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Art. 1472 codice civile: Vendita di cose future

Nella vendita che ha per oggetto una cosa futura (1), l’acquisto della proprietà si verifica non appena la cosa viene ad esistenza (2). Se oggetto della vendita sono gli alberi o i frutti di un fondo, la proprietà si acquista quando gli alberi sono tagliati o i frutti sono separati.

Qualora le parti non abbiano voluto concludere un contratto aleatorio, la vendita è nulla, se la cosa non viene ad esistenza (3).


Commento

Vendita: [v. 1470]; Proprietà: [v. 832]; Contratto aleatorio: [v. 1469]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

Cosa futura: bene attualmente inesistente che non può essere, come tale, oggetto di godimento, ma è suscettibile di diventarlo. Si può trattare: di cose inesistenti in natura (es.: un appartamento da costruire); di frutti naturali (sono le cose provenienti direttamente da altro bene, vi concorra o no l’opera dell’uomo [v. 2801,2], come i parti degli animali o i prodotti delle miniere); di frutti civili (come gli interessi delle somma prestate); può infine trattarsi di un diritto la cui venuta ad esistenza dipende dal verificarsi di una condizione.

 

(1) Normalmente la proprietà del bene si trasferisce immediatamente in capo all’acquirente (per effetto del consenso legittimamente manifestato, cd. consenso traslativo). Vi sono, tuttavia, delle ipotesi in cui la vendita ha efficacia obbligatoria e l’acquisto della proprietà del bene dipende dal verificarsi di ulteriori fatti o atti. Esempi di vendita con efficacia obbligatoria sono la vendita di cosa futura, la vendita di cosa altrui, la vendita con patto di riservato dominio etc.

 

(2) Naturalmente, la venuta ad esistenza deve essere possibile, altrimenti il contratto sarebbe nullo per impossibilità originaria dell’oggetto [v. 1346], e, quindi, privo di uno dei suoi elementi essenziali [v. 1325].

 

(3) Dal comma 2 dell’articolo in esame emerge la distinzione tra vendita di cosa futura e vendita di speranza: nella prima il contratto è nullo e il compratore non deve pagare il prezzo, se non riceve nulla; nella seconda è, invece, un contratto aleatorio, in quanto il compratore assume il rischio di corrispondere ugualmente il prezzo anche qualora nulla abbia ricavato dal contratto stesso o comunque meno del previsto: è il caso, ad esempio, del soggetto che si obbliga a comprare ad un dato prezzo tutto ciò che si ricaverà da una battuta di caccia o da un raccolto.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti.

La vendita di un'autovettura designata solo per marca, tipo e accessori, non è una vendita di cosa altrui o cosa futura, ma una vendita di cosa appartenente a genere limitato, che fa sorgere a carico del venditore il duplice obbligo di individuare la "res" e di consegnarla nel luogo pattuito. L'individuazione necessaria all'effetto reale deve essere fatta col concorso di entrambe le parti, sicché la mancata importazione del veicolo dal luogo di produzione a quello di consegna rende il venditore inadempiente ad entrambe le dette obbligazioni. Rigetta, App. Torino, 06/09/2011

Cassazione civile sez. VI  19 giugno 2014 n. 14025  

 

 

Permuta

È immune da censure la pronuncia di merito che, in caso di permuta con cosa futura, rappresentata dalla porzione di edificio che il permutante costruttore si impegna a realizzare, ha ritenuto perfezionato il trasferimento degli appartamenti costruiti una volta che gli stessi si fossero trovati in uno stato tale da consentire il rilascio del certificato di agibilità, non rilevando che le unità immobiliari fossero state successivamente deprivate di parte della consistenza, né che avessero una superficie maggiore rispetto a quella prestabilita (il che giustificava la corresponsione di un conguaglio in denaro) senza tuttavia differire funzionalmente e strutturalmente. Conferma App. Salerno 13 novembre 2008

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2013 n. 24172  

 

Integra gli estremi della permuta di cosa presente con cosa futura il contratto avente ad oggetto il trasferimento della proprietà di un'area fabbricabile in cambio di parti dell'edificio da costruire, in tutto o in parte, sulla stessa superficie, a cura e con i mezzi del cessionario, e ciò tutte le volte in cui sia proprio il risultato traslativo, consistente nell'attribuzione di una determinata opera da realizzare, ad essere assunto come oggetto del contratto e come termine di scambio con la cosa presente. A tal fine, in applicazione delle norme sulla vendita, in quanto compatibili, l'effetto traslativo si verifica ex art. 1472 cod. civ. non appena la cosa viene ad esistenza, momento che si identifica, quando la cosa futura consista in una porzione dell'edificio che il permutante costruttore si è impegnato a realizzare, nella conclusione del processo edificatorio nelle sue componenti essenziali, ossia nella realizzazione delle strutture fondamentali, senza che abbiano rilevanza le rifiniture o gli accessori, così come conforta la lettera dell'art. 2645-bis ultimo comma del cod. civ. Rigetta, App. Salerno, 13/11/2008

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2013 n. 24172  

 

In caso di permuta obbligatoria, così come nell'ipotesi di vendita obbligatoria, l'effetto traslativo non è immediato, ma è differito e fatto dipendere da ulteriori eventi, come l'acquisto della cosa da parte di un permutante o la venuta ad esistenza della cosa medesima. (Nella specie, la S.C., ha confermato la sentenza di merito che aveva inquadrato nello schema della permuta obbligatoria in favore di terzo la fattispecie negoziale in cui i cessionari di una quota sociale si erano obbligati, a titolo di corrispettivo della cessione, ad acquistare un immobile ed ad attribuire ad un terzo il diritto di abitazione su di esso, con conseguente automatico determinarsi dell'effetto reale una volta verificatosi l'acquisto della proprietà del bene).

Cassazione civile sez. II  30 novembre 2011 n. 25603  

 

 

Fallimento

La natura consensuale del contratto di cessione di credito — relativo a vendita di cosa futura, per la quale l'effetto traslativo si verifica quando il bene viene ad esistenza — comporta che esso si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ma non anche che dal perfezionamento del contratto consegua sempre il trasferimento del credito dal cedente al cessionario, in quanto, nel caso di cessione di un credito futuro, il trasferimento si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria; pertanto, nel caso di cessione di crediti futuri e di sopravvenuto fallimento del cedente, la cessione, anche se sia stata tempestivamente notificata o accettata ex art. 2914, n. 2, c.c., non è opponibile al fallimento se, alla data della dichiarazione di fallimento, il credito non era ancora sorto e non si era verificato l'effetto traslativo della cessione.

Cassazione civile sez. III  17 gennaio 2012 n. 551  

 



 
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