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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 139 codice civile: Cause di nullità note a uno dei coniugi

Il coniuge il quale, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità del matrimonio, l’abbia lasciata ignorare all’altro, è punito, se il matrimonio è annullato, con l'[ammenda] (1) da 41 euro a 206 euro.


Commento

(1) V. nota (1) sub art. 134.

 

 

La norma si applica in relazione a qualsiasi vizio che sia causa di nullità del matrimonio. Si richiede semplicemente la presenza dei presupposti della mala fede del soggetto e della sua condotta omissiva, e cioè che il coniuge sia stato a conoscenza della causa di invalidità e abbia voluto tacerne l’esistenza.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In tema di nullità di matrimonio, l'art. 129 c.c. relativo alla responsabilità del coniuge in mala fede al quale sia imputabile la nullità, sebbene formulato lessicalmente in modo diverso dall'art. 139 c.c. (che commina una sanzione penale al coniuge che, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità, l'abbia lasciata ignorare all'altro), comprende, nella sua portata più ampia, anche l'ipotesi disciplinata da quest'ultima norma. Pertanto, per l'affermazione della responsabilità in questione e, prima ancora, della imputabilità richiesta, non è sufficiente la pura e semplice riferibilità oggettiva della causa di invalidità, e neppure la consapevolezza di essa, occorrendo, invece, oltre alla consapevolezza di quei fatti che vengono definiti invalidanti, anche quella della loro attitudine invalidante, mentre la prova di tale consapevolezza e del comportamento omissivo o commissivo del responsabile incombe, secondo le regole generali, su chi afferma l'esistenza di tale imputabilità.

Cassazione civile sez. I  27 aprile 1993 n. 4953  

 

In tema di nullità di matrimonio, l'art. 129 bis c.c., relativo alla responsabilità del coniuge in mala fede al quale sia imputabile la nullità, sebbene formulato lessicalmente in modo diverso dall'art. 139 c.c. (che commina una sanzione penale al coniuge che, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità, l'abbia lasciata ignorare all'altro), comprende, nella sua portata più ampia, anche l'ipotesi disciplinata da quest'ultima norma. Pertanto, per l'affermazione della responsabilità in questione, e prima ancora, della imputabilità richiesta, non è sufficiente la pura e semplice riferibilità oggettiva della causa di invalidità, e neppure la consapevolezza di essa, occorrendo, invece, oltre alla consapevolezza di quei fatti che vengono definiti invalidanti, anche quella della loro attitudine invalidante, mentre la prova di tale consapevolezza e del comportamento omissivo o commissivo del responsabile, incombe secondo le regole generali, su chi afferma l'esistenza di tale imputabilità.

Cassazione civile sez. I  27 aprile 1993 n. 4953  

 

L'art. 129-bis c.c. - in tema di responsabilità del coniuge in mala fede e del terzo per la nullità del matrimonio - sebbene non identicamente formulato rispetto all'art. 139 c.c. del 1942, comprende nella sua più ampia portata anche l'ipotesi da quest'ultimo già disciplinata (conoscenza della causa di nullità e onere di comunicarla all'altra parte), poiché per l'affermazione dell'imputabilità di cui alla norma sopravvenuta non è sufficiente la riferibilità oggettiva della causa di invalidità e non basta neppure la consapevolezza (certa o probabile) di essa, ma occorre altresì, un comportamento ulteriore (commissivo od omissivo) del responsabile, contrario al generale dovere di correttezza, che abbia contributo alla celebrazione del matrimonio nullo e ravvisabile anche nella omessa comunicazione (deliberata o semplicemente volontaria) al coniuge in buona fede del fatto invalidante.

Cassazione civile sez. I  10 maggio 1984 n. 2862  

 

Qualora, con sentenza canonica resa esecutiva in Italia, sia stata dichiarata la nullità del matrimonio concordatario per impotenza assoluta del marito, nel giudizio successivamente proposto innanzi al giudice italiano e diretto ad ottenere la condanna del marito alla congrua indennità prevista dall'art. 139 bis c.c. non èammissibile la prova diretta a dimostrare - al fine di escludere la riferibilità allo stesso della nullità del matrimonio per mancata conoscenza della causa invalidante - che il marito medesimo era affetto da impotenza relativa, attesa l'impossibilità di provare fatti contrastanti con altri fatti coperti dal giudicato, anche se diretti al conseguimento di finalità per sè compatibili con la verità precedentemente accertata.

Cassazione civile sez. I  10 maggio 1984 n. 2862  

 



 
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