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Art. 1398 codice civile: Rappresentanza senza potere

Colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli (1), è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato senza sua colpa (2) nella validità del contratto (3).


Commento

Rappresentante: [v. 1388].

 

(1) Si tratta, rispettivamente, delle ipotesi di difetto (cd. falsus procurator) e di eccesso di potere rappresentativo.

 

(2) Il terzo è in colpa quando è caduto in un errore evitabile con l’uso della ordinaria diligenza.

 

(3) Il contratto concluso dal rappresentante senza potere, pur essendo valido in quanto completo di tutti i suoi elementi strutturali, è inefficace: a) verso il rappresentato (perché il potere di rappresentanza non esisteva); b) verso il rappresentante, perché avendo questi dichiarato di agire in nome altrui e non a nome proprio, non era con lui, bensì con il rappresentato che il terzo intendeva costituire il rapporto contrattuale.

Il contratto concluso dal falsus procurator comporta però la responsabilità, di natura precontrattuale [v. 1337-1338], del rappresentante che è tenuto a risarcire il terzo (l’altra parte contraente) del danno da questi sofferto per avere confidato senza colpa nel potere di rappresentanza.


Giurisprudenza annotata

Mandato e rappresentanza

Il contratto concluso dal "falsus procurator" non é nullo ma solo inefficace, la cui rilevazione è consentita solo su eccezione della parte falsamente rappresentata senza necessità di ricorrere a particolari formule ed anche in via implicita, essendo sufficiente, a tal fine, che la parte deduca la propria estraneità al rapporto dedotto in giudizio. Cassa e decide nel merito, Trib. Lecce, 02/07/2008

Cassazione civile sez. I  19 novembre 2014 n. 24643  

 

In materia di rappresentanza, il principio dell'apparenza del diritto a tutela dell'affidamento del terzo contraente non trova applicazione nei confronti degli gli enti pubblici attesa la presunzione di conoscenza delle norme di legge che ne disciplinano in modo inderogabile la rappresentanza esterna, dovendosi tener conto che la volontà della P.A., esprimendosi in modo preciso e non ingannevole attraverso atti formali, emessi all'esito di un iter dettagliatamente descritto dalla legge, del quale i terzi hanno la possibilità di rendersi edotti, esclude, di norma, la configurabilità di un comportamento colposo dell'ente. Rigetta, App. Roma, 23/01/2006

Cassazione civile sez. I  30 maggio 2014 n. 12179  

 

Il contratto concluso dal rappresentante senza potere non è nullo e neppure annullabile, ma è soltanto inefficace, e configura tutt'al più fattispecie in via di formazione, fino all'eventuale ratifica da parte del rappresentato. Pertanto l'inefficacia degli atti compiuti dal rappresentante senza potere è quindi rilevabile solo su eccezione del rappresentato e non d'ufficio.

Cassazione civile sez. III  08 aprile 2014 n. 8152

 

Nel caso della rappresentanza senza potere, la ratifica dell'attività svolta dal "falsus procurator" non si realizza con la semplice conoscenza che di essa abbia avuto il "dominus", ma esige che tale soggetto ponga in essere una manifestazione di volontà, da portare a conoscenza dell'altro contraente, diretta ad approvare il contratto concluso senza potere rappresentativo ed a farne propri, con efficacia retroattiva, gli effetti. Rigetta, Trib. Trani sez. dist. Molfetta, 29/10/2007

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2014 n. 2153  

 

In tema di rappresentanza, possono essere invocati i principi dell’apparenza del diritto e dell’affidamento incolpevole allorché non solo vi sia la buonafede del terzo che ha stipulato con il falso rappresentante, ma anche un comportamento colposo del rappresentato, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente.

Tribunale Arezzo  16 gennaio 2014 n. 49  

 

 

Obbligazioni e contratti.

Il principio dell'apparenza del diritto, mediante il quale viene tutelato l'affidamento incolpevole del terzo che abbia contrattato con colui che appariva legittimato ad impegnare altri, trova operatività alla duplice condizione che sussista la buona fede di chi ne invoca l'applicazione e un comportamento almeno colposo di colui che ha dato causa alla situazione di apparenza. Cassa con rinvio, App. Bologna, 21/01/2011

Cassazione civile sez. III  04 novembre 2014 n. 23448  

 

Il principio dell'apparenza del diritto, riconducibile a quello più generale della tutela dell'affidamento incolpevole, può essere invocato in relazione alla rappresentanza quando, a prescindere dalla richiesta di giustificazione dei poteri del rappresentante, non solo sussista la buona fede del terzo che abbia concluso un atto negoziale con il falso rappresentato, ma ci si trovi dinanzi a un comportamento colposo, non meramente omissivo, del rappresentato, idoneo a suscitare nel terzo la convinzione della validità del potere si rappresentanza conferito. È rimesso poi al giudice di merito l'accertamento degli elementi obiettivi idonei a giustificare la ragionevole convinzione del terzo circa la corrispondenza della situazione apparente a quella reale ed è censurabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione.

Tribunale Foggia sez. II  24 aprile 2013 n. 624  

 

La cosiddetta apparenza del diritto - la quale può assumere sia la forma della apparenza pura, caratterizzata dalla presenza di una situazione di fatto difforme da quella di diritto, nonché dall'errore scusabile della parte o del terzo che abbiano confidato nello schema apparente, sia la forma dell'apparenza colposa, contraddistinta, oltre che dalla presenza dei suindicati elementi, anche dalla colpa del soggetto contro cui l'apparenza è invocata - non integra un istituto a carattere generale con connotazioni definite e precise ma, al contrario, opera nell'ambito dei singoli negozi giuridici secondo il vario grado di tolleranza di questi, in ordine alla prevalenza dello schema apparente su quello reale. In particolare, per quanto attiene alla rappresentanza negoziale, nel mentre è irrilevante l'apparenza di diritto pura, che non può mai prevalere sul mancato conferimento dei poteri rappresentativi, dovendosi in tale caso applicare la disciplina di cui agli art. 1398 e 1399 c.c., può assumere rilievo l'apparenza colposa, nel caso in cui si accerti un malizioso o negligente comportamento del rappresentato apparente tale da fare presumere la volontà di conferire al procuratore i suddetti poteri. Anche questa ultima forma di apparenza, peraltro, deve ritenersi inoperante, nel caso in cui sia individuabile una colpa inescusabile nel soggetto che versi in errore. Colpa che sussiste sia qualora tale errore avrebbe potuto essere evitato mediante l'impiego della normale prudenza nella condotta degli affari, ovvero l'utilizzazione appropriata degli strumenti legali di pubblicità, sia nella ipotesi in cui il conferimento dei poteri rappresentativi debba assumere la forma scritta "ad substantiam". In tema di contratto preliminare di compravendita immobiliare, pertanto, il principio dell'apparenza del diritto non può essere invocato dal promissario acquirente che abbia confidato nella sussistenza del potere rappresentativo del contraente che abbia speso il nome del promittente alienante pure in assenza di una procura rilasciata in forma scritta, giacché per il contratto preliminare è richiesta la stessa forma scritta "ad substantiam" stabilita per il negozio definitivo.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7473



 
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