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Art. 1478 codice civile: Vendita di cosa altrui

Se al momento del contratto la cosa venduta non era di proprietà del venditore, questi è obbligato a procurarne l’acquisto al compratore (1).

Il compratore diventa proprietario nel momento in cui il venditore acquista la proprietà dal titolare di essa (2) (3).


Commento

Proprietà: [v. 832].

 

Vendita di cosa altrui: vendita avente ad oggetto una cosa che al momento della stipulazione del contratto non appartiene al venditore, ma fa parte del patrimonio di un terzo.

 

(1) Il contratto di vendita di cosa altrui ha effetto soltanto tra gli stipulanti (venditore e compratore) e non vincola in alcun modo il vero proprietario del bene.

 

(2) In caso di mancato acquisto del bene da parte del venditore, il compratore avrà diritto al risarcimento del danno [v. 1218, 1223].

 


Giurisprudenza annotata

 

Vendita

Il contratto preliminare di vendita di cosa altrui rimane pur sempre una fattispecie bilaterale tra promittente venditore e promissario acquirente, sicché il proprietario che vi aderisca non assume alcun obbligo diretto nei confronti del promissario acquirente e non può da lui essere convenuto con l'azione ex art. 2932 cod. civ., restando obbligato esclusivamente verso il promittente alienante. Cassa con rinvio, App. Sassari, 21/07/2008

Cassazione civile sez. II  20 agosto 2014 n. 18097  

 

L'alienità dei beni promessi in vendita costituisce un limite invalicabile al diretto trasferimento del diritto dominicale dal promittente venditore, in quanto non proprietario dei beni, alla promissaria acquirente, essendo, pertanto, il preliminare di vendita di cosa altrui insuscettibile di esecuzione in forma specifica. Pertanto, non essendovi alcuna obbligazione dell'effettivo proprietario del bene nei confronti del promissario acquirente di cosa altrui, quest'ultimo non può agire ex art. 2932 c.c. nei confronti del primo, ma esclusivamente nei confronti del suo promittente alienante. Quest'ultimo è quindi legittimato ad esperire i rimedi di legge nei confronti dell'effettivo proprietario che, essendosi obbligato in tal senso, non voglia successivamente prestare il proprio consenso al trasferimento del bene.

Tribunale Nola sez. II  06 ottobre 2012

 

In un contratto preliminare di compravendita, il fatto che le parti diano atto che il bene in questione è di proprietà controversa, in quanto oggetto di una lite pendente tra il venditore e un terzo, non costituisce, di per sé, prova del carattere aleatorio del contratto, sia perché l'aleatorietà può aversi solo quando il fattore di pura sorte svolga un'efficacia di tipo causale, sia perché, in difetto di clausola contraria, il venditore rimane tenuto all'obbligo di trasferimento della proprietà e soggiace, in caso di inadempimento, alla relativa responsabilità.

Cassazione civile sez. II  24 gennaio 2011 n. 1567

 

Al contratto preliminare di compravendita di cosa parzialmente altrui (nella specie, un fondo indiviso) si adatta la disciplina prevista dagli art. 1478 e 1480 c.c., con la conseguenza che il promittente venditore resta obbligato, oltre che alla stipula del contratto definitivo per la quota di sua spettanza, a procurare il trasferimento al promissario acquirente anche di quella rimanente, o acquistandola e ritrasferendola al promissario acquirente, oppure facendo in modo che il comproprietario addivenga alla stipulazione definitiva. Ne consegue che un siffatto contratto preliminare è valido, benché insuscettibile di esecuzione in forma specifica per via giudiziale ai sensi dell'art. 2932 c.c., e rimane assoggettato all'ordinario regime risolutorio per il caso di inadempimento dell'obbligazione assunta dal promittente venditore.

Cassazione civile sez. II  29 dicembre 2010 n. 26367  

 

 

Obbligazioni e contratti

La circostanza che un fondo, promesso in vendita come "edificabile", al momento della stipula del contratto preliminare sia stato già inserito in un piano di insediamento industriale (Pip) non costituisce causa di annullamento del contratto per dolo o per errore, sia perché l'inserimento nel suddetto piano non comporta di per sé l'inedificabilità, sia perché non necessariamente un fondo inserito in quel tipo di strumento urbanistico è destinato all'espropriazione. Ne consegue che è onere del promissario acquirente, che invochi l'annullamento del preliminare, dimostrare che la p.a. non abbia consentito la richiesta edificazione sul fondo, perché contrastante con le disposizioni relative all'attuazione del Pip.

Cassazione civile sez. II  15 giugno 2011 n. 13108

 

Al contratto preliminare di compravendita di bene altrui ben può adattarsi la disciplina prevista dall’art. 1478 c.c. con la conseguenza che il promettente venditore resta validamente obbligato, a procurare il trasferimento della proprietà, o acquistandola e ritrasferendola al promissario acquirente, oppure facendo in modo che il comproprietario addivenga alla stipulazione definitiva. Sono pertanto validi, anche se insuscettibili di esecuzione in forma specifica in via giudiziale ex art. 2932 c.c. siffatti contratti, come quello di specie stipulato dai convenuti, in quanto non titolare del diritto di proprietà, con conseguente assoggettamento all’ordinario regime risolutorio per l’inadempimento dell’obbligazione.

Tribunale Bari sez. III  24 ottobre 2013

 

La vendita di un'autovettura designata solo per marca, tipo e accessori, non è una vendita di cosa altrui o cosa futura, ma una vendita di cosa appartenente a genere limitato, che fa sorgere a carico del venditore il duplice obbligo di individuare la "res" e di consegnarla nel luogo pattuito. L'individuazione necessaria all'effetto reale deve essere fatta col concorso di entrambe le parti, sicché la mancata importazione del veicolo dal luogo di produzione a quello di consegna rende il venditore inadempiente ad entrambe le dette obbligazioni. Rigetta, App. Torino, 06/09/2011

Cassazione civile sez. VI  19 giugno 2014 n. 14025  

 

 

Danni

In tema di responsabilità contrattuale, derivante dall'inadempimento da parte del promissario acquirente dell'obbligo di stipulare il contratto definitivo, assunto in una promessa di vendita di immobile altrui, il criterio di prevedibilità del danno risarcibile può comportare il ristoro del pregiudizio consistente nella differenza fra il prezzo pattuito in sede di preliminare e quello inferiore successivamente realizzato, mentre non consente di tener conto della perdita subita dal promittente venditore per aver dovuto restituire il bene al proprietario, in seguito al decorso del termine stabilito nell'accordo interno intercorso con quest'ultimo, non potendo rientrare nella normalità delle circostanze, secondo un criterio di comune esperienza, il fatto che la mancata conclusione del definitivo comporti la retrocessione dell'immobile al suo titolare.

Cassazione civile sez. II  18 settembre 2012 n. 15639  

 

 

Proprietà

L'affermazione, secondo la quale le risultanze catastali devono cedere a quelle dei titoli, può essere corretta e dirimente soltanto nel caso in cui queste ultime siano univoche e non si prestino ad incertezze interpretative, nel qual caso, invece, i dati catastali degli immobili oggetto di alienazione, ove riportati negli stessi non a fini meramente indicativi, ma identificativi dell'immobile trasferito, possono valere ad integrare il contenuto del negozio e ad individuare il bene oggetto dello stesso, secondo la volontà delle parti.

Cassazione civile sez. II  17 febbraio 2012 n. 2369  



 
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