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Art. 147 codice civile

Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis (1).


Commento

(1) L’art. 147 non rappresenta più la norma fondamentale per i doveri dei genitori nei confronti dei figli: i figli hanno gli stessi diritti (a prescindere dalla nascita nel matrimonio o fuori dal matrimonio), e la norma fondamentale è diventata l’art. 315bis. Nell’ambito della disciplina dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio è sufficiente ribadire i doveri dei genitori verso i figli ed effettuare il collegamento con l’art. 315bis, al quale si rinvia.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Il coniuge separato o divorziato, già affidatario del figlio minorenne, è legittimato "iure proprio", anche dopo il compimento da parte del figlio della maggiore età, ove sia con lui convivente e non economicamente autosufficiente, ad ottenere dall'altro coniuge un contributo al mantenimento del figlio. Ne discende che ciascuna legittimazione è concorrente con l'altra, senza, tuttavia, che possa ravvisarsi un'ipotesi di solidarietà attiva, ai cui principi è possibile ricorrere solo in via analogica, trattandosi di diritti autonomi e non del medesimo diritto attribuito a più persone. Cassa con rinvio, App. Napoli, 11/11/2010

Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18869  

 

 

Separazione tra coniugi

In mancanza di diverse disposizioni, il contributo al mantenimento dei figli minori, determinato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario, non costituisce il mero rimborso delle spese sostenute dal suddetto affidatario nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno. Ne consegue che il genitore non affidatario non può ritenersi sollevato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo in cui i figli, in relazione alle modalità di visita disposte dal giudice, si trovino presso di lui e egli provveda pertanto, in modo esclusivo, al loro mantenimento.

Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18869  

 

Ai fini del riconoscimento dell'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, ovvero del diritto all'assegnazione della casa coniugale, il giudice di merito è tenuto a valutare, con prudente apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescenti in rapporto all'età dei beneficiari, le circostanze che giustificano il permanere del suddetto obbligo o l'assegnazione dell'immobile, fermo restando che tale obbligo non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto ingiustificata l'assegnazione della casa coniugale, di proprietà del marito, alla moglie sul mero presupposto, pur inserito in un contesto di crisi economica e sociale, dello stato di disoccupazione dei loro due figli, entrambi ultraquarantenni). Rigetta, App. Venezia, 29/06/2012

Cassazione civile sez. I  20 agosto 2014 n. 18076  

 

 

Divorzio

In tema di divorzio, il contributo al mantenimento dei figli minori, quantificato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario, non costituisce, in mancanza di diverse disposizioni, il mero rimborso delle spese sostenute da quest'ultimo nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno. Ne consegue che il genitore non affidatario non può ritenersi sollevato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo in cui i figli, in relazione alle modalità di visita disposte dal giudice, si trovino presso di lui ed egli provveda in modo esclusivo al loro mantenimento. Cassa con rinvio, App. Napoli, 11/11/2010

Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18869  

 

Il coniuge, separato o divorziato, debitore di un assegno di mantenimento al coniuge od ex coniuge ed ai figli, non può ottenere una riduzione dell'assegno da lui dovuto e regolarmente erogato per lungo tempo, asserendo che gli sono venuti meno donativi monetari ed altri vantaggi economici, a suo dire, a lui frequentemente erogati dalla madre, dalla sorella o da terzi, senza dare alcuna prova di averli ricevuti ed utilizzati ai fini dell'adempimento regolare dei doveri di mantenimento su di lui incombenti, così come non ha in alcun modo provato che i figli abbiano attenuato le loro esigenze scolastiche, o ridimensionato le loro aspirazioni professionali.

Tribunale Milano  19 marzo 2014



 
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