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Art. 1469 codice civile: Contratto aleatorio

Le norme degli articoli precedenti non si applicano ai contratti aleatori per loro natura o per volontà delle parti.


Commento

Contratto aleatorio: si ha quando l’esistenza o l’entità della prestazione o controprestazione dipende da un evento causale che può volgere il vantaggio del contratto verso una parte o piuttosto verso l’altra (es.: contratto di assicurazione).

 

La risoluzione per eccessiva onerosità non è un rimedio applicabile ai contratti aleatori, dal momento che le parti hanno consapevolmente assunto il rischio che la prestazione possa diventare eccessivamente onerosa, in seguito al sopraggiungere di eventi che non rientrano nel normale margine di rischio presente in ogni contrattazione.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità civile

Il fatto che Trenitalia abbia affidato la gestione dei vagoni letto ad altra società non la esime dalla responsabilità nei confronti del contraente nel caso i dipendenti di detta società esterna, nell'espletamento di tale servizio, omettano di prestare le dovute cautele per la sicurezza dei passeggeri e del bagaglio

Cassazione civile sez. III  19 dicembre 2014 n. 26887  

 

 

Contratti bancari

In relazione alle operazioni di investimento la nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell'art. 1418 c.c., comma 1, attiene ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto, mentre le condotte delle parti nel corso delle trattative per la formazione del contratto, ovvero nella sua esecuzione, non viziano l'atto, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che una espressa sanzione non sia prevista anche in riferimento a detta ipotesi, come accade nel caso disciplinato dal combinato disposto degli art. 1469 ter, comma 4 e 1469 quinquies, comma 1 c.c., in tema di clausole vessatorie contenute nei cd. contratti del consumatore, oggetto di trattativa individuale.

Tribunale Salerno sez. I  04 novembre 2014 n. 5184  

 

 

Competenza civile

Qualora il consumatore, nell'agire in giudizio, non si avvalga del foro a lui riferibile in tale qualità, la violazione della regola della competenza non è rilevabile dalla controparte, a cui vantaggio non opera, né dal giudice d'ufficio. Ove, peraltro, il giudice adito declini comunque, su eccezione del convenuto, la propria competenza in favore di uno dei fori ordinari, neppure il giudice innanzi al quale la causa è stata riassunta può rilevare l'applicazione del foro del consumatore, sicché l'ordinanza con cui elevi conflitto ex art. 45 cod. proc. civ. va dichiarata inammissibile. Regola competenza d'ufficio

Cassazione civile sez. VI  19 giugno 2014 n. 13944  

 

 

Tutela del consumatore

Il giudice del foro del consumatore quando è competente per la causa principale, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 36 e 40 c.p.c., conosce anche della domanda riconvenzionale che dipende dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione, se non ecceda la sua competenza per materia e valore. (Nella specie, rilevato che per le controversie tra consumatore e professionista la legge ha stabilito, prima con l’art. 1469 bis, comma 3, n. 19, c.c., poi con l’art. 33 del codice del consumo, come Foro esclusivo, il Foro del luogo dove il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, il Trib. ha dichiarato la propria incompetenza, anche quanto alla domanda riconvenzionale).

Tribunale Lucca  31 gennaio 2014 n. 173  

 

Nelle controversie tra consumatori e professionisti (nella specie tra avvocato e cliente) la competenza territoriale esclusiva spetta, ex art. 1469-bis c.c., al giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, ritenendosi vessatorie le clausole con le quali si individua come sede del foro competente una diversa località. A beneficiare di tale disciplina è il consumatore, da intendersi come la persona fisica che, anche se svolge attività imprenditoriale o professionale, conclude un qualche contratto per la soddisfazione di esigenze di vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attività.

Cassazione civile sez. VI  24 gennaio 2014 n. 1464  

 

 

Competenza civile

Nei rapporti tra avvocato e cliente quest'ultimo riveste la qualità di "consumatore", ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera a), del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, a nulla rilevando che il rapporto sia caratterizzato dall'"intuitu personae" e sia non di contrapposizione, ma di collaborazione (quanto ai rapporti esterni con i terzi), non rientrando tali circostanze nel paradigma normativo. Ne consegue che alla controversia tra cliente ed avvocato in tema di responsabilità professionale si applicano le regole sul foro del consumatore di cui all'art. 33, comma 2, lettera u), del d.lgs. n. 206 cit. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  24 gennaio 2014 n. 1464  

 

 

Obbligazioni e contratti.

In tema di mediazione, qualora sia previsto in contratto — per il caso in cui il conferente l’incarico rifiuti, anche ingiustificatamente, di concludere l’affare propostogli dal mediatore — un compenso in misura identica (o vicina) a quella stabilita per l’ipotesi di conclusione dell’affare, il giudice deve stabilire se tale clausola determini uno squilibrio fra i diritti e gli obblighi delle parti e sia, quindi, vessatoria, ai sensi dell’art. 1469 bis, comma 1, c.c. (ora art. 33, comma 1, codice del consumo), salvo che in tale pattuizione non sia chiarito che, in caso di mancata conclusione dell’affare per ingiustificato rifiuto, il compenso sia dovuto per l’attività sino a quel momento esplicata. Qualora, invece, il rifiuto di concludere l’affare tragga origine da circostanze ostative, di cui il conferente l’incarico abbia omesso di informare il mediatore al momento della conclusione del contratto o cui abbia dato causa successivamente, è configurabile una responsabilità dello stesso conferente per la violazione dei doveri di correttezza e buona fede. In tal caso la previsione dell’obbligo di pagare comunque la provvigione può integrare una clausola penale, soggetta al diverso apprezzamento di cui all’art. 1469 bis, comma 3, n. 6, c.c., (ora art. 33, comma 2, lett. f, codice del consumo), concernente la presunzione di vessatorietà delle clausole che, in caso di inadempimento, prevedano il pagamento di una somma manifestamente eccessiva (Nella specie, rilevato che l’agenzia immobiliare non provava la specifica contrattazione della clausola, il Trib. ha dichiarato la nullità di tale clausola penale di importo simile alla provvigione pattuita in caso di insuccesso dell’affare, giacché vessatoria).

Tribunale Roma sez. X  13 novembre 2013 n. 22770  

 

In tema di contratti del consumatore, ai fini della identificazione del soggetto legittimato ad avvalersi della tutela di cui al vecchio testo dell'art. 1469-bis cod. civ. (ora art. 33 del Codice del consumo, approvato con d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), la qualifica di "consumatore" spetta solo alle persone fisiche e la stessa persona fisica che svolga attività imprenditoriale o professionale potrà essere considerata alla stregua del semplice "consumatore" soltanto allorché concluda un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attività; correlativamente deve essere considerato "professionista" tanto la persona fisica, quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che utilizzi il contratto non necessariamente nell'esercizio dell'attività propria dell'impresa o della professione, ma per uno scopo connesso all'esercizio dell'attività imprenditoriale o professionale. (Nella specie, la S.C. ha escluso l'applicabilità della disciplina di cui al vecchio testo dell'art. 1469-bis cod. civ. in favore di una persona fisica la quale, pur avendo concluso un contratto di apertura di credito con una banca in nome proprio, aveva però ottenuto il finanziamento - come emergeva dalle risultanze istruttorie - non per sé ma in favore della società di cui era amministratore e principale azionista, con la conseguente validità della clausola di deroga alla competenza territoriale prevista dal contratto). Cassa e dichiara la competenza

Cassazione civile sez. VI  23 settembre 2013 n. 21763

 

Il controllo giudiziale sul contenuto del contratto stipulato con il consumatore, pur postulando una valutazione complessiva dei diritti e degli obblighi ivi contemplati, e nel cui ambito svantaggi e benefici determinati da singole clausole possono compensarsi, è circoscritto alla componente normativa del contratto stesso, mentre è preclusa ogni valutazione afferente le caratteristiche tipologiche e qualitative del bene o del servizio fornito, o l'adeguatezza tra le reciproche prestazioni, richiedendosi soltanto, alla stregua dell'art. 1469 ter, secondo comma, cod. civ. (poi sostituito dall'art. 34, secondo comma, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), che l'oggetto del contratto ed il corrispettivo pattuito siano individuati in modo chiaro e comprensibile. (Nella specie, la S.C., ritenendo puntualmente verificata dal giudice del merito, in base al piano finanziario sottoscritto dal cliente, la natura dell'operazione concordata tra le parti con il contratto "my way", ha ritenuto inammissibile, anche perché estraneo alle questioni sollevate nel giudizio di merito, il motivo di ricorso concernente l'esistenza di uno squilibrio del rapporto contrattuale nella sua interezza). Rigetta, App. Napoli, 08/11/2010

Cassazione civile sez. I  20 settembre 2013 n. 21600  



 
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