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Art. 1393 codice civile: Giustificazione dei poteri del rappresentante

Il terzo che contratta col rappresentante può sempre esigere che questi giustifichi i suoi poteri e, se la rappresentanza risulta da un atto scritto, che gliene dia una copia da lui firmata (1).


Commento

Rappresentante: [v. 1388].

 

(1) La legge dà la possibilità al soggetto che entra in contatto con il rappresentante di premunirsi contro la eventuale irrilevanza dell’atto [v. 1398], che potrebbe essere concluso da quest’ultimo senza averne il potere. Il terzo, infatti, ha la facoltà di chiedere che il rappresentante provi il suo potere di rappresentanza.

 

Si tratta di una facoltà e non di un obbligo. Per cui, nel caso di mancata richiesta, il terzo non può essere considerato in colpa ai fini di cui all’art. 1398, e potrà sempre invocare nei confronti del rappresentato l’esistenza di una procura apparente.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

Il principio dell'apparenza del diritto, mediante il quale viene tutelato l'affidamento incolpevole del terzo che abbia contrattato con colui che appariva legittimato ad impegnare altri, trova operatività alla duplice condizione che sussista la buona fede di chi ne invoca l'applicazione e un comportamento almeno colposo di colui che ha dato causa alla situazione di apparenza. Cassa con rinvio, App. Bologna, 21/01/2011

Cassazione civile sez. III  04 novembre 2014 n. 23448  

 

 

Mandato

La recettizietà della procura non comporta che la sua efficacia sia subordinata alla consegna dell'originale del documento al rappresentante, essendo sufficiente che il mandante gli comunichi il conferimento dei poteri rappresentativi, anche tramite consegna di una copia dell'atto. Rigetta, Trib. Como, 28/06/2007

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14808  

 

Le norme in tema di rappresentanza non impongono al rappresentante di indicare gli estremi della procura nel contratto concluso in nome e nell'interesse del rappresentato, neppure nel caso di conclusione di contratti a forma vincolata. La giustificazione dei poteri del rappresentante è prevista dall'art. 1393 c.c. come conseguenza della richiesta, che il terzo è facoltizzato a fare in qualsiasi momento (sia prima, sia dopo il contratto), per precostituirsi la prova che l'atto rientra nei poteri conferiti dal rappresentato. Nel caso di contratto avente ad oggetto beni immobili, poiché la forma della procura deve risultare da atto scritto, ai sensi dell'art. 1392 c.c., il terzo ha facoltà di pretendere che il rappresentante gli consegni una copia della procura.

Cassazione civile sez. II  23 giugno 2014 n. 14215  

 

In materia di rappresentanza, il principio dell'apparenza del diritto a tutela dell'affidamento del terzo contraente non trova applicazione nei confronti degli gli enti pubblici attesa la presunzione di conoscenza delle norme di legge che ne disciplinano in modo inderogabile la rappresentanza esterna, dovendosi tener conto che la volontà della P.A., esprimendosi in modo preciso e non ingannevole attraverso atti formali, emessi all'esito di un iter dettagliatamente descritto dalla legge, del quale i terzi hanno la possibilità di rendersi edotti, esclude, di norma, la configurabilità di un comportamento colposo dell'ente. Rigetta, App. Roma, 23/01/2006

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2014 n. 12179  

 

Ai fini dell’operatività della rappresentanza apparente non ha alcun rilievo ostativo la mancata richiesta di giustificazione dei poteri esercitati dal rappresentante, occorrendo, a norma dell’art. 1393 c.c. la buona fede del terzo che abbia concluso atti con il falso rappresentante e un comportamento colposo del rappresentato, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente.

Tribunale Milano sez. VII  07 ottobre 2013 n. 12357  

Il principio dell’apparenza del diritto, riconducibile a quello più generale della tutela dell’affidamento incolpevole, può essere invocato con riguardo alla rappresentanza, allorché, indipendentemente dalla richiesta di giustificazione dei poteri del rappresentante a norma dell’art. 1393 c.c., non solo vi sia la buona fede del terzo che abbia concluso atti con il falso rappresentante, ma vi sia anche un comportamento colposo del rappresentato, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante.

Corte appello Firenze sez. II  28 febbraio 2013 n. 366  

 

 

Società

La riconduzione alla previsione dell'art. 1394 del c.c., anziché a quella degli art. 2373 e 2374 del c.c. di una fattispecie di conflitto di interessi, dedotta con riferimento alle fideiussioni stipulate dall'amministratore unico di una società a responsabilità limitata, integra gli estremi di una diversa qualificazione del fatto posto a fondamento della eccezione di invalidità delle fideiussioni e non configura una eccezione diversa da quella sollevata dalla parte (con conseguente violazione dell'art. 112 del c.p.c.). Le fattispecie contemplate dalla citate disposizioni - infatti - si differenziano per il fatto che nel caso previsto dall'art. 1394 del c.c. il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 3291 il conflitto si manifesta, rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione, al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Deriva da quanto precede, pertanto che ove nella eccezione sia mancata del tutto - come nella specie - il riferimento al momento deliberativo nell'ambito delle determinazione di un organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi, dedotto oltretutto con riferimento al contratto stipulato da una amministratore unico di una s.r.l., alla disciplina dettata dall'art. 1394 del c.c. non solo è l'unica possibile, ma - non implicando né una modifica e/o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole tratte - rappresenta il legittimo esercizio del potere di qualificazione spettante al giudice.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089  

 

 

Avvocato

Ai fini di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura ad litem e rapporto che si instaura tra il professionista incaricato e il soggetto che ha conferito l'incarico, il quale può essere anche diverso da colui che ha rilasciato la procura, con la conseguenza che, in tal caso, chi agisce per il conseguimento del compenso ha l'onere di provare il conferimento dell'incarico da parte del terzo, dovendosi, in difetto dell'assolvimento di tale onere probatorio presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura.

Cassazione civile sez. II  04 giugno 2013 n. 14110  

 

 

Lavoro subordinato

L'impugnativa stragiudiziale ex art. 6 legge n. 604 del 1966 può efficacemente essere eseguita in nome e per conto del lavoratore licenziato dal suo difensore previamente munito di apposita procura, senza che il suddetto rappresentante abbia l'onere di comunicarla o documentarla, nel termine di cui al citato art. 6, al datore di lavoro, salvo che questi non gliene faccia richiesta ai sensi dell'art. 1393 c.c., applicabile ex art. 1324 c.c. anche agli atti unilaterali. A sua volta, l'anteriorità della procura rispetto all'impugnativa manifestata dal rappresentante può dimostrarsi in giudizio con ogni mezzo

Cassazione civile sez. lav.  18 maggio 2012 n. 7866  

 

 



 
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