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Art. 1414 codice civile: Effetti della simulazione tra le parti

Il contratto simulato non produce effetto tra le parti.

Se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purchè ne sussistano i requisiti di sostanza (1) e di forma (2).

Le precedenti disposizioni si applicano anche agli atti unilaterali destinati a una persona determinata, che siano simulati per accordo tra il dichiarante e il destinatario.


Commento

Parti: [v. 1321]; Forma: [v. 1325].

 

(1) Ossia purché il suo contenuto sia lecito, possibile, determinato o determinabile (requisiti di sostanza) [v. 1346].

 

(2) Pertanto nel caso in cui sia prescritta dalla legge una determinata forma per il contratto dissimulato, tale forma deve essere stata utilizzata nel contratto simulato: ad esempio, se il contratto dissimulato è una donazione ed il contratto simulato è una compravendita, quest’ultimo deve rivestire la forma dell’atto pubblico, essendo tale forma prescritta per la donazione.

 

In genere, le parti ricorrono alla simulazione per perseguire finalità vietate dalla legge (es.: sottrarre i beni all’aggressione dei creditori), ma non è escluso che essa possa essere utilizzata per consentire alle parti la realizzazione dei propri concreti interessi nel rispetto della legge.

 


Giurisprudenza annotata

Simulazione

Qualora un soggetto acquisti, con un solo rogito notarile, più beni o più quote del medesimo bene da soggetti diversi, il documento contrattuale, sebbene formalmente unico, in realtà contiene più atti di vendita indipendenti ed autonomi tra loro, ciascuno dei quali, con proprie parti ed oggetto, improduttivo di effetti rispetto gli altri partecipanti all'atto, da qualificarsi terzi, sicché, nel giudizio avente ad oggetto la simulazione o la revocatoria della compravendita, i venditori assumono la posizione di litisconsorti necessari soltanto ove sia impugnato il trasferimento congiunto dei beni indivisi considerati nella loro unitarietà, ovvero nel caso in cui sia dedotta l'esistenza di un collegamento funzionale tra le singole vendite, e non anche quando sia invocata la simulazione o l'inefficacia del trasferimento dei singoli beni o delle sole quote appartenenti ad uno dei venditori. Rigetta, App. Roma, 08/10/2007

Cassazione civile sez. I  25 settembre 2014 n. 20294  

 

L'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal "de cuius", diretta a dissimulare, in realtà, una donazione, agisce per la tutela di un proprio diritto ed è terzo rispetto alle parti contraenti, sicché la prova testimoniale e per presunzioni è ammissibile senza limiti quando, sulla premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di riserva, proponga contestualmente all'azione di simulazione una domanda di riduzione della donazione dissimulata, diretta a far dichiarare che il bene fa parte dell'asse ereditario e che la quota a lui spettante va calcolata tenendo conto del bene stesso. Rigetta, App. Venezia, 02/05/2011

Cassazione civile sez. II  22 settembre 2014 n. 19912  

 

L'inammissibilità della prova per presunzioni della simulazione non può essere rilevata dal giudice in assenza di un'espressa eccezione della parte, che, ove non possa essere anteriormente sollevata, deve comunque essere fatta valere con l'atto di impugnazione, poiché i limiti stabiliti dall'art. 1417 cod. civ. (e, più in generale, dagli artt. 2721 e 2722 cod. civ.) sono diretti alla tutela esclusiva degli interessi privati. Cassa con rinvio, App. Torino, 08/03/2012

Cassazione civile sez. VI  17 luglio 2014 n. 16377  

 

In tema di simulazione, l’individuazione della “causa simulandi”, cioè del motivo concreto per il quale le parti abbiano posto in essere un contratto in realtà non voluto, dando vita ad una mera apparenza, resta rilevante solo per fornire indizi rivelatori dell’accordo simulatorio, ma non è indispensabile ai fini della pronuncia di accertamento della simulazione medesima.

Tribunale Foggia sez. I  10 luglio 2014

 

 

Separazione tra coniugi

L'accordo di separazione dei coniugi omologato non è impugnabile per simulazione poiché l'iniziativa processuale diretta ad acquisire l'omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, è volta ad assicurare efficacia alla separazione, così da superare il precedente accordo simulatorio, rispetto al quale si pone in antitesi dato che è logicamente insostenibile che i coniugi possano "disvolere" con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso "volere" l'emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a tale condizione. Rigetta, App. Roma, 09/05/2007

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2014 n. 19319  

 

È da escludere l'impugnabilità per simulazione dell'accordo di separazione una volta omologato giacché l'iniziativa processuale diretta ad acquisire la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche, si risolve in una iniziativa nel senso della efficacia della separazione che vale a superare e neutralizzare il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2014 n. 19312  

 

 

Citazione

La nullità della citazione ai sensi dell'art. 164 cod. proc. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modificazioni introdotte dall'art. 9 della legge 26 novembre 1990, n. 353), presuppone la totale omissione o l'assoluta incertezza dell'oggetto della domanda, sicché non ricorre quando il "petitum" sia comunque individuabile attraverso un esame complessivo dell'atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva. (Nella specie, la S.C., ha ritenuto sufficientemente identificato, attraverso la puntuale indicazione del relativo atto notarile e la descrizione ed i dati catastali dei corrispondenti beni come risultanti dal rogito, l'oggetto della domanda di simulazione o inefficacia di una vendita proposta da una curatela fallimentare). Rigetta, App. Roma, 08/10/2007

Cassazione civile sez. I  25 settembre 2014 n.



 
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