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Art. 1474 codice civile: Mancanza di determinazione espressa del prezzo

Se il contratto ha per oggetto cose che il venditore vende abitualmente e le parti non hanno determinato il prezzo, né hanno convenuto il modo di determinarlo, né esso è stabilito per atto della pubblica autorità o da norme corporative (1), si presume che le parti abbiano voluto riferirsi al prezzo normalmente praticato dal venditore.

Se si tratta di cose aventi un prezzo di borsa o di mercato, il prezzo si desume dai listini o dalle mercuriali del luogo in cui deve essere eseguita la consegna, o da quelli della piazza più vicina.

Qualora le parti abbiano inteso riferirsi al giusto prezzo, si applicano le disposizioni dei commi precedenti; e, quando non ricorrono i casi da essi previsti, il prezzo, in mancanza di accordo, è determinato da un terzo, nominato a norma del secondo comma dell’articolo precedente.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Prezzo: [v. 1470]; Presunzione: [v. 2727].

 

Atto della pubblica autorità: decisione, presa da un organo del Governo, con fini economici.

 

Borsa: luogo organizzato per la vendita di valori mobiliari (azioni, obbligazioni, titoli di stato) o di merci (prodotti agricoli, metalli etc.).

 

Listino: strumento ufficiale per l’accertamento del prezzo corrente di ciascun titolo [v. 1992] quotato in borsa. Il (—) si forma alla chiusura di ogni riunione di borsa sulla base delle dichiarazioni degli agenti di cambio [v. 2344].

 

Mercuriale: listino dei prezzi medi delle merci e delle derrate di un determinato mercato in un dato giorno, redatto dalle Camere di Commercio, avente una funzione di certificazione dei prezzi stessi.

 

Piazza: identifica il luogo delle operazioni economiche e finanziarie.

 

Giusto prezzo: è il prezzo che corrisponde all’effettivo valore del bene.

 

(1) Le norme corporative devono ritenersi abrogate a seguito della soppressione dell’ordinamento corporativo disposta con il r.d.l. 9-8-1943, n. 721; cfr. art. 1, d. gen.

 

Da tale disciplina risulta evidente che il prezzo, anche se elemento essenziale del contratto, può essere stabilito anche attraverso criteri normativi (ossia dettati dalla legge) e non necessariamente dalla volontà delle parti.

Quella esaminata è, infatti, una norma (cd. suppletiva) che mira a colmare eventuali lacune del contratto incidendo su di un aspetto essenziale dello stesso.

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

In tema di compravendita ricorre l'ipotesi di cui all'art. 1474, comma 3, c.c., ove le parti, nel contratto, si siano riferite al "giusto prezzo", senza che assumano rilievo espressioni diverse, ancorché equivalenti (come prezzo congruo, adeguato, e simili), mentre l'accordo, cui fa riferimento il secondo inciso della medesima disposizione, indica una pattuizione successiva, non prevista nel contratto originario, la quale si innesta su una previsione contrattuale che ha fatto riferimento al "giusto prezzo". Rigetta, App. Milano, 15/07/2010

Cassazione civile sez. III  23 maggio 2014 n. 11529  

 

Perché si possa configurare la fattispecie del terzo comma dell'art. 1474 c.c., allorquando l'oggetto della vendita non è riconducibile alle ipotesi di cui al primo e secondo comma della stessa norma, è necessario che le parti si siano riferite al giusto prezzo, cioè abbiano evocato nella pattuizione tale nozione, restando escluso - a differenza di quanto può accadere se l'oggetto della vendita sia riconducibile alle dette ipotesi - che possano assumere rilievo espressioni diverse anche se sostanzialmente equivalenti (come prezzo congruo, adeguato, e simili).

Cassazione civile sez. III  23 maggio 2014 n. 11529  

 

La preferenza accordata dall'art. 1474, primo comma, cod. civ., in caso di mancata indicazione espressa del prezzo della cosa venduta, al criterio di determinazione consistente nel prezzo correntemente praticato dal venditore, è ammissibile solo con riguardo alle cose generiche e non anche a quelle specifiche, le quali, per la loro peculiare individualità, non sono suscettibili di prezzi uniformi, tali da poter fornire un sicuro parametro di riferimento. Cassa con rinvio, App. Venezia, 22/02/2006

Cassazione civile sez. II  18 novembre 2013 n. 25804  

 

Il diritto dell'alienante al corrispettivo del diritto d'uso sull'area adibita a parcheggio, costituendo un effetto dell'atto di autonomia privata concluso dall'acquirente delle singole unità immobiliari col costruttore-venditore, serve ad integrare l'originario prezzo della compravendita, laddove ordinariamente si riferiva solo alle singole unità immobiliari oggetto del contratto. Esso, pertanto, non sorge automaticamente, richiedendosi, in primo luogo, che, secondo il principio dispositivo, esso costituisca oggetto di apposita domanda, e, in secondo luogo, che, pur nel rispetto delle sue particolari caratteristiche - "in primis" della limitazione legale del diritto di proprietà dell'area, derivante dal vincolo di destinazione impressale dalla norma imperativa - esso sia soggetto alle regole del mercato, presumendosi che, in difetto di pattuizione tra le parti, il prezzo normalmente praticato dall'alienante, cui occorre riferirsi ai sensi dell'art. 1474, comma 1, c.c., corrisponda a quello di mercato.

Tribunale Bari sez. I  18 gennaio 2010 n. 123  

 

 

Contratti agrari

In tema di contratti agrari, l'art. 49 l. 3 maggio 1982 n. 203, prevede, ove ricorrano le relative condizioni, un caso di costituzione "ex lege" di un rapporto di affitto tra i coeredi del defunto proprietario del fondo, alla cui nascita e perdurante validità non è di ostacolo il mancato raggiungimento di un'intesa sull'ammontare del canone, sopperendosi, secondo i principi generali, all'omessa determinazione consensuale della prestazione dovuta da una delle parti mediante i meccanismi di integrazione. Ne consegue che a nulla rileva, ai fini dell'operatività della citata norma, la declaratoria d'incostituzionalità degli art. 9 e 62 della medesima l. 3 maggio 1982 n. 203, di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 318 del 2002, atteso che la caducazione delle disposizioni che fissavano un sistema di quantificazione del canone di equo affitto non preclude al giudice la perdurante possibilità di addivenire, ove le parti non raggiungano un accordo sul punto, alla determinazione officiosa del corrispettivo, da effettuare, alla stregua della sopravvenuta pronuncia di illegittimità di quelle disposizioni, sulla base dell'applicazione analogica dell'art. 1474 comma 2 c.c., ovvero facendo riferimento al prezzo di mercato. Rigetta, App. Cagliari sez. dist. Sassari, 09/02/2007

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2013 n. 7268  

 

 

Espropriazione

In tema di accordi amichevoli sostitutivi dell'espropriazione, il contratto di compravendita, non preceduto dalla dichiarazione di pubblica utilità, mediante il quale il proprietario trasferisca il bene all'ente pubblico e questo si impegni a corrispondere il prezzo della cessione volontaria ex art. 12 della legge n. 865 del 1971, integrato sulla base delle disposizioni normative emanate in seguito alla sentenza della Corte cost. n. 5 del 1980, realizza la causa tipica del negozio, producendo l'effetto reale ex art. 1376 c.c. dietro pagamento di un corrispettivo determinabile ex art. 1473 e 1474 c.c.; ne consegue che il contratto non è nullo, neppure dopo la declaratoria di incostituzionalità della legge n. 385 del 1980, poiché questa non altera la causa del negozio, ma comporta soltanto che, avendo le parti inserito la clausola attributiva di un "conguaglio" rapportato alle variazioni normative, sorga, in favore del cedente, un diritto di credito aggiuntivo, determinabile in base alla normativa successivamente intervenuta.

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2012 n. 7779  



 
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