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Art. 1450 codice civile: Offerta di modificazione del contratto

Il contraente contro il quale è domandata la rescissione può evitarla offrendo una modificazione del contratto sufficiente per ricondurlo ad equità (1).


Commento

(1) La parte contraente contro la quale si fa valere la rescissione del contratto, può evitare quest’ultima offrendo alla parte danneggiata di modificare il contenuto del contratto riconducendo il valore economico delle prestazioni contrattuali ad un più equo rapporto di scambio.

 

La rettifica del contratto rescindibile trova il suo fondamento nel principio di conservazione del contratto.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

L'offerta di riduzione ad equità del contratto rescindibile, avendo natura sostanziale, può essere formulata all'esito dell'accertamento del vizio, sicché, rispetto ad essa, non si verificano preclusioni processuali. Rigetta, App. Perugia, 24/04/2010

Cassazione civile sez. VI  05 giugno 2014 n. 12665

 

L'offerta di modificare il contratto rescindibile, in modo da ricondurlo ad equità, qualora sia formulata nel corso del giudizio può anche limitarsi a chiedere la determinazione al giudice, in base ad elementi oggettivi da accertarsi in giudizio. Firenze, 06/06/2007

Cassazione civile sez. II  19 maggio 2014 n. 10976  

 

L'offerta di modificare il contratto rescindibile, in modo da ricondurlo ad equità, qualora sia formulata nel corso del giudizio, può anche limitarsi a chiedere la determinazione al giudice, in base ad elementi oggettivi da accertarsi in giudizio.

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5050  

 

L'offerta di "reductio ad aequitatem" ad opera della parte contro la quale è chiesta una pronuncia di rescissione per lesione non richiede l'esatta indicazione delle clausole da modificare e dei limiti entro cui debbano essere modificate, potendo la parte anche rimettersi al giudice per la concreta individuazione delle modifiche, ma è pur sempre necessario al fine di impedire la pronuncia di rescissione che, ove manchi l'adesione del destinatario, l'offerta presenti un minimo di specificazione, onde consentire al giudice, sostituendosi alla parte, di valutarne l'adeguatezza.

Cassazione civile sez. II  23 aprile 1994 n. 3891

 

L'offerta di reductio ad aequitatem ad opera della parte contro la quale è chiesta una pronuncia di risoluzione per eccessiva onerosità o di rescissione per lesione, non avendo natura di atto prenegoziale diretto a provocare con l'accettazione della controparte la stipula di un nuovo accordo modificativo del precedente, non occorre che, per evitare la richiesta risoluzione, indichi esattamente le clausole da modificare ed i limiti entro cui debbano essere modificate, ma può anche rimettersi al giudice per l'esatta individuazione delle modificazioni stesse, anche a mezzo delle opportune indagini istruttorie.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 1988 n. 6630  

 

La presupposizione (o condizione non svolta) è configurabile quando dal contenuto del contratto risulti che le parti abbiano inteso concluderlo soltanto subordinatamente all'esistenza di una data situazione di fatto, che assurge a presupposto della volontà negoziale, la mancanza del quale comporta la caducazione del contratto stesso. Tale presupposto deve però avere carattere oggettivo, e consistere cioè in una situazione di fatto il cui verificarsi o meno sia del tutto indipendente dalla volontà dei contraenti, configurandosi in caso contrario non un evento cui è subordinata l'efficacia del negozio ma un obbligo imposto ad uno dei contraenti. (Nella specie, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso avverso l'impugnata sentenza, ma ne ha corretto - alla stregua del principio suesposto - la motivazione, ritenendo che il raggiungimento, da parte delle varie organizzazioni sindacali, di una piattaforma unitaria di rivendicazione costituisce, ai sensi del contratto collettivo nazionale 6 maggio 1980 tra l'associazione delle Casse di risparmio italiane e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, non una condizione non svolta ma un obbligo delle associazioni sindacali medesime, sicché la mancanza di tale intesa unitaria faceva venir meno l'obbligo della convenuta Cassa di risparmio di stipulare il contratto integrativo aziendale con tutte le organizzazioni sindacali sottoscrittrici del detto contratto nazionale, con la conseguente impossibilità di ravvisare un comportamento antisindacale nella stipulazione di tale contratto aziendale con alcune soltanto delle dette organizzazioni).

Cassazione civile sez. lav.  15 maggio 1987 n. 4487  

 

In tema di rescissione di un contratto di compravendita per lesione ultra dimidium, il supplemento del prezzo a carico del compratore, per la riduzione ed equità del contratto stesso, secondo la previsione dell'art. 1450 c.c., mediante una somma che copra la diffidenza fra il valore del bene all'atto della costituzione del rapporto ed il corrispettivo allora pattuito, integra un debito di valore, il quale deve essere adeguato in relazione alla svalutazione monetaria sopravvenuta, e comporta inoltre la corresponsione degli interessi legali a titolo compensativo dalla data della stipulazione.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 1983 n. 1046  



 
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