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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1429 codice civile: Errore essenziale

L’errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull’oggetto del contratto;

2) quando cade sull’identità dell’oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso;

3) quando cade sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente, sempre che l’una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto (1) (2).


Commento

Errore: [v. 1428]; Oggetto del contratto: [v. 1325]; Prestazione: [v. 1174].

 

(1) L’errore è essenziale quando senza di esso la parte non avrebbe concluso il contratto.

La norma in esame individua tutte le ipotesi in cui l’errore è essenziale:

a) l’errore sulla natura del contratto (error in negotio) è quello che impedisce alla parte di avere la consapevolezza degli effetti giuridici essenziali che individuano il tipo di contratto stipulato; ad esempio: credo di dare in locazione e invece do in enfiteusi;

b) l’errore sull’oggetto è quello che cade sul bene; ad esempio: credo di comprare camicie e acquisto magliette; l’errore sull’identità dell’oggetto della prestazione si ha quando cade sull’individuazione di un bene insostituibile; ad esempio: credevo di comprare dall’antiquario l’orologio appartenente a mio nonno; l’errore sulla qualità è quello che cade sugli attributi essenziali di un bene sostituibile; ad esempio: credevo di comprare un orologio al quarzo e invece compro un orologio automatico.

c) l’errore sull’identità della persona cade, come per l’oggetto, sull’individuazione dell’altra parte, ove la persona del contraente sia rilevante ai fini della stipula; ad esempio: credevo di stipulare un contratto di società con Tizio, scambiandolo per Sempronio; l’errore sulle qualità cade sugli attributi essenziali dell’altra parte contrattuale (ad esempio: credevo di stipulare un contratto di società con un facoltoso finanziere).

d) l’errore di diritto è essenziale quando l’ignoranza o l’interpretazione errata della norma giuridica è stata la causa unica o principale che ha indotto il soggetto a concludere il contratto (es.: credevo di acquistare un terreno edificabile in base alla errata conoscenza del piano regolatore).

In ogni caso non sono annullabili per errore di diritto: il matrimonio, l’accettazione dell’eredità, la transazione e la confessione.

 

(2) Ai sensi degli artt. 624, comma 2, e 787, nel testamento e nelle donazioni è rilevante anche l’errore sul motivo [v. 1345], sia esso di fatto o di diritto, quando il motivo risulta dall’atto ed è il solo che ha determinato il dante causa al compimento della liberalità.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Le dichiarazioni menzognere (cosiddetto mendacio) sono idonee ad integrare raggiri - e, dunque, a configurare il dolo contrattuale - la cui rilevanza è tanto maggiore in relazione all'affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società) e se siano rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell'altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione della idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del "deceptus" è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze - la cui prova è a carico del "deceptor" - dalle quali desumere che l'altra parte già conosceva o poteva rendersi conto "ictu oculi" dell'inganno perpetrato nei suoi confronti. Cassa con rinvio, App. Milano, 29/05/2008

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2014 n. 16004  

 

In tema di vizi del consenso, il dolo a norma dell’art. 1439 c.c. è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati ad una parte abbiano determinato la volontà a contrarre del “deceptus”, avendo ingenerato in lui una rappresentazione alterata della realtà, che abbia provocato nel suo meccanismo volitivo un errore essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.

Tribunale Torino  20 giugno 2014

 

L'esigenza di conservazione del contratto presuppone una verifica giudiziale (di mero fatto ed in applicazione dei criteri generali dell'ermeneutica contrattuale) sulla estensione dell'effettiva e reale volontà delle parti, alla quale dovrà riconoscersi prevalenza - senza che sia possibile addivenire all'annullamento del contratto per errore ostativo, pur in presenza di erronea formulazione, redazione o trascrizione di elementi di fatto nel documento contrattuale - ove si identifichi un accordo effettivo e reale su tutti gli elementi del contratto, in primo luogo il suo oggetto. Per contro, ove il contenuto apparente di singole clausole risulti diverso da quello realmente voluto dalle parti, dovrà ritenersi mancante il requisito dell'in "idem placitum consensus", indispensabile per la configurabilità, sul punto, di un accordo contrattuale.

Cassazione civile sez. III  12 marzo 2013 n. 6116

 

 

Intermediari finanziari

In tema d'intermediazione finanziaria, le informazioni che devono essere preventivamente fornite dall'intermediario, a norma dell'art. 6 della previgente l. 2 gennaio 1991 n. 1, non riguardano direttamente la natura e l'oggetto del contratto, ma gli elementi utili per valutare la convenienza dell'operazione e non sono quindi idonee ad integrare l'ipotesi di mancanza di consenso; deve, pertanto, essere esclusa non solo la nullità del contratto per mancanza di uno dei requisiti fondamentali previsti dall'art. 1325 c.c., qual è il consenso-accordo, ma anche la sua annullabilità per errore, come nel caso in cui l'investitore si dolga di aver acquistato non un titolo diverso, o con caratteristiche diverse, da un altro, ma un titolo privo del positivo andamento sperato, così prospettando una valutazione che rimane confinata nel campo dei motivi.

Cassazione civile sez. I  19 ottobre 2012 n. 18039  

 

 

Vendita

Ai sensi dell'art. 2922, comma 1, c.c., nella vendita forzata compiuta nell'ambito dei procedimenti esecutivi, e applicabile anche alla vendita disposta in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, non operano le garanzie per i vizi o la mancanza di qualità della cosa di cui agli art. 1490-1497 c.c. La norma non riguarda, però, l'ipotesi di vendita di "aliud pro alio", configurabile quando il bene aggiudicato appartenga a un genere del tutto diverso da quello indicato nell'ordinanza di vendita, ovvero manchi delle qualità necessarie per assolvere la sua naturale funzione economico-sociale, oppure quando risulti compromessa la destinazione del bene stesso all'uso che, preso in considerazione nell'ordinanza, abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto.

Cassazione civile sez. I  04 luglio 2012 n. 11151

 

 

Lavoro subordinato

Nel contratto di lavoro, il semplice silenzio serbato da una delle parti, anche in ordine a situazioni di interesse della controparte, e la reticenza, non immutando la rappresentazione della realtà, ma limitandosi a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l'altro contraente, non integrano — salvo che l'inerzia della parte si inserisca in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l'inganno perseguito, determinando l'errore del deceptus gli estremi del dolo omissivo rilevante ai sensi dell'art. 1439 c.c., e non costituiscono di per sé causa invalidante del contratto, tanto più ove il silenzio non riguardi elementi costitutivi del rapporto o qualità essenziali del lavoratore, ma circostanze non essenziali, che la parte non è tenuta a dichiarare in sede di trattative. (Fattispecie relativa alla richiesta di una Provincia di annullamento del conferimento dell'incarico di direttore generale in relazione alla circostanza che il nominato non aveva riferito di rilievi contabili mossigli in relazione a precedente incarico con altra Provincia)

Cassazione civile sez. lav.  17 maggio 2012 n. 7751  

 

Ai sensi dell’articolo 1429 del Codice civile la clausola nulla comporta nullità dell’intero contratto se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità. La società Beta ha tempestivamente allegato (con la memoria di costituzione) la volontà di non concludere i contratti senza la apposizione del termine e dal tenore stesso del complessivo regolamento contrattuale intervenuto tra le parti emerge univocamente la sussistenza di tale volontà. Infatti si legge negli allegati contratti: “le clausole contrattuali sulla durata del contratto a termine sono concordemente ritenute essenziali ai sensi dell’articolo 1456 del codice civile”. Il contenuto di tale clausola, ogni volta altresì specificamente sottoscritta dal ricorrente, evidenzia univocamente la comune volontà delle parti di far luogo al rapporto di lavoro soltanto per un limitato periodo di tempo, fino alle scadenze di volta in volta concordate. La complessiva situazione determina la nullità del contratto nella sua interezza, salvo il diritto della ricorrente al corrispettivo percepito per le prestazioni eseguite in esecuzione del contratto nullo.

Tribunale Roma  27 settembre 2011 n. 14681

 



 
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