codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1444 codice civile: Convalida

Il contratto annullabile può essere convalidato dal contraente al quale spetta l’azione di annullamento, mediante un atto che contenga la menzione del contratto e del motivo di annullabilità, e la dichiarazione che s’intende convalidarlo (1).

Il contratto è pure convalidato, se il contraente al quale spettava l’azione di annullamento vi ha dato volontariamente esecuzione conoscendo il motivo di annullabilità (2).

La convalida non ha effetto, se chi l’esegue non è in condizione di concludere validamente il contratto (3).


Commento

Azione di annullamento: [v. 1441].

 

Convalida: atto con cui il soggetto al quale spetta l’azione di annullamento sana il vizio contrattuale e lo conferma rendendolo definitivamente efficace. A seguito della (—), il contratto non è più annullabile da parte del convalidante.

 

(1) La convalida è espressa quando la parte manifesta la volontà di confermare il contratto annullabile mediante un’apposita dichiarazione che contiene l’espressa indicazione del contratto e del vizio che ne determina la annullabilità.

 

(2) La convalida è tacita quando la parte che è consapevole del motivo di annullabilità, conferma il contratto annullabile mediante la volontaria esecuzione di esso.

 

(3) La convalida non ha effetto se persiste il vizio del consenso [v. 1427] o lo stato di incapacità [v. 1425].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Pur non avendo il contraente diritto di occultare i fatti, la cui conoscenza è indispensabile alla controparte per una corretta formazione della propria volontà contrattuale, l'obbligo informativo non può essere esteso fino al punto di imporre al medesimo contraente di manifestare i motivi per i quali stipula il contratto, così da consentire all'altra parte di trarre vantaggio non dall'oggetto della trattativa, ma dalle altrui motivazioni e risorse.

Cassazione civile sez. II  20 dicembre 2013 n. 28581  

 

La vendita di un autoveicolo che riporti sul contachilometri una numerazione diversa da quella effettiva per provata alterazione di quest’ultimo, integra una condotta di violazione dei principi di correttezza e buona fede contrattuale tale da incidere sulla formazione complessiva del consenso dell’acquirente. Qualora il dolo non sia stato determinante del consenso all’acquisto, ma abbia solo indotto il contraente a stipulare il contratto a condizioni più onerose, deve essere risarcito il danno derivante dal maggior prezzo corrisposto rispetto alle valutazioni di mercato dell’usato per un veicolo con le stesse caratteristiche di quello venduto ma con chilometraggio superiore.

Tribunale Perugia sez. I  26 giugno 2012 n. 859  

 

In ipotesi di domanda di risarcimento per dolo incidente relativa al danno derivante da un contratto valido ed efficace ma "sconveniente", l'eventuale esistenza dell'inganno nella formazione del consenso non incide sulla possibilità di far valere i diritti sorti dal medesimo contratto, ma comporta soltanto che il contraente, il quale abbia violato l'obbligo di buona fede, è responsabile del danno provocato dal suo comportamento illecito, commisurato al "minor vantaggio" ovvero al "maggior aggravio economico" prodotto dallo stesso. Tuttavia, pur non avendo il contraente diritto di occultare i fatti, la cui conoscenza sia indispensabile alla controparte per una corretta formazione della propria volontà contrattuale, l'obbligo informativo non può essere esteso fino al punto di imporre al medesimo contraente di manifestare i motivi per i quali stipula il contratto, così da consentire all'altra parte di trarre vantaggio non dall'oggetto della trattativa, ma dalle altrui motivazioni e risorse. (Nella specie, la circostanza taciuta riguardava il fatto che sul terreno, venduto come destinato a verde ed a parcheggi, sarebbe stata trasferita l'edificabilità da altri immobili di proprietà dell'acquirente, con conseguente incremento del valore del suolo).

Cassazione civile sez. II  16 aprile 2012 n. 5965  

 

 

Vendita

Nella fase delle trattative prodromiche alla conclusione di un contratto di compravendita immobiliare, ciascun contraente ha il dovere di fornire tutti i dati la cui conoscenza è indispensabile alla controparte per una corretta formazione della volontà contrattuale; tale obbligo informativo, tuttavia, non arriva a comprendere l'esternazione dei motivi per i quali intende stipulare il contratto, così da consentire all'atra parte di trarre vantaggio non dall'oggetto della trattativa, ma dalle altri motivazioni e risorse. Cassa App. Bologna 12 novembre 2009

Cassazione civile sez. II  16 aprile 2012 n. 5965

 

Ancorché possa astrattamente integrare il dolo omissivo la violazione, da parte del compratore, dell'obbligo di dare alla controparte una particolare informazione nel corso delle trattative prodromiche alla conclusione di un contratto di compravendita immobiliare, in quanto sia stata consapevolmente effettuata per ottenere migliori condizioni di prezzo, i predetti elementi non si ravvisano in relazione all'affare che ha portato alla vendita di un terreno che ha visto incrementare il suo valore in quanto il compratore era proprietario di altri immobili con un'edificabilità suscettibile di essere trasferita a quello oggetto d'acquisto. Cassa App. Bologna 12 novembre 2009

Cassazione civile sez. II  16 aprile 2012 n. 5965  

 

 

Corruzione

Ove il giudice relatore del collegio che ha pronunciato la sentenza di appello con cui è stata dichiarata la nullità di un lodo arbitrale di equità, sia stato corrotto, con la conoscenza da parte del legale rappresentante, da un mandatario generale della società A che è intervenuta in giudizio e si è avvantaggiata della sentenza, la società B appellata soccombente, pur avendo, in pendenza del giudizio di cassazione, transatto con la società A la lite, può, dopo il passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna per corruzione in atti giudiziari del giudice relatore, agire nei confronti della società A che risponde, in virtù del rapporto di immedesimazione organica con il proprio legale rappresentante e, ex art. 2049 c.c., in virtù del rapporto con il proprio mandatario generale, per il risarcimento non solo del danno patrimoniale da perdita per la società B della chance di ottenere una sentenza di appello favorevole, danno identificabile nell'indebolimento della sua posizione contrattuale in sede di transazione, negli esborsi per spese legali e nella caduta di immagine nell'ambito del mondo degli affari, ma anche del danno non patrimoniale da lesione dei diritti, costituzionalmente garantiti, ad un giudizio reso da un giudice imparziale e alla integrità, onorabilità e reputazione.

Tribunale Milano sez. X  03 ottobre 2009 n. 11786  

 

Nel caso in cui, nei confronti del legale rappresentante di una società, sia stata pronunciata sentenza irrevocabile che ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di corruzione in atti giudiziari, il giudice civile può, incidenter tantum e ai soli fini civilistici, ritenere provato presuntivamente, in base all'entità della somma, che egli non poteva non sapere che la somma stessa era stata bonificata da una società controllata ad un proprio mandatario generale e da questi, tramite altri intermediari, in parte versata, quale prezzo della corruzione, ad un giudice relatore.

Tribunale Milano sez. X  03 ottobre 2009 n. 11786  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti