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Art. 1439 codice civile: Dolo

Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato (1).

Quando i raggiri sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio (2) (3).


Commento

Annullamento: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII].

 

Dolo determinante: vizio del consenso; in quanto tale, causa l’annullamento del contratto. Precisamente, il (—) consiste negli artifici o raggiri usati da un soggetto (deceptor) per far cadere un altro soggetto (deceptus) in errore al fine di indurlo a concludere un contratto, che, in assenza del dolo, non avrebbe concluso.

 

(1) L’attività ingannatrice di regola è esercitata dall’altra parte.

 

(2) Nel comma 2 è prevista l’annullabilità del contratto solo quando il raggiro del terzo è noto alla controparte, perché il legislatore non ha considerato riprovevole il comportamento del contraente ignaro del raggiro, pur se ne abbia tratto vantaggio.

 

(3) Nella disciplina dell’affiliazione commerciale (cd. franchising), se una parte ha fornito false informazioni, l’altra parte può chiedere l’annullamento del contratto ai sensi del presente articolo, nonché il risarcimento del danno.

 

La norma mira a tutelare la libertà della formazione del consenso contrattuale. Il dolo che costituisce un vizio del consenso (dolus malus) si distingue dal dolus bonus che corrisponde, invece, alla esaltazione di merci o servizi, normalmente tollerata dalla pratica degli affari.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Le dichiarazioni menzognere (cosiddetto mendacio) sono idonee ad integrare raggiri - e, dunque, a configurare il dolo contrattuale - la cui rilevanza è tanto maggiore in relazione all'affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società) e se siano rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell'altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione della idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del "deceptus" è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze - la cui prova è a carico del "deceptor" - dalle quali desumere che l'altra parte già conosceva o poteva rendersi conto "ictu oculi" dell'inganno perpetrato nei suoi confronti. Cassa con rinvio, App. Milano, 29/05/2008

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2014 n. 16004

 

Il dolo che è causa di annullamento del contratto (nella specie, di cessione delle quote di una società di capitali) può consistere anche in dichiarazioni menzognere (c.d. mendacio), in quanto tali potenzialmente idonee ad integrare raggiri, tanto più rilevanti quanto maggiore è l'affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società), qualora rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell'altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione della idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del deceptus è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze - la cui prova è a carico del deceptor - dalle quali desumere che l'altra parte già conosceva o poteva rendersi conto ictu oculi dell'inganno perpetrato nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2014 n. 16004  

 

In tema di vizi del consenso, il dolo a norma dell’art. 1439 c.c. è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati ad una parte abbiano determinato la volontà a contrarre del “deceptus”, avendo ingenerato in lui una rappresentazione alterata della realtà, che abbia provocato nel suo meccanismo volitivo un errore essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.

Tribunale Torino  20 giugno 2014

 

A norma dell’art. 1439 c.c., il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati siano stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe prestato il proprio consenso per la conclusione del contratto, ossia, quando, determinando la volontà del contraente, abbiano ingenerato nel “deceptus” una rappresentazione alterata della realtà, provocando nel suo meccanismo volitivo un errore da considerarsi essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.

Tribunale Lecce sez. II  17 maggio 2013 n. 1633  

 

In tema di annullamento del contratto, il dolo omissivo, pur potendo viziare la volontà, è causa di annullamento, ai sensi dell'art. 1439 c.c., solo quando l'inerzia della parte si inserisce in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l'inganno perseguito, determinando l'errore del "deceptus". Il semplice silenzio, anche in ordine a situazioni d'interesse della controparte, e la reticenza, non immutando la rappresentazione della realtà, ma limitandosi a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l'altro contraente, non costituiscono di per sé causa invalidante del contratto.

Corte appello Roma sez. II  17 gennaio 2013 n. 315

 

Imposte

In tema di imposte sui redditi, gli importi percepiti dal contribuente, a titolo di interessi e prelievi, in esecuzione di un mandato ad investire somme di denaro conferito ad un operatore finanziario, sono qualificabili come redditi di capitale, assoggettabili a tassazione ai sensi degli artt. 41 e 42 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, senza che assuma alcun rilievo la circostanza, giudizialmente accertata, che il mandatario si sia indebitamente appropriato del capitale investito, atteso che i comportamenti penalmente rilevanti, che uno dei contraenti abbia perpetrato in danno dell'altro ai fini della stipulazione di un contratto o nell'ambito del suo svolgimento, si risolvono in una causa di annullamento o di risoluzione per inadempimento e non vanificano, di per sé, il sinallagma contrattuale, che resta in vita fino all'esperimento delle correlative azioni costitutive. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. dell'Emilia Romagna, sede di Parma, 24/01/2008

Cassazione civile sez. trib.  16 aprile 2014 n. 8843

 

 

Responsabilità civile

Chi sia stato danneggiato da una sentenza ingiusta, perché frutto di corruzione di un componente del collegio, la cui emissione aveva costituito il presupposto di una transazione stipulata con la controparte, può esercitare un'autonoma azione risarcitoria, indipendentemente dalla rimozione degli effetti della transazione e dal fatto che l'alterazione del processo di formazione della volontà negoziale indotta da detta sentenza si sia tradotta in un vizio della volontà tale da consentire la proposizione dell'azione demolitoria. Cassa senza rinvio App. Milano 9 luglio 2011

Cassazione civile sez. III  17 settembre 2013 n. 21255  

 



 
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