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Art. 149 codice civile: Scioglimento del matrimonio

Il matrimonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi (1) e negli altri casi previsti dalla legge.

Gli effetti civili del matrimonio celebrato con rito religioso, ai sensi dell’articolo 82 o dell’articolo 83, e regolarmente trascritto, cessano alla morte di uno dei coniugi e negli altri casi previsti dalla legge.


Commento

Scioglimento (del matrimonio): avviene per due cause: la morte di uno dei coniugi o il divorzio. Va distinto dall’invalidità, in quanto quest’ultima si verifica quando sussistono ab origine vizi del matrimonio che ne comportano la caducazione ex tunc; in caso di scioglimento, invece, il matrimonio sorge valido e viene meno ex nunc.

 

 

(1) Alla morte è equiparata, anche sotto questo profilo, la sentenza dichiarativa della morte presunta [v. 65]. Il coniuge dell’assente, invece, non può contrarre un nuovo matrimonio, in quanto la dichiarazione di assenza non scioglie il precedente matrimonio. Qualora il nuovo matrimonio sia comunque celebrato (occultando la mancanza dello stato libero), il secondo matrimonio si trova in uno stato di invalidità quiescente e non è impugnabile finché dura l’assenza [v. 1173].


Giurisprudenza annotata

Separazione tra coniugi

La morte di uno dei coniugi, sopravvenuta in pendenza del giudizio di separazione personale o di divorzio, anche nella fase di legittimità, comporta la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con riferimento al rapporto di coniugio ed a tutti i profili economici; né il figlio maggiorenne non autosufficiente potrebbe coltivare una domanda di assegno nei confronti dell'obbligato ormai deceduto o, trattandosi di rapporto personale, procedere nei confronti di eventuali altri eredi. Dichiara inammissibile, App. Messina, 17/12/2007

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2013 n. 18130  

 

 

Divorzio

Ritenuto il diritto incondizionato di contrarre "secundun legem" matrimonio e di fondare una famiglia attribuito, in linea di principio, dalla nostra normativa, in materia costituzionale ed ordinaria e dalla normativa comunitaria ed internazionale vincolante, parimenti, l'Italia, qualora un soggetto contragga "post divortium" un nuovo matrimonio, il coniuge divorziato avente diritto, per il mantenimento della prole, ad un assegno a carico dell'ex partner, non può - allegando che il secondo matrimonio non è una necessità ma il frutto di una libera scelta volontaria - opporsi qualora quest'ultimo abbia contratto un nuovo matrimonio allietato da prole e chieda una congrua riduzione dell'assegno da lui dovuto per la prole nata dalla prima unione, dando la prova che le proprie condizioni reddituali e patrimoniali non hanno registrato alcun incremento.

Cassazione civile sez. I  22 marzo 2012 n. 4551  

 

Ritenuto che il carattere decisorio di un provvedimento giudiziale, attribuendo al procedimento camerale natura contenziosa anziché volontaria, comporta l'osservanza inderogabile della regola della cd. difesa tecnica (alla stessa stregua di ogni altro giudizio contenzioso, regolato secondo il rito ordinario), al cui eventuale difetto consegue la nullità del provvedimento "de quo", anche nell'ipotesi di richiesta di divorzio avanzata congiuntamente dai coniugi il carattere decisorio del provvedimento, che il divorzio dispone, postula l'osservanza della regola della cd. difesa tecnica, trattandosi di un provvedimento che incide su status e su diritti soggettivi e che è assunto con sentenza destinata a passare in giudicato: il carattere "congiunto" della domanda non significa, invero, "consensualità" del divorzio, spettando solo al tribunale la verifica dei suoi presupposti di legge, nonché della rispondenza all'interesse della prole delle condizioni concordate dagli istanti.

Cassazione civile sez. I  07 dicembre 2011 n. 26365  

 

 

Persona fisica e diritti della personalità

La sentenza di rettifica di sesso di un coniuge legittima l'ufficio dello stato civile ad annotare nell'atto di matrimonio l'avvenuto scioglimento del matrimonio, essendo venuto meno il presupposto indispensabile del rapporto matrimoniale dato dalla diversità sessuale dei coniugi e dovendosi quindi considerare tale rapporto sciolto di diritto per effetto della rettificazione.

Corte appello Bologna sez. I  18 maggio 2011

 

In assenza di una decisione del giudice che pronunci lo scioglimento del matrimonio in conseguenza della rettificazione dell'attribuzione di sesso di uno dei coniugi, l'ufficiale dello stato civile non può procedere all'annotazione, sull'atto di matrimonio, dell'avvenuto scioglimento del matrimonio.

Tribunale Modena  28 ottobre 2010

 

 

Matrimonio

Anche dopo la modifica del Concordato del 1929 tra lo Stato italiano e la Santa Sede, mediante l'Accordo del 1984 - che ha abolito la riserva di giurisdizione dei tribunali ecclesiastici in materia di nullità del matrimonio concordatario, rendendo così deducibile la relativa questione davanti ai giudici dello Stato - deve escludersi che la sentenza che riconosce l'efficacia, nello Stato, della pronunzia ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario violi il giudicato, implicito nella sentenza di separazione personale di quegli stessi coniugi, sulla validità del vincolo matrimoniale. (Conferma App. Lecce 26 luglio 2003).

Cassazione civile sez. I  18 maggio 2007 n. 11654  

 

 



 
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