codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1409 codice civile: Rapporti fra contraente ceduto e cessionario

Il contraente ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni derivanti dal contratto, ma non quelle fondate su altri rapporti col cedente, salvo che ne abbia fatto espressa riserva al momento in cui ha consentito alla sostituzione (1).


Commento

Eccezione: s’intende, in questo caso, qualunque deduzione opposta da una parte all’altra per evitare o ritardare l’adempimento (es.: (—) di nullità del contratto).

 

(1) Il cessionario subentra nella stessa posizione contrattuale del cedente e, d’altra parte, la posizione contrattuale del ceduto resta invariata. Il cessionario non può opporre eccezioni fondate su altri rapporti con il cedente (es.: la compensazione per altro credito del cedente).


Giurisprudenza annotata

Impiegati comunali

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 49, comma 1, d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150, sollevata in riferimento all'art. 117 comma 4 cost. La norma impugnata non appartiene ad ambiti materiali di competenza regionale, bensì alla materia dell'ordinamento civile, in quanto l'istituto della mobilità volontaria altro non è che una fattispecie di cessione del contratto; a sua volta, la cessione del contratto è un negozio tipico disciplinato dal codice civile (art. 1406-1410). Si è, pertanto, in materia di rapporti di diritto privato e gli oneri imposti alla p.a. dalle nuove disposizioni introdotte dall'art. 49 d.lg. n. 150 del 2009 rispondono semplicemente alla necessità di rispettare l'art. 97 cost., e, precisamente, i principi di imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione.

Corte Costituzionale  12 novembre 2010 n. 324  

 

 

Locazione di cose

In caso di cessione del contratto di locazione ai sensi dell'art. 36 della legge n. 392 del 1978, qualora il locatore non abbia liberato il cedente, tra quest'ultimo e il cessionario, divenuto successivo conduttore dell'immobile, viene ad instaurarsi un vincolo di responsabilità sussidiaria, caratterizzato dal beneficium ordinis, che consente, perciò, al locatore di agire nei confronti del cedente per il soddisfacimento delle obbligazioni inerenti al suddetto contratto (ivi comprese quelle riguardanti le pretese risarcitorie connesse alla perdita o al deterioramento del bene locato, di cui all'art. 1588 c.c.), solo dopo che si sia venuto a configurare l'inadempimento del nuovo conduttore, nei cui confronti è necessaria la preventiva richiesta di adempimento mediante la semplice modalità della messa in mora.

Cassazione civile sez. III  04 giugno 2009 n. 12896

 

Siccome il giudicato sostanziale si forma soltanto su ciò che ha costituito oggetto della decisione, deve escludersi che tra gli effetti del giudicato di convalida di sfratto sia compreso anche l'accertamento della qualità di conduttori in capo a tutti i diversi soggetti subentrati in una locazione commerciale in forza della cessione speciale prevista dall'art. 36 l. n. 392 del 1978, nei confronti dei quali è, tuttavia, configurabile una corresponsabilità solidale per tutte le obbligazioni contrattuali, dopo però che, nell'ambito di una responsabilità sussidiaria temperata, sia stata effettuata la richiesta di adempimento all'ultimo cessionario della locazione, pur nella modalità semplice della messa in mora, con l'ininfluenza del semplice ritardo e con l'esclusione, inoltre, degli effetti decadenziali tipici della fideiussione legale che nella specie non è configurabile. (Conferma App. Lecce 2 novembre 2002).

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486

 

La cessione del contratto di locazione disciplinata dall'art. 36 l. n. 392 del 1978 costituisce una fattispecie negoziale che consta di elementi essenziali (quali l'accordo tra il cedente e il cessionario unitamente al trasferimento dei diritti e degli obblighi scaturenti dal rapporto) e di elementi solo eventuali, che possono essere di segno positivo, come l'opposizione per gravi motivi alla cessione, o negativo, quale la non liberazione del cedente dall'obbligo di pagamento del canone trasferitosi sul cessionario, che rappresenta una manifestazione di volontà produttiva dell'effetto di rendere cedente e cessionario coobbligati in via sussidiaria (nel senso che il primo può divenire responsabile subordinatamente all'accertato inadempimento del secondo, preventivamente escusso). Nel caso di plurime cessioni successive a catena ciascuna nuova dichiarazione di non liberazione del cedente non spiega in alcun modo effetto caducatorio sulla dichiarazione precedente, con la conseguenza che la fonte dell'obbligazione di ciascun cedente successivo si identifica nella stessa volontà della parte (e, dunque, non nella legge), da cui promana una dichiarazione unilaterale caratterizzantesi come fonte volontaria di obbligazione, costituente un atto idoneo a produrla, in relazione alla norma generale di cui all'art. 1173 c.c., "in conformità dell'ordinamento giuridico" (ovvero, nell'ipotesi in questione, del suddetto art. 36 l. n. 392 del 1978). Da ciò consegue, in proposito, l'assoluta inconfigurabilità dell'istituto della fideiussione legale la cui fonte cesserebbe al cessare dell'obbligazione principale, poiché la fonte - convenzionale e non legale - dell'obbligazione di ciascun successivo cedente è costituita, viceversa, dalla predetta dichiarazione di non liberazione promanante dal creditore, cui la legge riconnette l'effetto automatico dell'estensione del vincolo al debitore-cedente, e, perciò, della sua corresponsabilità con tutti gli altri condebitori. (Nella specie, sulla scorta del complessivo principio riportato, la S.C. ne ha fatto conseguire, rigettando il relativo motivo di ricorso, che il principio della liberazione del primo cedente e di tutti i cedenti intermedi salvo l'ultimo, invocato dal ricorrente, legittimamente sostenibile solo postulando la caducazione dell'effetto della precedente dichiarazione di non liberazione in virtù della successiva cessione e della conseguente successiva similare dichiarazione emessa nei riguardi del successivo cessionario, non risultava affatto predicabile nella dedotta controversia in mancanza di una revoca, sia essa esplicita o tacita, delle precedenti dichiarazioni "non liberatorie").

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

Secondo la disciplina prevista dall'art. 36 l. n. 392 del 1978, la cessione del contratto di locazione deve ritenersi "ipso facto" perfezionata, alla sola condizione che sia ceduta anche l'azienda, con la semplice comunicazione al locatore ceduto, senza che rilevi in proposito l'esercitabilità, da parte del locatore, della facoltà di opporsi alla cessione stessa (da ricondursi, peraltro, necessariamente alla sussistenza di "gravi motivi"), poiché detta opposizione del contraente ceduto, ove riconosciuta fondata in sede giudiziaria, costituisce vicenda successiva ed estranea al negozio originario e si prospetta, perciò, funzionale soltanto all'elisione "ex post" dell'effetto negoziale già prodottosi con l'accordo cedente-cessionario. Pertanto, rispetto alla ordinaria cessione di contratto (che si contraddistingue per la sua struttura negoziale trilaterale), deve ritenersi che la cessione del contratto di locazione non contempla tra i propri elementi costitutivi il consenso del ceduto, mentre l'eventuale dissenso del locatore fondato su gravi motivi integra un elemento estraneo al negozio, siccome funzionale alla sospensione temporanea della cessione e - per il caso di accertamento giurisdizionale o di riconoscimento spontaneo da parte del cedente della fondatezza dell'opposizione - al venir meno degli effetti della medesima cessione (ed eventualmente alla risoluzione del rapporto di locazione).

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

In materia di locazioni, in caso di cessione del contratto di locazione (contestualmente a quella dell'azienda) effettuata ai sensi dell'art. 36 l. n. 392 del 1978 senza il consenso del locatore, tra il cedente e il cessionario divenuto successivo conduttore dell'immobile esiste un vincolo di responsabilità sussidiaria, caratterizzata dal mero “beneficium ordinis”, che consente, perciò, al locatore di rivolgersi al cedente, con l'esperimento delle relative azioni giudiziali per il soddisfacimento delle obbligazioni inerenti il suddetto contratto, solo dopo che si sia consumato l'inadempimento di detto nuovo conduttore, nei cui confronti è necessaria la preventiva richiesta di adempimento mediante la semplice modalità della messa in mora.

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

Nel caso di cessione del contratto di locazione di immobile non abitativo ai sensi dell'art. 36 l. n. 392 del 1978, così come il conduttore cedente, ove non sia stato liberato dal locatore ceduto, risponde solidalmente delle obbligazioni contrattuali scadute successivamente alla cessione, anche il conduttore cessionario risponde solidalmente verso il locatore, ceduto (salva diversa volontà delle parti) delle obbligazioni non ancora adempiute dal cedente al momento della cessione; e ciò anche nell'ipotesi di cessioni intermedie (o plurime), nel qual caso, quindi, tutti i conduttori cedenti e cessionari sono solidalmente obbligati nei confronti del locatore ceduto per le obbligazioni discendenti dal contratto di locazione oggetto di cessione (nella specie, conseguentemente, è stata ritenuta infondata la pretesa del conduttore cessionario che, postulando il carattere sussidiario o subordinato della responsabilità in discorso, sosteneva di non poter essere chiamato a rispondere dei danni verificatisi nell'immobile locato nel periodo precedente al suo subentro nella locazione).

Cassazione civile sez. III  01 giugno 2004 n. 10485

 

In materia di locazioni, in caso di cessione - senza il consenso del locatore - del contratto di locazione insieme all'azienda, dal coordinamento del disposto dell'art. 36 della legge n. 392 del 1978 con i principi in tema di cessione del contratto discende che il conduttore cedente risponde solidalmente verso il locatore ceduto (salva diversa volontà delle parti) delle obbligazioni non adempiute dal cedente. Ciò vale anche nelle ipotesi di cessioni intermedie, dovendosi escludere che sussista responsabilità sussidiaria o subordinata e quindi che il secondo cessionario non possa essere chiamato a rispondere dei danni verificatisi nel periodo precedente a quello della sua locazione.

Cassazione civile sez. III  01 giugno 2004 n. 10485  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti