Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 1410 codice civile: Rapporti fra cedente e cessionario

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il cedente è tenuto a garantire la validità del contratto.

Se il cedente assume la garanzia dell’adempimento del contratto, egli risponde come un fideiussore per le obbligazioni del contraente ceduto (1).

Commento

Fideiussione: [v. Libro IV, Titolo III, Capo XXII; 1936]; Garanzia: [v. 1179].

 

(1) Il cedente deve sempre garantire la validità del contratto ed è responsabile in tutte le ipotesi in cui il contratto viene a cadere (perché nullo, annullabile) o è inefficace; sia o meno la causa di invalidità o di inefficacia conosciuta dal cedente o a lui imputabile.

Giurisprudenza annotata

Impiegati

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 49, comma 1, d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150, sollevata in riferimento all'art. 117 comma 4 cost. La norma impugnata non appartiene ad ambiti materiali di competenza regionale, bensì alla materia dell'ordinamento civile, in quanto l'istituto della mobilità volontaria altro non è che una fattispecie di cessione del contratto; a sua volta, la cessione del contratto è un negozio tipico disciplinato dal codice civile (art. 1406-1410). Si è, pertanto, in materia di rapporti di diritto privato e gli oneri imposti alla p.a. dalle nuove disposizioni introdotte dall'art. 49 d.lg. n. 150 del 2009 rispondono semplicemente alla necessità di rispettare l'art. 97 cost., e, precisamente, i principi di imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione.

Corte Costituzionale  12 novembre 2010 n. 324  

 

 

Locazione di cose

Siccome il giudicato sostanziale si forma soltanto su ciò che ha costituito oggetto della decisione, deve escludersi che tra gli effetti del giudicato di convalida di sfratto sia compreso anche l'accertamento della qualità di conduttori in capo a tutti i diversi soggetti subentrati in una locazione commerciale in forza della cessione speciale prevista dall'art. 36 l. n. 392 del 1978, nei confronti dei quali è, tuttavia, configurabile una corresponsabilità solidale per tutte le obbligazioni contrattuali, dopo però che, nell'ambito di una responsabilità sussidiaria temperata, sia stata effettuata la richiesta di adempimento all'ultimo cessionario della locazione, pur nella modalità semplice della messa in mora, con l'ininfluenza del semplice ritardo e con l'esclusione, inoltre, degli effetti decadenziali tipici della fideiussione legale che nella specie non è configurabile. (Conferma App. Lecce 2 novembre 2002).

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

La cessione del contratto di locazione disciplinata dall'art. 36 l. n. 392 del 1978 costituisce una fattispecie negoziale che consta di elementi essenziali (quali l'accordo tra il cedente e il cessionario unitamente al trasferimento dei diritti e degli obblighi scaturenti dal rapporto) e di elementi solo eventuali, che possono essere di segno positivo, come l'opposizione per gravi motivi alla cessione, o negativo, quale la non liberazione del cedente dall'obbligo di pagamento del canone trasferitosi sul cessionario, che rappresenta una manifestazione di volontà produttiva dell'effetto di rendere cedente e cessionario coobbligati in via sussidiaria (nel senso che il primo può divenire responsabile subordinatamente all'accertato inadempimento del secondo, preventivamente escusso). Nel caso di plurime cessioni successive a catena ciascuna nuova dichiarazione di non liberazione del cedente non spiega in alcun modo effetto caducatorio sulla dichiarazione precedente, con la conseguenza che la fonte dell'obbligazione di ciascun cedente successivo si identifica nella stessa volontà della parte (e, dunque, non nella legge), da cui promana una dichiarazione unilaterale caratterizzantesi come fonte volontaria di obbligazione, costituente un atto idoneo a produrla, in relazione alla norma generale di cui all'art. 1173 c.c., "in conformità dell'ordinamento giuridico" (ovvero, nell'ipotesi in questione, del suddetto art. 36 l. n. 392 del 1978). Da ciò consegue, in proposito, l'assoluta inconfigurabilità dell'istituto della fideiussione legale la cui fonte cesserebbe al cessare dell'obbligazione principale, poiché la fonte - convenzionale e non legale - dell'obbligazione di ciascun successivo cedente è costituita, viceversa, dalla predetta dichiarazione di non liberazione promanante dal creditore, cui la legge riconnette l'effetto automatico dell'estensione del vincolo al debitore-cedente, e, perciò, della sua corresponsabilità con tutti gli altri condebitori. (Nella specie, sulla scorta del complessivo principio riportato, la S.C. ne ha fatto conseguire, rigettando il relativo motivo di ricorso, che il principio della liberazione del primo cedente e di tutti i cedenti intermedi salvo l'ultimo, invocato dal ricorrente, legittimamente sostenibile solo postulando la caducazione dell'effetto della precedente dichiarazione di non liberazione in virtù della successiva cessione e della conseguente successiva similare dichiarazione emessa nei riguardi del successivo cessionario, non risultava affatto predicabile nella dedotta controversia in mancanza di una revoca, sia essa esplicita o tacita, delle precedenti dichiarazioni "non liberatorie").

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

Secondo la disciplina prevista dall'art. 36 l. n. 392 del 1978, la cessione del contratto di locazione deve ritenersi "ipso facto" perfezionata, alla sola condizione che sia ceduta anche l'azienda, con la semplice comunicazione al locatore ceduto, senza che rilevi in proposito l'esercitabilità, da parte del locatore, della facoltà di opporsi alla cessione stessa (da ricondursi, peraltro, necessariamente alla sussistenza di "gravi motivi"), poiché detta opposizione del contraente ceduto, ove riconosciuta fondata in sede giudiziaria, costituisce vicenda successiva ed estranea al negozio originario e si prospetta, perciò, funzionale soltanto all'elisione "ex post" dell'effetto negoziale già prodottosi con l'accordo cedente-cessionario. Pertanto, rispetto alla ordinaria cessione di contratto (che si contraddistingue per la sua struttura negoziale trilaterale), deve ritenersi che la cessione del contratto di locazione non contempla tra i propri elementi costitutivi il consenso del ceduto, mentre l'eventuale dissenso del locatore fondato su gravi motivi integra un elemento estraneo al negozio, siccome funzionale alla sospensione temporanea della cessione e - per il caso di accertamento giurisdizionale o di riconoscimento spontaneo da parte del cedente della fondatezza dell'opposizione - al venir meno degli effetti della medesima cessione (ed eventualmente alla risoluzione del rapporto di locazione).

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2007 n. 9486  

 

 

Obbligazioni

La cessione del contratto si configura essere contratto plurilaterale, che si perfeziona quando il proponente (o i proponenti, nel caso di proposta comune tra cedente e cessionario) ha notizia dell'accettazione dell'ultimo dei due destinatari, assumendo pertanto imprescindibile rilievo al riguardo (pure) il consenso del contraente ceduto, che, così come quello delle altre parti, può essere espresso anche tacitamente (salvo che per il contratto ceduto siano richiesti particolari requisiti di forma, in tal caso da osservarsi anche per la cessione del contratto, e, quindi, anche da parte del ceduto medesimo), pure successivamente (ma sempre che non sia venuto meno) all'accordo tra cedente e cessionario, l'accertamento della cui sussistenza costituisce peraltro indagine di fatto, rimessa al giudice del merito ed insindacabile in sede di legittimità ove congruamente motivata.

Cassazione civile sez. III  15 marzo 2004 n. 5244  

 

La cessione del contratto comporta il trasferimento soggettivo del complesso unitario di diritti ed obblighi derivanti dal contratto, lasciando immutati gli elementi oggettivi essenziali e realizzando soltanto una sostituzione soggettiva, il che non esclude che, a cessione avvenuta (o contestualmente alla stessa) il cessionario ed il contraente ceduto possano accordarsi fra loro per apportare delle modifiche al contenuto del contratto originario, restando, in assenza di tale accordo, immutato il contenuto del contratto originario.

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 2003 n. 16635  

 

Il principio secondo cui la cessione del contratto importa il trasferimento di questo nel suo complesso unitario di diritti ed obblighi, lasciandone immutati gli elementi oggettivi essenziali e realizzando soltanto una sostituzione soggettiva, non esclude che, a cessione avvenuta o contestualmente alla stessa, il cessionario ed il contraente ceduto possano accordarsi tra loro per apportare delle modifiche al contenuto del contratto originario.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 1995 n. 12576  

 

La cessione del contratto, che implica la sostituzione di uno dei contraenti con un altro, presuppone che l'oggetto dell'obbligazione rimanga immutato, nel senso che, se pur non possano escludersi modificazioni marginali, tuttavia queste non devono concernere gli elementi essenziali del contratto, che devono, invece, rimanere sostanzialmente invariati; è, invece, possibile, nei rapporti tra cedente e cessionario, l'inserimento di obbligazioni aggiuntive, purché le stesse abbiano oggetto diverso da quello del contratto ceduto, non siano con esso confliggenti e non alterino comunque il primitivo assetto del sinallagma.

Cassazione civile sez. II  09 agosto 1990 n. 8098



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