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Art. 1395 codice civile: Contratto con se stesso

È annullabile il contratto che il rappresentante conclude con se stesso, in proprio (1) o come rappresentante di un’altra parte (2), a meno che il rappresentato lo abbia autorizzato specificatamente ovvero il contenuto del contratto sia determinato in modo da escludere la possibilità di conflitto d’interessi (3).

L’impugnazione può essere proposta soltanto dal rappresentato.


Commento

(1) Il rappresentante assume cioè la veste di parte (sostanziale) contrattuale: ad esempio Tizio, rappresentante di Caio, compra egli stesso il bene che quest’ultimo gli ha incaricato di vendere.

 

(2) Il rappresentante agisce cioè in nome e per conto di ambedue le parti contrattuali: ad esempio Tizio, rappresentante di Caio, che vuole vendere il bene, è anche rappresentante di Sempronio che vuole acquistare.

 

(3) Ad esempio il prezzo predeterminato dal rappresentato, merci acquistate o vendute a prezzo fisso o di mercato o a condizioni più vantaggiose di quelle correnti.


Giurisprudenza annotata

Mandato e rappresentanza

È annullabile il contratto concluso dal rappresentante con sé stesso se la procura, che pure l'autorizza a un simile contratto, non contiene una determinazione degli elementi negoziali sufficiente a tutelare il rappresentato, e, in particolare, l'indicazione di un prezzo minimo per la vendita dell'immobile avvenuta, secondo una perizia, a valori dimezzati rispetto a quelli di mercato.

 Cassazione civile sez. VI  04 novembre 2013 n. 24674  

 

In tema di contratto concluso dal rappresentante con se stesso, l’art. 1395 c.c. contiene una presunzione “iuris tantum” di conflitto di interessi, che è onere del rappresentante superare mediante la dimostrazione delle condizioni assunte dal legislatore come idonee ad assicurare la tutela del rappresentato per via del ruolo attivo che egli assume nella fase prodromica del contratto. Rigetta, App. Brescia, 17/11/2008

Cassazione civile sez. III  20 agosto 2013 n. 19229  

 

In caso di contratto con sé stesso, l'autorizzazione data dal rappresentato è idonea a escludere il conflitto di interessi in quanto sia accompagnata dalla puntuale determinazione degli elementi negoziali sufficienti ad assicurare la tutela del medesimo (nella specie, è stata ritenuta ininfluente la circostanza che erano state autorizzate le modalità per la determinazione del prezzo di vendita di un bene e che il rappresentante si fosse attenuto ai criteri suggeriti dal perito). Cassa App. Roma, 27 aprile 2005

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143  

 

In caso di contratto con sé stesso, per ritenere sussistente l'autorizzazione, è necessario che sia certa la consapevolezza, da parte del rappresentato, della particolare situazione di confitto di interessi. Cassa App. Roma, 27 aprile 2005

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143

 

Non può desumersi la convalida tacita di un contratto concluso con sé stesso dall'amministratore di una società, che presuppone inequivocabilmente la prova della già acquisita certezza della causa di annullabilità del negozio, né dall'iscrizione in bilancio del corrispettivo percepito o dall'approvazione del bilancio stesso, i quali erano atti necessari per la vita della società, né dalla conferma dell'amministratore di cui non sia stata discussa consapevolmente la pattuizione conflittuale. Cassa App. Roma, 27 aprile 2005

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143  

 

In tema di annullabilità del contratto concluso dal rappresentante con sé stesso, l'autorizzazione data dal rappresentato al rappresentante a concludere il contratto con sé stesso in tanto può considerarsi idonea ad escludere la possibilità di un conflitto di interessi, e quindi l'annullabilità del contratto, in quanto sia accompagnata dalla puntuale determinazione degli elementi negoziali sufficienti ad assicurare la tutela del rappresentato; ne consegue che tale autorizzazione non è idonea quando risulti generica, non contenendo, ad esempio, alcuna indicazione in ordine al prezzo della compravendita, che impedisca eventuali abusi da parte del rappresentante. (Cassa App. Roma 27 aprile 2005 n. 1856).

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143

 

 

Obbligazioni e contratti.

Va cassata, "in parte qua", la sentenza di merito che ha trattato l'ipotesi di annullamento di un contratto concluso dal rappresentante in conflitto d'interessi col rappresentato alla stregua di un'anomala ipotesi di responsabilità caratterizzata dal danno "in re ipsa" (nella specie, a fronte dell'annullamento di un contratto di compravendita, il giudice di merito aveva immediatamente proceduto alla quantificazione del danno subito dal venditore, rapportandolo alla perdita dei canoni locatizi, senza qualificare la responsabilità dell'acquirente e senza distinguere l'obbligo di restituire i frutti dei beni alienati dal danno cagionato dall'annullamento del contratto ovvero dar conto del perché aveva identificato queste due voci). Cassa App. Roma, 27 aprile 2005

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143  

 

 

Intermediari finanziari.

La violazione di una o più tra le norme che disciplinano l'attività di intermediazione mobiliare, nonostante il loro carattere imperativo, in quanto dettate non solo nell'interesse del singolo contraente di volta in volta implicato ma anche nell'interesse generale all'integrità dei mercati finanziari, non comporta automaticamente la nullità dei contratti stipulati dall'intermediario col cliente, vigendo anche nello specifico settore dell'intermediazione finanziaria la tradizionale distinzione tra norme di comportamento dei contraenti e norme di validità del contratto e la violazione delle prime, tanto nella fase prenegoziale quanto in quella attuativa del rapporto genera responsabilità e può esser causa di risoluzione del contratto, ove sì traduca in una forma di non corretto adempimento del generale dovere di protezione e degli specifici obblighi di prestazione gravanti sul contraente, ma non incide sulla genesi dell'atto negoziale, quanto meno nel senso che non è idonea a provocarne la nullità.

Tribunale Pisa  15 marzo 2012 n. 311  

 

 

Appello

In materia contrattuale, pur essendo l'obbligo di restituzione della prestazione ricevuta un effetto naturale dell'annullamento del contratto, sul piano processuale è necessario che la parte proponga specifica domanda ai fini di detti effetti restitutori; ne consegue che, ove sia stata proposta in primo grado la domanda di annullamento del contratto con richiesta di risarcimento danni, al giudice d'appello è preclusa, ai sensi dell'art. 183 c.p.c., la possibilità di prendere in esame la domanda restitutoria avanzata per la prima volta dopo la definitiva determinazione della materia del contendere, trattandosi di domanda nuova.

Cassazione civile sez. II  15 marzo 2012 n. 4143  



 
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