mancato avveramento della promessa del fatto del terzo non ha conseguenze risarcitorie quando tale promessa scaturisce da una clausola contrattuale nulla, in quanto apposta per aggirare norme imperative (nella specie, il padre, nel cedere le sue quote azionarie, aveva promesso all'acquirente che avrebbe fatto dimettere la figlia da una società partecipata, diversamente non licenziabile perché appena sposata. La figlia, però, prima rassegnava le dimissioni, ma successivamente faceva valere la nullità delle stesse, in quanto non confermate davanti all'ufficio del lavoro).

Cassazione civile sez. I  10 luglio 2009 n. 16305  



 
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