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Art. 1394 codice civile: Conflitto d’interessi

Il contratto concluso dal rappresentante (1) in conflitto d’interessi col rappresentato può essere annullato su domanda del rappresentato, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo (2).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Rappresentante: [v. 1388]; Annullamento: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII].

Conflitto d’interessi: si verifica quando il rappresentante conclude un contratto con il quale persegue un interesse proprio o di altro soggetto (terzo) incompatibile con l’interesse del rappresentato, in modo che all’utilità conseguita dal rappresentante per sé medesimo o per il terzo, segua o possa seguire il danno del rappresentato.

 

(1) Il rappresentante agisce nell’interesse del rappresentato [v. 1388], ma gli è consentito di perseguire anche un interesse proprio o altrui, a patto che non sia in contrasto con quello facente capo al rappresentato.

 

(2) Il contratto concluso dal rappresentante in conflitto di interesse col rappresentato è annullabile solo se il conflitto era conosciuto o riconoscibile con l’ordinaria diligenza dal terzo (il soggetto che stipula con il rappresentante).

 

L’incompatibilità va accertata con riferimento al singolo atto, le cui caratteristiche consentono al rappresentante di ottenere dei vantaggi solamente passando attraverso il sacrificio del rappresentato.


Giurisprudenza annotata

Società

Nella fattispecie prevista dall'art. 1394 c.c., il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 2391 c.c. il conflitto di interessi (rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione) si manifesta al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Ne consegue che, ove l'eccezione di invalidità della fideiussione stipulata dall'amministratore di una società a responsabilità limitata sia formulata senza riferimento alla deliberazione dell'organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi dedotto, specie se relativo ad un contratto stipulato dall'amministratore unico, alla disciplina dettata dall'art. 1394 c.c., anziché alle norme - invocate dalla parte - degli art. 2373 e 2391 c.c., non solo è l'unica possibile, ma, non implicando né una modifica o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole trarre, rappresenta il legittimo esercizio del potere spettante al giudice di diversa qualificazione del fatto posto a fondamento dell'eccezione. Rigetta, App. Messina, 21/03/2008

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089

 

La riconduzione alla previsione dell'art. 1394 del c.c., anziché a quella degli art. 2373 e 2374 del c.c. di una fattispecie di conflitto di interessi, dedotta con riferimento alle fideiussioni stipulate dall'amministratore unico di una società a responsabilità limitata, integra gli estremi di una diversa qualificazione del fatto posto a fondamento della eccezione di invalidità delle fideiussioni e non configura una eccezione diversa da quella sollevata dalla parte (con conseguente violazione dell'art. 112 del c.p.c.). Le fattispecie contemplate dalla citate disposizioni - infatti - si differenziano per il fatto che nel caso previsto dall'art. 1394 del c.c. il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 3291 il conflitto si manifesta, rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione, al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Deriva da quanto precede, pertanto che ove nella eccezione sia mancata del tutto - come nella specie - il riferimento al momento deliberativo nell'ambito delle determinazione di un organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi, dedotto oltretutto con riferimento al contratto stipulato da una amministratore unico di una s.r.l., alla disciplina dettata dall'art. 1394 del c.c. non solo è l'unica possibile, ma - non implicando né una modifica e/o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole tratte - rappresenta il legittimo esercizio del potere di qualificazione spettante al giudice.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089  

 

In tema di società di capitali, l'approvazione del bilancio non costituisce ratifica tacita dell'operato dell'amministratore in conflitto d'interessi, in quanto sia la disciplina del bilancio che quella dell'assemblea hanno natura imperativa e rispondono all'interesse pubblico ad un regolare svolgimento dell'attività economica. Rigetta, App. Genova, 01/03/2006

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6220  

 

La liquidazione di società non è funzionale solo al pagamento dei debiti sociali, ma anche alla ripartizione del residuo tra i soci, dei cui interessi si deve tener conto nelle operazioni di liquidazione del patrimonio sociale, durante le quali, pertanto, permane l'interesse della società ad ottenere il corrispettivo più alto possibile dalla vendita dei suoi beni. (Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha confermato l'annullamento, ex art. 1394 cod. civ., di una vendita a prezzo irrisorio di un bene sociale per conflitto di interessi del liquidatore, pur in assenza di un danno ai creditori sociali). Rigetta, App. Genova, 01/03/2006

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6220  

 

In tema di società per azioni, quando il singolo amministratore ponga in essere, in mancanza di una delibera del consiglio di amministrazione, un atto con il terzo che rientri, invece, nella competenza di tale organo, l'incidenza del conflitto di interessi sulla validità del negozio deve essere regolata sulla base, non già dell'art. 2391 c.c. (il quale, riferendosi al conflitto che emerge in sede deliberativa, concerne l'esercizio del potere di gestione, in un momento, quindi, anteriore a quello in cui l'atto viene posto in essere, in nome della società, nei confronti del terzo), ma della disciplina generale di cui all'art. 1394 c.c. Al riguardo, costituendo il divieto di agire in conflitto di interessi con la società rappresentata un limite derivante da una norma di legge, la sua rilevanza esterna non è subordinata ai presupposti stabiliti dal comma 2 dell'art. 2384 c.c., il cui ambito di applicazione è riferito alle limitazioni del potere di rappresentanza derivanti dall'atto costitutivo o dallo statuto, che abbiano, cioè, la propria fonte (non nella legge, ma) nell'autonomia privata. (Pronuncia resa in fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6).

Cassazione civile sez. I  13 febbraio 2013 n. 3501  

 

 

Fideiussione

Nel caso in cui una società abbia prestato fideiussione in favore di un'altra società il cui amministratore sia contemporaneamente amministratore della prima, l'esistenza di un conflitto d'interessi tra la società garante ed il suo amministratore, ai sensi dell'art. 1394 c.c. ed ai fini dell'annullabilità del contratto, non può essere fatta discendere da un'aprioristica considerazione della soggettiva coincidenza dei ruoli di amministratore delle due società, ma dev’essere accertata in concreto, sulla base di una comprovata relazione antagonistica di incompatibilità degli interessi di cui siano portatori, rispettivamente, la società che ha prestato la garanzia ed il suo amministratore, e della riconoscibilità della stessa da parte dell'altro contraente.

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2012 n. 17640  

 

L'annullabilità di una fideiussione non può discendere da un conflitto di interessi tra la società garante ed il suo amministratore, sulla semplice considerazione che vi è una coincidenza soggettiva dei ruoli di amministratore, ma deve essere accertata in concreto, sulla base di una relazione d'incompatibilità degli interessi e della riconoscibilità della stessa da parte dell'altro contraente.

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2012 n. 17640  

 



 
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