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Art. 1455 codice civile: Importanza dell’inadempimento

Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra (1).


Commento

Inadempimento: [v. 1218].

 

(1) Presupposto della risoluzione giudiziale del contratto per inadempimento è la gravità di quest’ultimo; per stabilire se l’inadempimento è grave il giudice deve valutare il comportamento di entrambe le parti nel quadro generale dell’esecuzione del contratto, e l’interesse che ha la parte all’esatto adempimento dell’obbligo contrattuale.

In taluni casi, è il legislatore che stabilisce espressamente quando l’inadempimento è grave. In questi casi il giudice dovrà limitarsi ad accertare che si sia verificata la situazione prevista dalla legge:  si pensi alla vendita con riserva di proprietà (vendita a rate), dove è stabilito che il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l’ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto; sicché solo se le rate non pagate sono almeno due oppure quella non pagata supera il limite di un ottavo del prezzo, può esercitarsi azione di risoluzione.

In tema di diritti dei consumatori, l’art. 130, c. 10, d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo) stabilisce che un difetto di conformità di lieve entità per il quale non sia possibile o sia eccessivamente onerosa la riparazione o la sostituzione, non dà diritto alla risoluzione del contratto.

 

Il legislatore, attraverso il richiamo all’art. 1455, ha tipizzato il cd. danno da vacanza rovinata [v. 2059] che ricorre nella vendita di pacchetti turistici nel caso in cui l’inadempimento o l’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto non sia di scarsa importanza; in tale ipotesi, il turista può chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta (art. 47, d.lgs. 79/2011).


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

L'adempimento della prestazione successivo alla domanda di risoluzione del contratto deve sempre essere oggetto di valutazione da parte del giudice ai fini di una corretta applicazione dell'art. 1455 c.c. nei contratti di locazione commerciale.

Cassazione civile sez. III  17 dicembre 2014 n. 26538  

 

La valutazione della gravità dell'inadempimento delle obbligazioni contrattuali è rimessa al giudice del merito, ma è censurabile in cassazione in presenza di motivazione incongrua, come quella sostanziantesi nella mera, apodittica e generica affermazione che la parte non ha dimostrato di avere adempiuto la prestazione dovuta.

Cassazione civile sez. III  22 ottobre 2014 n. 22343  

 

In tema di risoluzione per inadempimento, il giudice, per valutarne la gravità, deve tener conto di un criterio oggettivo, avuto riguardo all'interesse del creditore all'adempimento della prestazione attraverso la verifica che l'inadempimento abbia inciso in misura apprezzabile nell'economia complessiva del rapporto (in astratto, per la sua entità e, in concreto, in relazione al pregiudizio effettivamente causato all'altro contraente), sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma contrattuale, nonché di eventuali elementi di carattere soggettivo, consistenti nel comportamento di entrambe le parti (come un atteggiamento incolpevole o una tempestiva riparazione, ad opera dell'una, un reciproco inadempimento o una protratta tolleranza dell'altra), che possano, in relazione alla particolarità del caso, attenuarne l'intensità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva tenuto conto dell'interesse concreto del locatore, non solo patrimoniale ma anche personale - consistente nell'abitare con la propria famiglia in un appartamento sovrastante i locali concessi in locazione - a conseguire dal conduttore, oltre al pagamento del canone, la realizzazione di lavori di insonorizzazione dei locali, oggetto di apposita obbligazione contrattuale). Rigetta, App. Brescia, 11/02/2008

Cassazione civile sez. III  22 ottobre 2014 n. 22346  

 

In tema di contratto di "franchising", allorché sia prevista la necessaria partecipazione del "franchisee" ad una società consortile controllata dall'affiliante, l'inadempimento del primo agli obblighi derivanti dal contratto, laddove apprezzato non isolatamente ma unitamente ad ulteriori suoi comportamenti (quali, nella specie, l'assunzione di debiti con emissione di assegni postdatati per il pagamento, l'espresso riconoscimento di non potervi far fronte e la mancata indicazione di una possibile data di pagamento), giustifica l'adozione del provvedimento di sospensione dalla qualità di socio, giacché la valutazione relativa alla gravità dell'inadempimento, ai sensi dell'art. 1455 cod. civ., deve tener conto del complessivo comportamento del debitore, desumibile dalla gravità della mora, dall'eventuale suo protrarsi e dalla mancata indicazione, di specifiche e concrete modalità di estinzione del debito. Rigetta, App. Milano, 25/07/2011

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21420  

 

L'intimazione da parte del creditore della diffida ad adempiere, di cui all'art. 1454 cod. civ., e l'inutile decorso del termine fissato per l'adempimento non eliminano la necessità, ai sensi dell'art. 1455 cod.civ., dell'accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento in relazione alla situazione verificatasi alla scadenza del termine ed al permanere dell'interesse della parte all'esatto e tempestivo adempimento. Rigetta, App. Trento, 10/12/2007

Cassazione civile sez. II  04 settembre 2014 n. 18696  

 

Nelle locazioni non abitative (nella specie, ad uso turistico-alberghiero), la valutazione della gravità dell'inadempimento va operata caso per caso e non può ridursi alla mera constatazione della violazione di una obbligazione principale ma deve considerare l'importanza dell'inadempimento in rapporto al complesso delle pattuizioni e dell'operazione economica posta in essere, nonché all'interesse che intendeva realizzare la parte non inadempiente, così da verificare in quale misura l'inadempimento abbia determinato un effettivo squilibrio nel sinallagma contrattuale, che giustifichi la risoluzione. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto che la violazione dell'obbligazione di custodia della cosa locata, per l'omessa esecuzione di lavori di piccola manutenzione per un valore di settanta milioni di vecchie lire, non fosse idonea a giustificare la risoluzione per inadempimento a fronte di canoni corrisposti in nove anni per un importo di oltre tre miliardi). Cassa con rinvio, App. Roma, 04/09/2007

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17066  

 

 

Appalto

In tema di appalto di opere pubbliche, qualora si controverta della risoluzione del contratto per inadempimento dell'appaltante (o, in generale, dell'invalidità del contratto o della sua estinzione), la relativa domanda, arbitrale o giudiziaria, non riguarda la quantificazione della prestazione spettante all'appaltatore ma l'esistenza stessa del contratto, sicché non è soggetta alla decadenza per inosservanza dell'onere di tempestiva iscrizione della riserva nel registro di contabilità previsto dall'art. 54 del r.d. 25 maggio 1895, n. 350, ed opera soltanto con riferimento alle pretese dell'appaltatore che comportino il riconoscimento di compensi o indennizzi aggiuntivi, rispetto al prezzo originariamente convenuto, in dipendenza di qualsivoglia situazione insorta nel corso dell'esecuzione del contratto. Rigetta, App. Roma, 25/01/2011

Cassazione civile sez. I  17 ottobre 2014 n. 22036  

 

In tema di appalto di opere pubbliche, ogni qualvolta si faccia questione della risoluzione del contratto per inadempimento dell'appaltante (o, in generale, dell'invalidità del contratto o della sua estinzione), la relativa domanda, arbitrale o giudiziaria, non è soggetta alla decadenza prevista per l'inosservanza dell'onere della riserva, che sussiste soltanto con riferimento alle pretese dell'appaltatore che si riflettono sul corrispettivo dovutogli. Cassa senza rinvio, App. Roma, 08/09/2009

Cassazione civile sez. I  17 settembre 2014 n. 19531  

 

 

Donazione

In tema di donazione modale, la risoluzione per inadempimento dell'onere non può avvenire "ipso iure", senza valutazione di gravità dell'inadempimento, in forza di clausola risolutiva espressa, istituto che, essendo proprio dei contratti sinallagmatici, non può estendersi al negozio a titolo gratuito, cui pure acceda un "modus". Cassa con rinvio, App. Salerno, 20/11/2007

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2014 n. 14120  



 
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