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Art. 1424 codice civile: Conversione del contratto nullo

Il contratto nullo può produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza (1) e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità (2) (3).

 


Commento

Forma: [v. 1325].

 

Conversione (sostanziale) del contratto nullo: modifica del contratto che si realizza eliminando gli elementi invalidi del contratto ed utilizzandone quelli validi.

In tal modo, il contratto produrrà effetti più ristretti, corrispondenti a quelli di un altro contratto, del quale presenti i requisiti di sostanza e di forma (es.: il contratto di locazione ultranovennale, nullo per difetto di forma, si converte in un contratto di locazione di durata inferiore).

 

(1) Abbia, cioè, un contenuto lecito, possibile, determinato o determinabile [v. 1346].

 

(2) Per stabilire se ricorra la possibilità della conversione il giudice dovrà valutare se il contratto nullo contiene i requisiti di sostanza e di forma del contratto diverso, e che gli interessi delle parti siano soddisfatti dal nuovo contratto. Questa valutazione non sarà necessaria laddove la conversione sia espressamente prevista dalla legge (conversione legale).

 

(3) Per la conversione in affitto dei contratti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria e di soccida, cfr. artt. 25 ss., l. 3-5-1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

I poteri officiosi di rilevazione di una nullità negoziale non possono estendersi alla rilevazione di una possibile conversione del contratto, ostandovi il dettato dell'art. 1424 cod. civ., - secondo il quale il contratto nullo può, non deve, produrre gli effetti di un contratto diverso - atteso che, altrimenti, si determinerebbe un'inammissibile rilevazione di una diversa efficacia, sia pur ridotta, di quella convenzione negoziale. Cassa e decide nel merito, App. Brescia, 13/01/2011

Cassazione civile sez. un.  12 dicembre 2014 n. 26242  

 

In tema di conversione del contratto nullo, l'accertamento dell'ipotetica volontà dei contraenti deve essere sollecitato dall'una o dall'altra parte, non potendo essere operato di ufficio dal giudice; inoltre, implicando un'indagine di fatto riservata al giudice di merito, non può essere compiuto in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2012 n. 6633  

 

L'accertamento, ex art. 1424 c.c., ai fini della conversione del negozio nullo, dell'ipotetica volontà delle parti, nel caso avessero conosciuto l'invalidità dell'atto da esse stipulato, implica un'indagine di fatto riservata dal giudice del merito che non può essere compiuta in sede di legittimità e che ove non sia stata in alcun modo sollecitata da una o dall'altra parte nel corso del giudizio di merito non può essere compiuta d'ufficio dal giudice.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2012 n. 6633  

 

L'accertamento, ex art. 1424 c.c. ai fini della conversione del negozio nullo, dell'ipotetica volontà delle parti, nel caso che avessero conosciuto l'invalidità del contratto da esse stipulato, implica un'indagine di fatto riservata al giudice di merito, che non può essere compiuta in sede di Cassazione e che, se non è sollecitata dall'una o dall'altra parte in sede di merito, non può essere compiuta di ufficio dal giudice.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2012 n. 6633

 

L'art. 1424 c.c. sulla conversione dei contratti nulli si applica, in virtù del richiamo operato dall'art. 1324 c.c., anche ai negozi unilaterali, a condizione che l'atto contenga i requisiti di sostanza e di forma dell'atto diverso e che l'atto convertito risponda allo scopo perseguito con quello nullo. Ne consegue che il diniego di rinnovazione della locazione ex art. 29 legge n. 392 del 1978, nullo in relazione alla prima scadenza, ben può convertirsi in una disdetta cosiddetta "semplice" o a regime "libero" (non essendo richiesto che sia motivata) valida per la seconda scadenza contrattuale, recando il contenuto inequivocabile della manifestazione di volontà contraria alla prosecuzione e alla rinnovazione del rapporto.

Cassazione civile sez. III  07 gennaio 2011 n. 263  

 

 

Diritti d'autore

Nell'ipotesi in cui il contratto di edizione a termine contenga solo l'indicazione del numero di copie per la prima edizione, e non anche per le successive edizioni, manca uno dei requisiti previsti a pena di nullità; va esclusa la conversione del predetto contratto, nel contratto di edizione per edizione, quando dal contratto originario risulti che le parti avevano inteso concludere un contratto per più edizioni e con la potenziale determinazione del numero di copie per le successive edizioni.

Cassazione civile sez. I  23 luglio 2010 n. 17279

 

Ai sensi dell'art. 122 della legge n. 633 del 1941 sul diritto di autore, il contratto di edizione, pur nella varietà di contenuto che può assumere nei singoli casi, rientra in due fondamentali fattispecie: la prima, "contratto di edizione per edizione", in cui la durata del rapporto è legislativamente fissata (venti anni), ed è predeterminato dalle parti il numero delle edizioni e degli esemplari, stabilendosi, peraltro, che in mancanza delle indicazioni richieste o di altre speciali pattuizioni sostitutive, il contratto si intende stipulato per una sola edizione e per il numero massimo di duemila esemplari; la seconda, "contratto di edizione a termine", in cui, nel termine fissato dalle parti, che non può comunque eccedere i venti anni, è conferito all'editore un ampio potere dispositivo in ordine allo sfruttamento dell'opera, con il diritto di eseguire quel numero di edizioni e per il numero di esemplari per edizione che reputi necessario a sua discrezione, stabilendosi, tuttavia, in considerazione della posizione egemonica dell'editore medesimo ed a tutela del contraente più debole, che sia almeno indicato, a pena di nullità del contratto, il numero minimo di esemplari per ogni edizione. Tuttavia nell'ipotesi in cui il contratto di edizione a termine contenga solo l'indicazione della prima edizione con il numero di copie, non può prodursi la conversione del predetto contratto, carente delle indicazioni richieste a pena di nullità, con il contratto di edizione per edizione in quanto caratterizzato da un oggetto diverso e non rientrante per continenza nel primo mentre, in applicazione dell'art. 122, comma 4, legge n. 633 del 1941 il contratto di edizione a termine deve intendersi stipulato per una sola edizione ed un massimo di duemila esemplari.

Cassazione civile sez. I  23 luglio 2010 n. 17279



 
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