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Art. 1385 codice civile: Caparra confirmatoria

Se al momento della conclusione del contratto (1) una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.

Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.

Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali.


Commento

Inadempimento: [v. 1218]; Recesso: [v. 1373]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Risarcimento del danno: [v. 1218].

 

Caparra confirmatoria: somma di denaro o quantità di cose fungibili (sostituibili), che una parte dà all’altra al momento della conclusione del contratto per confermare l’impegno assunto contrattualmente.

 

(1) La caparra confirmatoria ha diverse funzioni:

- in caso di adempimento della prestazione, se la caparra non è restituita, va considerata come un acconto rispetto alla prestazione da adempiere [v. comma 1];

- in caso di inadempimento, se la parte adempiente vuole recedere, la caparra vale a determinare preventivamente il danno economico subito [v. comma 2]; se la parte adempiente preferisce ricorrere al giudice domandando l’esecuzione del contratto o lo scioglimento del vincolo contrattuale (risoluzione), la caparra funziona come garanzia per il recupero dei danni che il giudice riconoscerà dovuti dalla parte inadempiente [v. comma 3].

Se la parte inadempiente è:

- il soggetto che ha dato la caparra, questi, qualora l’altra parte preferisca recedere dal contratto, perderà la caparra data;

- il soggetto che ha ricevuto la caparra, questi, qualora l’altra parte preferisca recedere dal contratto, dovrà restituire il doppio della caparra ricevuta.

 

 


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di imposte dirette e con riguardo alla determinazione del reddito d'impresa, è deducibile, ai sensi dell'art. 106 (già art. 71) del d.P.R. 22 dicembre 1986, la svalutazione del credito derivante da un preliminare di vendita immobiliare, in cui sia prevista una caparra confirmatoria, in quanto, da un lato, anche un negozio solo obbligatorio può essere fonte di ricavi e, dall'altro lato, la caparra confirmatoria ha esclusivamente la funzione di determinare preventivamente il danno e non comporta la copertura del credito con "garanzia assicurativa" e la conseguente esclusione del relativo rischio d'insolvenza. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Milano, 24/03/2009

Cassazione civile sez. trib.  19 settembre 2014 n. 19762  

 

 

Obbligazioni e contratto

La caparra confirmatoria, sebbene più congeniale al contratto preliminare, non è incompatibile col contratto definitivo, quando l'esecuzione di una prestazione (nella specie, saldo del prezzo) sia differita ad un momento successivo alla conclusione del contratto medesimo, in tal caso la pattuizione della caparra essendo irrilevante, quindi, per affermare la natura preliminare, anziché definitiva, del contratto. Cassa e decide nel merito, App. Roma, 17/01/2008

Cassazione civile sez. II  30 luglio 2014 n. 17401  

 

I rimedi risarcitori di cui al 2 ed al 3 comma dell’art. 1385 c.c. non sono cumulabili tra loro e pertanto il giudice, adito dalla parte che ha corrisposto la caparra per ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento della controparte ed il risarcimento dei danni (ex art. 1385 comma 3 c.c.) non può pronunciare la risoluzione del contratto ed al contempo condannare la parte inadempiente a pagare in assenza di prova dei danni, il doppio della caparra ricevuta, ancorché la parte adempiente abbia in tal senso ampliato la domanda originaria, perché se la parte adempiente chiede la risoluzione del contratto, significa che intende realizzare gli effetti propri dell’inadempimento contrattuale ai sensi dell’art. 1453 c.c. e non esercitare il recesso di cui al comma e dell’art. 1385 c.c.

Tribunale Roma sez. X  05 maggio 2014 n. 9740  

 

L’obbligazione di restituzione del doppio della caparra, nell’ipotesi di cui all’art. 1385, comma 2, c.c., costituisce un debito di valuta e dunque, come tale, è insensibile alle variazioni del potere di acquisto della moneta, ossia non è suscettibile di rivalutazione monetaria: infatti la caparra confirmatoria assolve alla funzione di liquidazione convenzionale ed anticipata del danno da inadempimento, pertanto viene accettata a titolo di integrale risarcimento e non dà luogo a maggiori danni, neppure sotto forma di rivalutazione monetaria.

Tribunale Firenze  14 aprile 2014

 

È manifestamente inammissibile, per difetto di motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza, la q.l.c. dell'art. 1385, comma 2, c.c., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui, nel disciplinare la caparra confirmatoria, non prevede che in caso di inadempimento il giudice possa ridurre equamente la somma da ritenere o il doppio da restituire, in ipotesi di manifesta sproporzione o qualora sussistano giustificati motivi. Questione identica, infatti, è già stata dichiarata manifestamente inammissibile con sentenza n. 248 del 2013 per difetto di motivazione sia in punto di non manifesta infondatezza che di rilevanza, in quanto il rimettente aveva omesso di considerare che nel recesso disciplinato dall'art. 1385 c.c. a venire in rilievo è un inadempimento gravemente colpevole, cioè imputabile (ex art. 1218 e 1256 c.c.) e di non scarsa importanza (ex art. 1456 c.c.) ed aveva trascurato di indagare la reale portata dei patti conclusi nella specie dalle parti contrattuali, non tenendo conto dei margini di intervento riconoscibili al giudice a fronte di una clausola negoziale che rifletta un regolamento degli opposti interessi non equo e gravemente sbilanciato in danno di una parte (sent. n. 248 del 2013).

Corte Costituzionale  02 aprile 2014 n. 77  

 

È manifestamente inammissibile, per carente motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza ed alla rilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1385 comma 2 c.c., nella parte in cui non dispone che il giudice possa equamente ridurre la somma da ritenere, nell'ipotesi in cui il contraente che ha dato la caparra confirmatoria sia inadempiente, o quella pari al doppio da restituire, nell'ipotesi inversa in cui sia inadempiente il contraente che l'ha ricevuta, ave risulti la manifesta sproporzione o sussistano giustificati motivi, in riferimento all'art. 3 comma 2 cost.

Corte Costituzionale  02 aprile 2014 n. 77

 

La domanda di risoluzione, ancorché di diritto, del contratto è incompatibile con la pretesa di ritenzione della caparra confirmatoria (nella specie, posto che l'appellante incidentale aveva addotto a fondamento dell'impugnazione di aver formulato, in luogo della richiesta ex art. 1453 c.c., a suo dire ravvisata dal primo giudice, una domanda di risoluzione di diritto ex art. 1454 c.c., si è ritenuta altresì preclusa, in considerazione dell'effetto devolutivo del gravame, la possibilità di una diversa qualificazione della domanda come volta al recesso).

Corte appello Bari  26 marzo 2014

 

Ai fini della legittimità del recesso ex art. 1385 c.c., come della risoluzione, non è sufficiente l'inadempimento, ma occorre anche la verifica circa la non scarsa importanza ai sensi dell'art. 1455 c.c8., dovendo il giudice tenere conto della effettiva incidenza dell'inadempimento sul sinallagma contrattuale e verificare se, in considerazione della mancata o ritardata esecuzione della prestazione, sia da escludere per la controparte l'utilità del contratto alla stregua dell'economia complessiva dello stesso. Per altro, la mancata indicazione di un termine essenziale non vale ad escludere che i ritardi nella stipula del definitivo possano costituire di per sé un inadempimento di non scarsa importanza, ove concretamente i ritardi nell'adempimento superino ogni ragionevole limite di tolleranza da apprezzarsi discrezionalmente dal giudice di merito in relazione all'oggetto del contratto e alla natura del medesimo.

Cassazione civile sez. II  11 febbraio 2014 n. 3089  

 



 
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