codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1433 codice civile: Errore nella dichiarazione o nella sua trasmissione

Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche al caso in cui l’errore cade sulla dichiarazione, o in cui la dichiarazione è stata inesattamente trasmessa dalla persona o dall’ufficio che ne era stato incaricato (1).


Commento

Errore (ostativo): a differenza dell’errore-vizio che incide sul processo formativo della volontà, l’(—) si ha quando, formatasi correttamente la volontà contrattuale, si verifica una discordanza tra la volontà e la dichiarazione (es.: volevo dire sì e invece per sbaglio dico no). All’(—) è equiparata l’ipotesi in cui la dichiarazione viene inesattamente trasmessa dalla persona (nuncius) o dall’ufficio incaricato (es.: in una lettera di proposta contrattuale la segretaria invece di scrivere 1.000 scrive 100).

 

(1) All’errore ostativo si applicano le stesse norme dell’errore-vizio [v. 1428]; per cui, quando è essenziale e riconoscibile dall’altra parte, il contratto è annullabile.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

L'esigenza di conservazione del contratto presuppone una verifica giudiziale (di mero fatto ed in applicazione dei criteri generali dell'ermeneutica contrattuale) sulla estensione dell'effettiva e reale volontà delle parti, alla quale dovrà riconoscersi prevalenza - senza che sia possibile addivenire all'annullamento del contratto per errore ostativo, pur in presenza di erronea formulazione, redazione o trascrizione di elementi di fatto nel documento contrattuale - ove si identifichi un accordo effettivo e reale su tutti gli elementi del contratto, in primo luogo il suo oggetto. Per contro, ove il contenuto apparente di singole clausole risulti diverso da quello realmente voluto dalle parti, dovrà ritenersi mancante il requisito dell'in "idem placitum consensus", indispensabile per la configurabilità, sul punto, di un accordo contrattuale.

Cassazione civile sez. III  12 marzo 2013 n. 6116  

 

Qualora il contenuto del contratto, come appare stipulato, non corrisponda alla comune, reale volontà delle parti, sia che l'erronea formulazione o trascrizione debba ascriversi alle parti medesime o ad un terzo da loro incaricato ed ancorché tale discordanza non emerga a prima vista, ma debba costituire oggetto di accertamento, la situazione non integra alcuna delle fattispecie dell'errore ostativo e, di conseguenza, non trova applicazione la normativa dell'annullamento del contratto per tale vizio. Nella suddetta ipotesi, sulla lettera del contratto deve prevalere la reale, comune volontà dei contraenti, desumibile dal giudice di merito sulla scorta delle trattative e di tutto il materiale probatorio acquisito.

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2011 n. 8745  

 

L'errore nella dichiarazione o nella sua trasmissione da parte della persona o dell'ufficio che ne è stato incaricato, regolato dagli art. 1432 e 1433 c.c., deve essere sempre preceduto dall'interpretazione del contratto, perché quando è possibile ricostruire la comune intenzione delle parti, secondo quanto stabilito dagli art. 1362 e 1363 c.c., non è applicabile la disciplina giuridica dell'errore ostativo come vizio del consenso produttivo, in presenza delle condizioni previste dalla legge, dell'annullamento del contratto. Pertanto, quando il regolamento negoziale, così come materialmente redatto, non corri sponda, quanto alle espressioni usate, alla comune ed effettiva volontà delle parti, per erronea formulazione, redazione o trascrizione di elementi di fatto, anche se la discordanza non emerga dalla semplice lettura del testo, si deve ritenere esistente un mero errore materiale, ricostruibile con ogni mezzo di prova, indipendentemente dalla forma propria del contratto cui si riferisce. (Nella fattispecie, nella quale il cliente di un istituto bancario aveva lamentato l'acquisto di titoli mobiliari in misura nettamente inferiore alla quantità indicata nell'ordine compilato dall'addetto dell'istituto bancario, la S.C., confermando la sentenza di secondo grado, ha riconosciuto l'esistenza di un mero errore materiale di compilazione da parte dell'incaricato, in quanto i titoli acquistati corrispondevano alle disponibilità finanziarie del cliente al momento dell'ordine e avevano un controvalore identico alla provvista versata dal cliente qualche giorno dopo l'acquisto).

Cassazione civile sez. I  09 aprile 2008 n. 9243  

 

È inapplicabile la disciplina dell'errore, causa di annullamento del contratto, all'ipotesi in cui il Ministero delle Finanze abbia messo in vendita biglietti della lotteria istantanea "Sette e vinci" contenenti un errore di stampa, in quanto recanti una combinazione vincente in mancanza del codice di validazione riportato negli elenchi depositati preventivamente ed atti ad identificare i biglietti vincenti, in quanto non è configurabile un errore-motivo, attinente al momento formativo della volontà, né un errore ostativo, attinente al momento dichiarativo della volontà, ma un mero errore di stampa, privo di rilevanza.

Cassazione civile sez. III  13 aprile 2007 n. 8855  

 

 

Sanzioni amministrative

Un errore sull'identità anagrafica della persona indicata nel verbale di accertamento, in specie, nell'errata trascrizione nel verbale "de quo" della data di nascita, trattandosi di un mero errore rilevante ed essenziale sull'identità della persona dello stesso ricorrente nonché di un errore nella dichiarazione inesattamente trasmessa, ai sensi del combinato disposto ex art. 1428, 1429 e 1433 c.c., il provvedimento sanzionatorio è viziato a pena di nullità, poiché, ingenera nel Giudice di merito il convincimento della declaratoria di nullità del verbale, atteso che, non si ha la certezza sulla esatta identità del soggetto che ha posto in essere il fatto illecito. Infatti, una corretta decisione deve fondarsi su dati di fatto e di diritto certi e non incerti. (Nel caso di specie, nel provvedimento sanzionatorio dell'Amministrazione resistente, risultava evidente l'errore nella trascrizione nel verbale di accertamento della data di nascita del ricorrente 7 gennaio 1975, anziché, 7 gennaio 1957).

Giudice di pace Ravanusa  04 gennaio 2005

 

 

Opere pubbliche

L'erronea indicazione in lettere della sola cifra decimale dell'offerta di ribasso non configura un caso di discordanza tra prezzo offerto in cifre e quello offerto in lettere, dal momento che la discordanza che comporta la prevalenza dell'offerta più vantaggiosa per l'amministrazione presuppone una corretta e precisa indicazione dell'offerta sia in cifre che in lettere; un'erronea descrizione in lettere della parte decimale dell'offerta espressa in cifre, denota, invece, una divergenza tra volontà e dichiarazione e costituisce quindi un "errore ostativo" ai sensi dell'art. 1433 c.c. (nella fattispecie il seggio di gara di fronte alla dichiarazione del concorrente di offrire un ribasso dello 0,58174% e cioè inferiore all'unità, avuto riguardo anche alla posizione dei numeri, sia pur erroneamente tradotto in lettere limitatamente alla parte decimale, ha interpretato illegittimamente il suddetto importo nel ribasso, di gran lunga superiore all'unità, del 5,8174%).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  03 febbraio 2003 n. 209

 

 

Persona fisica

Il cosiddetto contratto di "sponsorizzazione" - figura non specificamente disciplinata dalla legge - comprende una serie di ipotesi nelle quali si ha che un soggetto - il quale viene detto "sponsorizzato" (ovvero, secondo la terminologia anglosassone, sponseè) - si obbliga a consentire, ad altri, l'uso della propria immagine pubblica e del proprio nome, per promuovere un marchio o un prodotto specificamente marcato, dietro corrispettivo; tale uso dell'immagine pubblica può prevedere anche che lo sponseè tenga anche determinati comportamenti di testimonianza in favore del marchio o del prodotto oggetto della veicolazione commerciale. La obbligazione assunta dallo sponsorizzato ha piena natura patrimoniale ai sensi dell'art. 1174 c.c., e corrisponde all'affermarsi, nel costume sociale, della commercializzazione del nome e dell'immagine personali, e viene accompagnata - ordinariamente - da una "esclusiva", ovvero dall'obbligo, per le parti contraenti, di non consentire - anche per un certo tempo dopo la cessazione del rapporto - almeno all'interno del medesimo comparto commerciale, analoga veicolazione. Da un tal complesso di caratteristiche non discende - peraltro - che un contratto di sponsorizzazione debba, indefettibilmente, essere concluso da uno sponsor il quale sia egli stesso il produttore industriale di una determinata merce, ovvero il titolare del diritto di marchio da veicolare, ben potendo il requisito della patrimonialità dell'obbligazione riconoscersi sussistente anche in presenza di un contratto nel quale il contraente sponsor sia altro soggetto, che tragga utilità dallo sfruttamento dell'immagine in questione, ancorché diverso risulti l'organizzatore della relativa produzione. Da ciò consegue che, nel caso in cui lo sponsor sia il distributore esclusivo, per l'Italia, di un certo prodotto, dalla sua relazione di affari con il produttore e dal fatto che anche quest'ultimo tragga vantaggio dalla maggiore penetrazione del suo marchio presso i consumatori, non può trarsi, in via automatica, la conclusione per cui egli sia un contraente in conto altrui, dovendo - invece - tale eventuale qualità accertarsi in fatto.

Cassazione civile sez. I  11 ottobre 1997 n. 9880  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti