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Art. 1446 codice civile: Annullabilità nel contratto plurilaterale

Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’annullabilità che riguarda il vincolo di una sola delle parti non importa annullamento del contratto, salvo che la partecipazione di questa debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale.


Commento

Contratto plurilaterale (con comunione di scopo): [v. 1420]; Annullabilità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII].

 

 


Giurisprudenza annotata

Edilizia

La convenzione di lottizzazione, rientrante tra gli accordi procedimentali di cui all'art. 11 l. 7 agosto 1990 n. 241, determina la natura obbligatoria del rapporto. Ne deriva, quale immediato corollario, non solo la tempestività del ricorso avverso la modifica unilaterale dell'accordo purché azionato nei termini prescrizionali, ma anche l'illegittimità della stessa, posto che ogni rimodulazione dell'originario accordo richiede la manifestazione di volontà di tutti i soggetti che hanno concorso alla sua formazione, non imprescindibile solo quando risulti che la partecipazione di una o più parti non sia necessaria a supportare lo scopo comune cui il contratto si indirizza (arg. ex art. 1420 c.c.) o non sia, secondo le circostanze, essenziale (arg. ex art. 1446, 1459 e 1466 c.c.).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  01 giugno 2010 n. 2003  

 

La modifica della originaria convenzione urbanistica di lottizzazione non deve essere necessariamente sottoscritta da tutti gli originari sottoscrittori o dai loro aventi causa. Vero è che un accordo plurisoggettivo come la convenzione urbanistica richiede, di norma, per la sua modifica, la partecipazione di tutte le parti. ma è altrettanto evidente che l'espressione unanime del consenso nella convenzione urbanistica non è necessaria quando a detta regola generale si possa derogare in quanto risulti che la partecipazione di una o più parti non sia necessaria a supportare lo scopo comune cui il contratto si indirizza (arg. ex art. 1420 c.c.) o non sia, secondo le circostanze, essenziale (arg. ex artt. 1446, 1459 e 1466 c.c.).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  04 maggio 2010 n. 1296  

 

 

Obbligazioni e contratti

Qualora sia intervenuto un preliminare di vendita di immobile indiviso e il bene sia stato considerato dalle parti come un unicum inscindibile e non con riferimento alle singole quote facenti capo a ciascuno dei comproprietari, ove uno di costoro successivamente fallisca e intervenga, poi, la dichiarazione di scioglimento del contratto da parte del curatore ex art. 72 comma 4 l. fall., resta preclusa al promissario compratore la possibilità di ottenere la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. nei confronti degli altri comproprietari promittenti venditori rimasti "in bonis", sia pure limitatamente alle loro quote, poiché la dichiarazione di scioglimento del curatore determina il venir meno "ab origine" e con effetti retroattivi della volontà negoziale manifestata dal promittente fallito e, dunque, di un elemento essenziale della volontà negoziale unitaria manifestata dai promittenti, verificandosi, pertanto, una situazione simile a quella - che parimenti impedisce la pronuncia della sentenza ex art. 2932 - dell'inesistenza o dell’invalidità originaria della manifestazione di volontà di uno dei soggetti integranti la parte complessa promissaria venditrice e, quindi, l'unitaria volontà di tale parte.

Cassazione civile sez. I  24 luglio 2009 n. 17405  

 

Nel caso di preliminare di vendita di un bene oggetto di comproprietà indivisa, dovendosi presumere - in difetto di elementi, desunti dal tenore del contratto, che siano idonei a far ritenere che con esso siano state assunte (anche contestualmente) dai comproprietari promittenti distinte autonome obbligazioni aventi ad oggetto il trasferimento delle rispettive quote di comproprietà - che il bene sia stato considerato dalle parti come un unicum giuridico inscindibile, si deve ritenere che i promittenti venditori si pongano congiuntamente come un'unica parte contrattuale complessa e che, dunque, le singole manifestazioni di volontà provenienti da ciascuno di essi siano prive di una specifica autonomia e destinate invece a fondersi in un'unica manifestazione negoziale, con la conseguenza che, qualora una di dette manifestazioni manchi, o risulti viziata da invalidità originaria, o venga caducata per una qualsiasi causa sopravvenuta, si determina una situazione che impedisce non soltanto la prestazione del consenso negoziale della parte complessa alla stipulazione del contratto definitivo, ma anche la possibilità che quella prestazione possa essere sostituita dalla pronuncia giudiziale ai sensi dell'art. 2932 c.c., restando, pertanto, escluso che il promissario acquirente possa conseguire la sentenza ai sensi di detta norma nei confronti di quello (o di quelli) tra i comproprietari promittenti, dei quali esista e persista l'efficacia della relativa manifestazione negoziale preliminare.

Cassazione civile sez. I  13 maggio 1999 n. 4747  

 

Qualora sia intervenuto un preliminare di vendita di immobile indiviso ed il bene sia stato considerato dalle parti come un unicum inscindibile e non con riferimento alle singole quote facenti capo a ciascuno dei comproprietari, ove uno di costoro successivamente fallisca ed intervenga, poi, la dichiarazione di scioglimento del contratto da parte del curatore ex art. 72, comma 4, l. fall., resta preclusa al promissario compratore la possibilità di ottenere la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. nei confronti degli altri comproprietari promittenti venditori rimasti in bonis, sia pure limitatamente alle loro quote, poiché la dichiarazione di scioglimento del curatore determina il venir meno "ab origine" e con effetti retroattivi della volontà negoziale manifestata dal promittente fallito e, dunque, di un elemento essenziale della volontà negoziale unitaria manifestata dai promittenti, verificandosi, pertanto, una situazione simile a quella - che parimenti impedisce la pronuncia della sentenza ex art. 2932 - della inesistenza o invalidità originaria della manifestazione di volontà di uno dei soggetti integranti la parte complessa promissaria venditrice e, quindi, l'unitaria volontà di tale parte.

Cassazione civile sez. un.  14 aprile 1999 n. 239  

 

La nullità di un contratto del quale sia chiesto l'annullamento (ovvero la risoluzione o la rescissione) può essere rilevata d'ufficio dal giudice, in via incidentale, senza incorrere in vizio di ultrapetizione, atteso che in ognuna di tali domande è implicitamente postulata l'assenza di ragioni che determinino la nullità del contratto. Pertanto il rilievo di quest'ultima da parte del giudice dà luogo a pronunzia non eccedente i limiti della causa, la cui efficacia va commisurata alla domanda proposta, potendosi quindi estendersi all'intero rapporto contrattuale se questa lo investa interamente, come nel caso di domanda di annullamento di contratto non ricadente nell'ipotesi di cui all'art. 1446 c.c. (Nella fattispecie, proposta da una società domanda di annullamento, ai sensi dell'art. 1394 c.c., della fideiussione da essa rilasciata a garanzia di debiti del proprio amministratore, i giudici di merito, dichiarata inammissibile perché nuova la domanda volta a far valere la nullità di tale fideiussione per contrasto con il divieto posto dall'art. 2624 c.c., avevano ritenuto di non poter rilevare d'ufficio la suddetta nullità. La S.C. ha annullato la sentenza impugnata enunziando il principio di cui alla massima).

Cassazione civile sez. I  02 aprile 1997 n. 2858  



 
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