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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1459 codice civile: Risoluzione nel contratto plurilaterale

Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’inadempimento di una delle parti non importa la risoluzione del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale (1).


Commento

Contratto plurilaterale con comunione di scopo: [v. 1420]; Inadempimento: [v. 1218].

 

(1) Nei contratti plurilaterali con comunione di scopo, la mancata (o inesatta) esecuzione della prestazione da parte di uno dei contraenti, non comporta l’estinzione del contratto, quando, prescindendo dalla prestazione della parte inadempiente, è comunque possibile il raggiungimento dello scopo.

 

Questa norma costituisce applicazione del principio di conservazione del contratto.

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

L’”aliud pro alio” si distingue dai vizi della cosa venduta in quanto nel primo il bene appartiene ad un genere del tutto diverso da quello oggetto del contratto, o quando è privo delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell’acquirente o presenta difetti che lo rendano inutilizzabile per la sua funzione naturale. Perché sussista l’ipotesi della consegna dell’“aliud pro alio”, svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione dell’art. 1495 c.c., non è sufficiente che la cosa compravenduta presenti difetti, anche gravi, inerenti al suo processo di produzione, fabbricazione o conservazione, ma è necessario che tali difetti la facciano degradare ad un cosa come genere o funzionalità completamente diversa da quella dedotta in contratto e quindi del tutto inservibile al suo uso tipico o all’uso che aveva costituito elemento determinante per l’acquisto.

Tribunale Bari sez. III  12 marzo 2014

 

 

Obbligazioni e contratti.

Ai fini dell'applicabilità della regola contenuta nell'art. 1458 c.c. vanno considerati contratti a esecuzione continuata (o periodica) unicamente i contratti che fanno sorgere obbligazioni di durata per entrambe le parti e, cioè, quelli in cui l'intera esecuzione del contratto avvenga attraverso coppie di prestazioni da realizzarsi contestualmente nel tempo.

Cassazione civile sez. III  29 gennaio 2013 n. 2075  

 

Ove un contratto preliminare abbia ad oggetto la compravendita di un bene appartenente a più proprietari, è possibile che il medesimo non costituisca un unicum inscindibile, perché ciascuno dei comproprietari può vendere la propria quota a prezzo diverso e stabilendo date diverse per la stipulazione del contratto definitivo; ne consegue, in tal caso, che, verificatosi l'inadempimento del promissario acquirente, ciascun promittente venditore può legittimamente chiedere la risoluzione della singola promessa di vendita contenuta in un documento più complesso, dovendosi ritenere ammissibile la risoluzione parziale.

Cassazione civile sez. II  14 aprile 2011 n. 8505  

 

 

Edilizia ed urbanistica

La convenzione di lottizzazione, rientrante tra gli accordi procedimentali di cui all'art. 11 l. 7 agosto 1990 n. 241, determina la natura obbligatoria del rapporto. Ne deriva, quale immediato corollario, non solo la tempestività del ricorso avverso la modifica unilaterale dell'accordo purché azionato nei termini prescrizionali, ma anche l'illegittimità della stessa, posto che ogni rimodulazione dell'originario accordo richiede la manifestazione di volontà di tutti i soggetti che hanno concorso alla sua formazione, non imprescindibile solo quando risulti che la partecipazione di una o più parti non sia necessaria a supportare lo scopo comune cui il contratto si indirizza (arg. ex art. 1420 c.c.) o non sia, secondo le circostanze, essenziale (arg. ex art. 1446, 1459 e 1466 c.c.).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  01 giugno 2010 n. 2003  

 

La modifica della originaria convenzione urbanistica di lottizzazione non deve essere necessariamente sottoscritta da tutti gli originari sottoscrittori o dai loro aventi causa. Vero è che un accordo plurisoggettivo come la convenzione urbanistica richiede, di norma, per la sua modifica, la partecipazione di tutte le parti. ma è altrettanto evidente che l'espressione unanime del consenso nella convenzione urbanistica non è necessaria quando a detta regola generale si possa derogare in quanto risulti che la partecipazione di una o più parti non sia necessaria a supportare lo scopo comune cui il contratto si indirizza (arg. ex art. 1420 c.c.) o non sia, secondo le circostanze, essenziale (arg. ex artt. 1446, 1459 e 1466 c.c.).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  04 maggio 2010 n. 1296

 

 

Leasing

Il leasing finanziario configura un contratto plurilaterale nel quale la prestazione del fornitore deve ritenersi essenziale, per cui la risoluzione del contratto deve aver effetto per tutte le tre parti, non potendosi applicare la riserva prevista dall'art. 1459 c.c.

Cassazione civile sez. II  26 gennaio 2000 n. 854  

 

 

Compromesso ed arbitrato

L'arbitrato irrituale è un istituto di diritto sostanziale per il carattere inequivocabilmente non contenzioso dell'incarico conferito agli arbitri e omologabile allo schema del mandato. Di conseguenza l'invalidità del lodo è soggetta alla disciplina degli atti negoziali e in particolare alla regola della conservazione del negozio parzialmente invalido ex art. 1420, 1445, 1459 e 1466 c.c. alla cui stregua la parziale invalidità del lodo non comporta, salvo che la partecipazione del soggetto, al quale attiene debba secondo circostanze considerarsi essenziale, la caducazione dell'intero rapporto e pur quando una situazione giuridica comune a più soggetti divenga oggetto di decisione in sede arbitrale non ha mai luogo una fattispecie di litisconsorzio necessario ai sensi dell'art. 102 c.p.c.

Corte appello Milano  07 aprile 1998



 
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