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Art. 1382 codice civile: Effetti della clausola penale

La clausola, con cui si conviene che, in caso d’inadempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione, ha l’effetto di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

La penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno (1).


Commento

Clausola: [v. 1363]; Inadempimento: [v. 1218]; Prestazione: [v. 1174]; Risarcimento del danno: [v. 1218].

 

Clausola penale: patto mediante il quale le parti stabiliscono che, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, la parte che non ha ottemperato a quanto previsto nel contratto sarà tenuta ad una determinata prestazione che solitamente consiste nel pagamento di una somma di denaro.

 

(1) La norma deve essere coordinata con l’art. 1229, che statuisce la nullità dei patti con i quali si limita la responsabilità del debitore per l’inadempimento o si esonera lo stesso nei casi di dolo e colpa grave.

 

 


Giurisprudenza annotata

Locazione

In materia di risoluzione di leasing traslativo, le parti possono convenire, ai sensi dell'art. 1526 cod. civ., applicabile in via analogica, l'irripetibilità dei canoni versati al concedente in esito alla risoluzione del contratto, la cui natura di clausola penale ne preclude, nel giudizio successivamente instaurato, la rilevabilità d'ufficio e la deducibilità dopo il decorso dei termini di cui all'art. 183 cod. proc. civ., trattandosi di eccezione in senso stretto. Rigetta, App. Trieste, 30/10/2010

Cassazione civile sez. III  12 settembre 2014 n. 19272  

 

 

Obbligazioni e contratti.

La pattuizione di una penale in un contratto preliminare non sottrae il rapporto alla disciplina delle norme generali che regolano le obbligazioni. Ne consegue che non sussiste la responsabilità del promittente venditore che abbia anche assunto una obbligazione di "facere" per la conclusione del contratto definitivo (nella specie, adoperarsi per liberare da terzi l'immobile promesso al promissario acquirente), se nel suo comportamento non sia ravvisabile colpa o negligenza. Rigetta, App. Bari, 24/05/2006

Cassazione civile sez. III  30 giugno 2014 n. 14764  

 

Il giudice del merito, anche in assenza di istanza di parte può ridurre l'entità della clausola penale, nell'esercizio del potere previsto dall'art. 1384 c.c. Qualora, peraltro, lo stesso non sia stato sollecitato in tale senso, non è obbligato a motivare sul mancato esercizio di tale potere.

Cassazione civile sez. II  03 giugno 2014 n. 12408  

 

La clausola penale è diretta a fissare in via preventiva e vincolante per le parti del contratto l'ammontare del risarcimento del danno e ha, oltre a quella risarcitoria, la funzione di rafforzare il vincolo contrattuale, favorendone l'adempimento. Essa non può essere ricondotta all'istituto, proprio di altri ordinamenti, dei punitive damages, in quanto non ha natura e finalità sanzionatoria o punitiva, tanto che qualora l'ammontare fissato venga a configurare, secondo l'apprezzamento del giudice, un abuso o uno sconfinamento dell'autonomia privata oltre determinati limiti di equilibrio contrattuale, può essere equamente ridotta. All'uopo, dunque, può affermarsi che mentre la clausola penale costituisce un'anticipata liquidazione della prestazione risarcitoria della lesione subita dalla parte adempiente, l'istituto dei punitive damages si collega, per la sua funzione sanzionatoria, alla condotta dell'autore dell'illecito e non al danno effettivamente subito e si caratterizza per un'ingiustificata sproporzione tra l'importo liquidato e il danno effettivamente subito dal creditore. Alla luce di tali principi, deve ritenersi contraria all'ordine pubblico la condanna a un importo eccessivo per danni, cui debba essere attribuita natura e finalità punitiva e sanzionatoria. (Nella fattispecie, si è escluso che la condanna della società convenuta al pagamento di un dato importo a titolo di penali per ritardato pagamento avesse finalità sanzionatoria e si ponesse in contrasto con l'ordine pubblico interno, tenuto conto dell'entità non eccessiva della stessa, se rapportata all'inadempimento della convenuta che aveva pagato con ben 1.005 giorni di ritardo).

Corte appello Napoli sez. I  29 gennaio 2014 n. 360

 

Connotato essenziale della clausola penale è la sua connessione con l’inadempimento colpevole di una delle parti contraenti: ed una siffatta pattuizione non può sottrarre il rapporto alla disciplina generale delle obbligazioni, con la conseguenza che è da escludere la responsabilità del debitore qualora costui sia in grado di provare che l’inadempimento o il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione sia stato determinato da una caso fortuito o comunque non imputabile alla parte obbligata.

Tribunale Teramo  17 ottobre 2013 n. 954  

 

Nel caso in cui le parti abbiano previsto una penale giornaliera per l'eventuale ritardo nell'adempimento non ricorre un'ipotesi di frazionamento del credito in plurime richieste giudiziali se le stesse vengono avanzate, la prima volta, per l'intero credito maturato in relazione al tempo dell'opposizione principale rimasta inadempiuta e, successivamente, per l'intero credito maturato dalla data finale del periodo considerato in precedenti richieste. La circostanza, infatti, che il ritardo sia in corso non esclude che sia immediatamente esigibile - salva diversa specifica pattuizione - il credito manmano maturato, sino al momento dell'adempimento dell'obbligazione principale o del suo definitivo inadempimento.

Cassazione civile sez. I  06 dicembre 2012 n. 21994  

 

In tema di caparra confirmatoria, qualora la parte non inadempiente, invece di recedere dal contratto, preferisca domandarne la risoluzione, ai sensi dell'art. art. 1385, comma 3, c.c., la restituzione di quanto versato a titolo di caparra è dovuta dalla parte inadempiente quale effetto della risoluzione stessa, in conseguenza della caducazione della sua causa giustificativa, senza alcuna necessità di specifica prova del danno, essendo questo (consistente nella perdita della somma capitale versata alla controparte, maggiorata degli interessi) in re ipsa, mentre la prova richiesta alla parte che abbia scelto il rimedio ordinario della risoluzione riguarda esclusivamente l'eventuale maggior danno subito per effetto dell'inadempimento dell'altra parte. Peraltro, ove nello stesso contratto sia stipulata una clausola penale in aggiunta alla caparra confirmatoria, tale ulteriore danno risulta automaticamente determinato nel quantum previsto a titolo di penale, la quale ha la funzione di limitare preventivamente il risarcimento del danno nel caso in cui la parte che non è inadempiente preferisca, anziché recedere dal contratto, domandarne l'esecuzione o la risoluzione.

Cassazione civile sez. II  28 giugno 2012 n. 10953

 

 

Cosa giudicata

Nel caso in cui le parti abbiano previsto una penale giornaliera per l'eventuale ritardo nell'adempimento e il creditore abbia promosso una pluralità di giudizi, con riguardo ai vari periodi per i quali l'inadempimento si è protratto, le singole componenti del credito trovano identico fondamento nella clausola penale e si differenziano tra loro solo in relazione al periodo in cui si riferiscono. Deriva da quanto precede, pertanto, che la prima decisione sulla sussistenza dei presupposti per l'applicazione della clausola penale è idonea ad acquistare efficacia di cosa giudicata, in ordine alle successiva richieste fondate sulla stessa clausola penale, salva la possibilità valutare circostanze modificative o estintive della relativa obbligazione intervenute dopo il periodo preso in considerazione dal giudicato.

Cassazione civile sez. I  06 dicembre 2012 n. 21994  



 
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