codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1388 codice civile: Contratto concluso dal rappresentante

Il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell’interesse del rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato (1).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Rappresentante: soggetto cui è stato conferito il potere di agire in nome e per conto di un altro soggetto, è la parte formale del negozio.

 

Rappresentato: parte sostanziale del negozio, nella cui sfera giuridica si producono gli effetti giuridici dello stesso.

 

(1) La norma si riferisce all’istituto della rappresentanza diretta, ossia a quel fenomeno di sostituzione di un soggetto ad un altro nel compimento di un’attività giuridica nel nome e nell’interesse di questo, e più in particolare nella conclusione del contratto, dove la rappresentanza di regola è ammessa.

Caratteristiche della rappresentanza diretta sono:

- l’utilizzazione del nome altrui (cd. contemplatio domini) o spendita del nome altrui attraverso cui è reso noto al terzo (soggetto con il quale il rappresentante contratta) l’agire per conto del rappresentato;

- il verificarsi delle conseguenze (effetti) del contratto direttamente e unicamente nella sfera giuridica del rappresentato;

- l’agire del rappresentante nei limiti delle facoltà conferitegli (se il rappresentante agisce senza poteri, o eccedendo i poteri conferiti, l’atto non vincola il rappresentato).

 

La norma, come detto, si riferisce alla cd. rappresentanza diretta. Si ha, invece, rappresentanza indiretta (detta anche rappresentanza di interessi) quando il rappresentante agisce solo per conto, ma non nel nome del rappresentato.


Giurisprudenza annotata

Mandato e rappresentanza

L'art. 1388 c.c. prevede che il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell'interesse del rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato. La norma non prescrive ulteriori espressioni, oltre quella di agire in nome e nell'interesse del rappresentato - cosiddetta contemplatio domini - perché si produca la efficacia diretta del contratto nei confronti del rappresentato. È irrilevante - pertanto - il rapporto sottostante tra il rappresentante e il rappresentato, il cui concreto atteggiarsi è privo di ricadute, ai fini della realizzazione dell'effetto tipico dell'istituto della rappresentanza.

Cassazione civile sez. II  23 giugno 2014 n. 14215  

 

In materia di rappresentanze, ove il rappresentante di una società di persone non spenda il nome di questa, il negozio concluso spiega effetto solo nei suoi confronti anche se abbia ad oggetto interessi o beni comuni; ove, peraltro, il contratto (quale, nella specie, quello di cessione di azienda) richieda la forma scritta "ad probationem", la "contemplatio domini", pur non richiedendo l'uso formale di formule sacramentali, deve risultare dallo stesso documento negoziale, restando irrilevante la conoscenza o l'affidamento creato nel terzo contraente circa l'esistenza del rapporto sociale interno e dei poteri di rappresentanza reciproca che essa comporta. Rigetta, App. Milano, 07/09/2011

Cassazione civile sez. VI  07 novembre 2013 n. 25104  

 

In tema di mandato con rappresentanza, la contemplatio domini, che rende possibile l'imputazione degli effetti del contratto nella sfera di un soggetto diverso da quello che lo ha concluso, non esige — nel caso in cui l'atto da porre in essere non richiede una forma solenne — l'uso di formule sacramentali e può, quindi, essere desunta anche da un comportamento del rappresentante che, per univocità e concludenza, sia idoneo a rendere edotto l'altro contraente che egli agisce non solo nell'interesse, ma anche in nome del rappresentato, nella cui sfera giuridica gli effetti dell'atto sono destinati a prodursi direttamente; l'onere della relativa prova in giudizio incombe su chi afferma avere assunto la veste di rappresentante e, ove sia mancata l'allegazione e la prova del predetto comportamento, è insufficiente, ai fini di una diretta imputazione degli effetti dell'atto al mandante, la circostanza che l'atto sia stato posto in essere nel suo interesse.

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2011 n. 7510  

 

In tema di rappresentanza, l'applicabilità del principio dell'apparenza del diritto richiede che il rappresentato abbia tenuto un comportamento colposo tale da ingenerare nel terzo il ragionevole convincimento che al rappresentante apparente fosse stato effettivamente conferito il relativo potere e che il terzo abbia in buona fede fatto affidamento sulla esistenza di detto potere.

Tribunale Alessandria  29 dicembre 2010

 

 

Obbligazioni e contratti.

Il principio dell'apparenza del diritto, mediante il quale viene tutelato l'affidamento incolpevole del terzo che abbia contrattato con colui che appariva legittimato ad impegnare altri, trova operatività alla duplice condizione che sussista la buona fede di chi ne invoca l'applicazione e un comportamento almeno colposo di colui che ha dato causa alla situazione di apparenza. Cassa con rinvio, App. Bologna, 21/01/2011

Cassazione civile sez. III  04 novembre 2014 n. 23448  

 

 

Società

In tema di società di capitali, l'atto compiuto da un componente del consiglio di amministrazione in assenza della preventiva deliberazione dell'organo competente e senza spendita del nome sociale è equiparabile al negozio compiuto dal falsus procurator e non produce alcun effetto nei confronti della società salvo che non intervenga la successiva ratifica di quest'ultima, dovendosi considerare irrilevante, affinché si producano effetti obbligatori verso la società, la circostanza della mera partecipazione, non dichiarata in sede di compimento dell'atto, all'organo sociale.

Cassazione civile sez. I  13 febbraio 2013 n. 3501  

 

Nelle società in accomandita semplice il potere di rappresentanza spetta al socio accomandatario, mentre l'accomandante non può trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale relativa, volta a volta, alla singola operazione, venendo ad assumere, in caso di violazione del divieto - configurabile anche laddove egli agisca in base a procura generale o a procura asseritamente speciale, ma talmente ampia da consentire di fatto la sua sostituzione all'amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi - responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali: pertanto, incombe su chi sostiene di avere agito in nome e per conto della società non solo effettuare la contemplatio domini, ma, altresì, dimostrare di averla compiuta comunicando alla controparte la sua qualità. (Fattispecie relativa a contratto di locazione asseritamente concluso da una s.a.s., in cui la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto inconferente, al fine della prova dell'imputazione del contratto, la circostanza che la società utilizzasse i locali oggetto del medesimo).

Cassazione civile sez. III  17 maggio 2010 n. 11973

 

 

Ripetizione di indebito

La ripetizione d'indebito oggettivo, che rappresenta un'azione di natura restitutoria e non risarcitoria, a carattere personale, è circoscritta tra il solvens ed il destinatario del pagamento, sia che questi lo abbia incassato personalmente sia che l'incasso sia avvenuto a mezzo di rappresentante. Ne consegue che deve essere esclusa la legittimazione passiva in proprio del rappresentante in un'azione promossa ai sensi dell'art. 2033 c.c. al fine di ottenere la restituzione di somme versate al medesimo in tale specifica qualità, spettando tale legittimazione esclusivamente al rappresentato.

Cassazione civile sez. III  06 aprile 2011 n. 7871  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti