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Art. 1486 codice civile: Responsabilità limitata del venditore

Se il compratore ha evitato l’evizione della cosa mediante il pagamento di una somma di danaro (1), il venditore può liberarsi da tutte le conseguenze della garanzia col rimborso della somma pagata, degli interessi (2) e di tutte le spese (3).


Commento

Evizione: [v. 1483, 1484]; Garanzia: [v. 1179]; Interessi: [v. 1282].

 

(1) È la cd. tacitazione del terzo, ossia l’accomodamento raggiunto dal compratore con il terzo che rinunzia a far valere le sue pretese sul bene (es.: il compratore paga un residuo mutuo, gravante su un appartamento acquistato, per estinguere l’ipoteca).

 

(2) Gli interessi decorrono, ovviamente, dal momento del pagamento del terzo.

 

(3) Le spese sono quelle affrontate dal compratore per difendersi nel processo contro le pretese del terzo ed anche quelle relative all’accordo raggiunto con lo stesso (pesi fiscali, onorari dell’avvocato etc.).

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

L'azione di risoluzione del contratto e l'azione di riduzione del prezzo, spettanti, a norma dell'art. 1489 c.c., al compratore di una cosa gravata da oneri o da diritti di godimento di terzi, sono nettamente distinte tra di loro, perché l'una è diretta all'eliminazione del negozio, l'altra alla conservazione dello stesso, pur se in parte modificato; ne consegue che, se il compratore, abbandonata in giudizio la domanda di risoluzione, intenda far valere nei confronti del venditore una pretesa al rimborso ai sensi dell'art. 1486 c.c., introduce un nuovo fatto costitutivo del diritto azionato e dà luogo, ai sensi dell'art. 184 c.p.c., nel testo antecedente la riforma di cui alla l. 26 novembre 1990 n. 353, ad una mutatio libelli, non consentita ove la controparte non abbia sul punto accettato il contraddittorio.

Cassazione civile sez. II  22 febbraio 2010 n. 4248  

 

In tema di garanzia per l'evizione della cosa compravenduta, il promittente venditore di una cosa che non gli appartiene può adempiere la propria obbligazione procurando l'acquisto del promissario direttamente dall'effettivo proprietario; affinché in tale ipotesi la garanzia dall'evizione possa estendersi, in favore del promissario, al promittente venditore medesimo, è necessario che costui abbia svolto un'attività diretta alla conclusione del contratto di vendita, qualora non vi sia intervenuto, tra il proprietario del bene e l'effettivo acquirente, sì che possa affermarsi che non sia rimasto estraneo al trasferimento del bene all'acquirente da parte dell'effettivo proprietario.

Cassazione civile sez. II  23 novembre 2007 n. 24448  

 

L'art. 1486 c.c. non attribuisce all'acquirente un diritto al rimborso della somma pagata per effetto di transazione conclusa col terzo onde impedire l'evizione; attribuisce invece al solo venditore la facoltà di liberarsi dalle conseguenze della garanzia mediante il pagamento della predetta somma. Pertanto, va rigettata la domanda con cui il compratore chieda la condanna al rimborso anziché alle restituzioni e al risarcimento previsti negli art. 1479 e 1483 c.c.

Tribunale Bergamo  12 giugno 2002

 

Nel caso di preliminare di vendita di cosa altrui il promittente alienante può adempiere a siffatta obbligazione o mediante l'acquisto della cosa da parte sua e il successivo trasferimento del diritto al promissario (doppio trasferimento) o inducendo il vero proprietario a prestare il suo consenso al trasferimento della proprietà direttamente al promissario stesso. Anche in quest'ultima ipotesi il promittente alienante risponde della garanzia per evizione nei confronti dell'acquirente (nella specie nel rogito notarile l'originario proprietario della cosa ed il terzo avevano indicato un prezzo di circa il 30% inferiore a quello pattuito nella promessa di vendita, sì che, fallito l'alienante, originario proprietario, l'acquirente - per evitare l'azione revocatoria - aveva dato, alla curatela, una somma pressoché pari al minore valore indicato nell'atto: la Corte ha accolto la domanda di garanzia proposta).

Corte appello Milano  16 ottobre 1990

 

Nel caso di fallimento del venditore di immobile gravato da ipoteca derivante da mutuo fondiario, di cui il venditore si sia assunto l'obbligo di estinzione e non vi abbia adempiuto prima dell'intervenuto fallimento, l'acquirente che, per evitare la vendita forzosa dell'immobile minacciata dal creditore ipotecario, ha pagato le rate scadute del mutuo e si sia accollato il mutuo residuo, ha diritto a far valere verso il fallimento del venditore la garanzia per l'evizione attraverso l'insinuazione di credito nel passivo del fallimento. Il diritto dell'acquirente, nel caso di fallimento del venditore di immobile gravato da ipoteca derivante da mutuo fondiario, di far valere verso il fallimento del venditore la garanzia per l'evizione trova una limitazione in relazione al disposto dell'art. 1486 c.c., in base al quale l'acquirente può far valere tale diritto solo per le somme effettivamente già esborsate per evitare l'evizione e non anche per l'importo delle residue rate non ancora pagate. (Nella specie è stato ritenuto il diritto dell'acquirente all'insinuazione al passivo del fallimento per il credito corrispondente all'importo delle rate di mutuo scadute ed effettivamente pagate e delle relative spese, mentre è stato escluso per l'importo degli interessi di mora successivi al fallimento, stante la sospensione di cui all'art. 55 l. fall.).

Tribunale Roma  12 luglio 1982



 
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