codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1442 codice civile: Prescrizione

L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni.

Quando l’annullabilità dipende da vizio del consenso o da incapacità legale, il termine decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l’errore o il dolo, è cessato lo stato d’interdizione o d’inabilitazione, ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età.

Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto.

L’annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l’esecuzione del contratto, anche se è prescritta l’azione per farla valere (1).


Commento

Prescrizione: [v. 1422]; Violenza: [v. 1435]; Errore: [v. 1428]; Dolo: [v. 1225]; Interdizione: [v. 85]; Minore: [v. 1226]; Maggiore età: [v. 2].

 

Inabilitazione: stato, giudizialmente dichiarato, di diminuita capacità d’agire di una persona maggiorenne che, per le sue condizioni fisiche e psichiche, non è in grado di provvedere alla cura dei propri interessi patrimoniali.

 

(1) Mentre l’azione di annullamento è soggetta a prescrizione (una volta decorso il relativo termine, non può più essere fatta valere davanti al giudice l’annullabilità del contratto), l’eccezione di annullamento è imprescrittibile.


Giurisprudenza annotata

Potestà dei genitori

Va incluso fra gli atti suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c., quello posto in essere dal genitore che investe denaro del minore senza previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione. Legittimato a proporre l'azione di annullamento è anche il figlio, quando abbia raggiunto la maggiore età; in tal caso il termine di prescrizione comincia a decorrere dalla data del raggiungimento della maggiore età.

Cassazione civile sez. VI  29 maggio 2014 n. 12117  

 

Il contratto di compravendita immobiliare, stipulato dal genitore esercente la potestà sul figlio minorenne, impiegando il denaro di questo nell'interesse proprio, in violazione delle modalità prescritte dal giudice tutelare in sede di autorizzazione, è annullabile su iniziativa del figlio, ai sensi dell'art. 322 cod. civ., decorrendo il termine quinquennale di prescrizione dal compimento della maggiore età. Né è precluso l'accoglimento della domanda di annullamento parziale per incapacità legale, attinente alla sola parte del contratto che indica la persona dell'acquirente, in applicazione analogica dell'art. 1432 cod. civ., allorché ne faccia richiesta lo stesso soggetto in precedenza incapace, ritenendo la soluzione conforme ai propri interessi e purché non ne derivi alcun pregiudizio per la controparte. Cassa con rinvio, App. Genova, 03/06/2011

Cassazione civile sez. VI  29 maggio 2014 n. 12117  

 

 

Giustizia amministrativa

In materia di azione di nullità nel processo amministrativo, l'art. 31, comma 4, c. proc. amm., è chiarissimo nel prevedere una disciplina differenziata del rilievo della nullità, secondo che essa: a) sia domandata dal ricorrente, in via di azione: in tal caso, è previsto un termine decadenziale triplo rispetto a quello ordinario, ex art. 29; b) sia opposta dal resistente, in via di eccezione (cd. impropria, giacché concorre con il potere-dovere di rilievo ufficioso del giudice): in tal caso, il legislatore ha optato per l'imprescrittibilità (rectius: non assoggettamento a termini decadenziali), applicando lo schema logico-concettuale espresso dal broccardo “quae temporalia ad agendum, perpetua ad eccipiendum”, già noto all'art. 1442, comma 4, c.c. (e per ragioni sostanzialmente analoghe: impedire che, spirato l'ipotetico termine decadenziale, fosse possibile azionare pretese in contrasto con l'ordinamento giuridico, e perciò sanzionate con la nullità testuale); c) sia rilevata d'ufficio dal giudice: in tal caso, la perpetuità del potere di rilevare il vizio è il medesimo di cui si è già detto, sub b).Ai sensi dell'art. 31, comma 4, c. proc. amm., il g.a. può rilevare d'ufficio la nullità del provvedimento amministrativo: il potere che la legge dà al giudice (al pari di ogni altra rilevabilità "ope iudicis") costituisce per lui una potestà (cd. potere-dovere), il cui esercizio è sempre obbligatorio, mai facoltativo, come corollario del ruolo di imparziale garante dell'esatta applicazione delle regole processuali che la legge gli ha assegnato. A ciò consegue che il giudice che rilevi una nullità - e, quantomeno, nei casi in cui si tratti di una cd. nullità testuale, ossia espressamente comminata dalla legge che vi riconnetta il potere di rilievo giudiziale ufficioso - è sempre tenuto a dichiararla d'ufficio, statuendo in conformità.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  27 luglio 2012 n. 721

 

 

Obbligazioni e contratti

Il principio quae temporalia ad agendum perpetua ad excipiendum, operante in materia contrattuale in forza dell'art. 1442, ultimo comma, c.c., presuppone che la parte che propone l'eccezione sia \.convenuta per l'esecuzione della prestazione posta a suo carico, rimasta inadempiuta, e solleva tale parte dell'onere di agire in giudizio per evitare la prescrizione dell'azione di annullamento: deve, pertanto, escludersi che il principio possa trovare applicazione in materia di deliberazioni assembleari, il cui annullamento può essere conseguito attraverso un'impugnazione soggetta ad un termine di decadenza e non di prescrizione. (Nella specie, la C.S. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva negato che il socio di cooperativa, convenuto per il rilascio dell'alloggio in seguito a deliberazione assembleare di esclusione, possa eccepire in ogni tempo l'annullabilità della deliberazione stessa per opporsi a detto rilascio).

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2011 n. 25945

 

 

Società

La disciplina che regola i limiti del potere di rappresentanza dell’organo amministrativo di una società non risulta posta nell’interesse dei soci, ma anche dei terzi, in primo luogo dei creditori della stessa società e la tutela degli interessi di questi ultimi impone, nel caso di necessità di un atto contrario allo statuto, una modifica dello stesso e seguendo il procedimento previsto dalla legge. Pertanto, l’atto autorizzativo totalitario ma illecito, per la violazione dell’oggetto sociale, implica la lesione del vecchio art. 2384 bis c.c., potendosi rilevare anche d’ufficio una nullità di una delibera che autorizza previamente e "contra legem" un atto estraneo all’oggetto sociale e destabilizzante il capitale societario in favore di terzo.

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2010 n. 20597  

 

Il rapporto organico esistente tra società di capitali ed amministratore sociale non esclude l’esistenza di un rapporto rappresentativo tra la prima ed il secondo. La disciplina degli atti compiuti dall’amministratore unico si rinviene, pertanto, correttamente nell’art. 1394 c.c. Ne segue che se l’amministratore unico pone in essere, in nome della società ed in conflitto di interessi con la stessa, una fideiussione, impegnando la garanzia della società "ultra vires" – ben oltre il capitale sociale – ed in favore di altra società collegata ma in evidente decozione, la situazione legittima la società rappresentata a proporre azione di annullamento ai sensi dell’art. 1394 c.c.

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2010 n. 20597  

 

La fideiussione rilasciata dall'amministratore unico di una società di capitali, per un importo superiore al capitale sociale della fideiubente, a garanzia dei debiti bancari di un'altra società appartenente al medesimo gruppo societario, ma in evidente stato di crisi, della quale l'amministratore della società garante è, a sua volta, amministratore unico, è atto che appare viziato, di per sé, da annullabilità, essendo stato esso compiuto in condizione di conflitto di interessi, la cui disciplina deve rinvenirsi nella norma generale in materia di rappresentanza di cui all'art. 1394 c.c. Tale annullabilità è deducibile in via di eccezione, nel corso dell'opposizione a un decreto ingiuntivo, dalla stessa società obbligatasi alla garanzia per il tramite del suo rappresentante organico. Non rileva, inoltre, la circostanza che l'atto di "mala gestio" dell'amministratore unico sia stato preventivamente autorizzato da una delibera unanime dei soci. Questa delibera, infatti, è, in linea di principio, affetta da nullità, rilevabile anche d'ufficio, poiché il compimento di un atto eccedente i limiti dell'oggetto sociale richiede una modifica dello statuto secondo il procedimento previsto dalla legge, non potendo i soci autorizzare, convalidare o ratificare "contra legem" un atto "ultra vires" e destabilizzante il capitale sociale in favore di un terzo, in violazione della norma imperativa di cui all'art. 2384 bis c.c., nonché in contrasto con l'utilità sociale e con l'ordine pubblico economico, valori entrambi tutelati dall'art. 41 cost.

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2010 n. 20597  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti