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Art. 1483 codice civile: Evizione totale della cosa

Se il compratore subisce l’evizione totale della cosa per effetto di diritti che un terzo ha fatti valere su di essa, il venditore è tenuto a risarcirlo del danno a norma dell’art. 1479 (1).

Egli deve inoltre corrispondere al compratore il valore dei frutti che questi sia tenuto a restituire a colui dal quale è evitto, le spese che egli abbia fatte per la denunzia della lite e quelle che abbia dovuto rimborsare all’attore (2).


Commento

Risarcimento del danno: [v. 1218]; Frutti: [v. 820].

 

Evizione totale: si ha quando il compratore è privato della intera cosa acquistata in conseguenza della pronuncia del giudice che accerta un difetto nel diritto del venditore, a vantaggio del terzo che vanta sulla cosa un diritto di proprietà [v. 832].

 

Denunzia della lite: comunicazione che il compratore fa al venditore dell’inizio dell’azione processuale del terzo nei suoi confronti, per privarlo del bene.

 

Attore: colui che dà inizio al processo, per far valere un suo diritto.

 

(1) Il venditore è, perciò, tenuto a restituire al compratore il prezzo e a rimborsargli le spese fatte per il contratto. Dovrà, invece, risarcire il danno soltanto quando abbia agito con dolo o colpa.

 

(2) Il venditore dovrà rimborsare al compratore le spese sostenute per il giudizio di evizione anche quando il compratore non gli abbia comunicato l’inizio dell’azione.

 

La norma tutela il compratore indipendentemente dalla sua buona o mala fede.

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

In caso di esercizio vittorioso del riscatto agrario, allo spossessamento del compratore sono applicabili le norme che regolano l'evizione totale, sicché il diritto alla restituzione del prezzo pagato ha natura di credito di valuta e, poiché prescinde dalla colpa, anche solo presente, del venditore, ne consegue che, ove il giudice escluda la sussistenza del diritto al risarcimento del danno e il compratore spossessato non provi il pregiudizio derivatogli dal ritardo nel riavere la somma, su di essa non va riconosciuta la rivalutazione monetaria. Cassa con rinvio, App. Perugia, 11/11/2010

Cassazione civile sez. III  10 luglio 2014 n. 15754  

 

In tema di compravendita, l'evizione totale o parziale si verifica solo quando l'acquirente sia privato, in tutto o in parte, del bene alienato, mentre, nell'ipotesi in cui, inalterato il diritto nella sua estensione quantitativa, risulti inesistente la servitù attiva che il venditore abbia dichiarato nel contratto, si determina, al pari dell'ipotesi di esistenza di una servitù passiva non dichiarata, la mancanza di una "qualitas fundi", con conseguente applicazione dell'art. 1489 cod. civ., estensivamente interpretato, il quale, oltre ai rimedi sinallagmatici della risoluzione e della riduzione del prezzo, consente anche il solo risarcimento del danno. Cassa con rinvio, App. Salerno, 06/02/2008

Cassazione civile sez. II  24 giugno 2014 n. 14324  

 

In tema di compravendita, la garanzia per evizione opera anche in ipotesi di espropriazione forzata ovvero di espropriazione per causa di pubblica utilità del bene, trattandosi di una particolare tutela che l'ordinamento attribuisce al compratore per il caso in cui sia disturbato o menomato nel godimento della cosa acquistata in conseguenza delle pretese fatte valere da terzi nei suoi confronti. Rigetta, App. Brescia, 03/08/2007

Cassazione civile sez. II  20 dicembre 2013 n. 28580  

 

La responsabilità per evizione del venditore è l'effetto dell'esercizio di "diritti" del terzo, senza altra qualificazione, che possano essere fatti valere sulla cosa venduta e va rapportata, quindi, a qualsiasi diritto anche di carattere personale, come il diritto di riscatto agrario. Ne consegue che il promissario acquirente ha la facoltà di sospendere il pagamento del prezzo, ai sensi dell'art. 1481 cod. civ., ove sussista, in suo danno, pericolo di rivendica da parte del titolare della prelazione agraria violata. Rigetta, App. Messina, 06/04/2009

Cassazione civile sez. II  24 ottobre 2013 n. 24131  

 

In tema di compravendita, qualora l'immobile venduto risulti costruito in violazione delle limitazioni legali della proprietà, la pretesa del proprietario del fondo confinante, diretta a ottenere il rispetto di tali limitazioni, può concretare un'ipotesi riconducibile, alternativamente, alla garanzia per evizione, ai sensi degli art. 1483 e 1484 c.c., ovvero alla garanzia prevista dall'art. 1489 c.c., secondo che dall'accoglimento della domanda derivi, in tutto o in parte, la perdita della cosa venduta (nella specie, a seguito della totale o parziale demolizione dell'edificio costruito a distanza illegale), ovvero discenda soltanto una restrizione del godimento del bene, il quale resti, però, integro nella sua identità strutturale; con la conseguenza che il corrispondente diritto del compratore resta soggetto ai relativi termini di prescrizione, decorrenti non dalla conclusione del contratto, bensì dal passaggio in giudicato della sentenza definitiva sull'evizione o sulla sussistenza della minore garanzia della cosa venduta.

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2012 n. 23818  

 

 

Contratti agrari

La mancata prova da parte del promittente venditore di aver notificato al coltivatore diretto avente diritto alla prelazione la proposta di vendita, legittima il rifiuto del promissario compratore di concludere il contratto definitivo e, quindi, scaduto il termine, il contratto preliminare si intende risolto di diritto, per la natura essenziale del termine, ai sensi dell'art. 1457, c. 2, c.c., per un inadempimento non addebitabile al promissario compratore, ma al promittente venditore, unico soggetto obbligato ex legge, ai sensi dell'art. 8 l. 590/1965, ad eseguire la notifica all'avente diritto alla prelazione, in modo da garantire il definitivo compratore dal possibile esercizio nei suoi confronti di una azione di retratto, nelle forme della garanzia per evizione, ai sensi degli arti. 1483 e 1479 c.c.

Tribunale Parma  02 maggio 2013 n. 603  



 
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