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Art. 1490 codice civile: Garanzia per i vizi della cosa venduta

Il venditore è tenuto a garantire (1) che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata (2) o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore (3).

Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa (4).


Commento

Malafede: [v. 1150].

 

Vizi: imperfezioni della cosa che incidono sulla sua utilizzabilità rendendola inidonea all’uso cui è destinata, o sul suo valore, diminuendolo in modo apprezzabile.

 

Patto: accordo con cui le parti possono derogare le norme di legge cd. dispositive, cioè quelle norme che regolano un rapporto lasciando le parti libere di regolarlo diversamente, ma sempre nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico.

 

(1) Oltre al venditore, anche un terzo può assumere tale garanzia.

 

(2) Il riferimento è alla destinazione obiettiva del bene oppure a quella, particolare, per la quale il bene è stato venduto ove, non solo il venditore ne sia a conoscenza, ma la stessa sia rientrata nell’impegno negoziale sia pure implicitamente.

 

(3) È necessario che il vizio sia preesistente alla vendita. Al vizio vengono equiparate la mancanza di qualità della cosa o la consegna di una cosa per un’altra.

 

(4) Le parti possono accordarsi al fine di escludere o limitare la garanzia, ma tale limitazione è inefficace (non produce effetti) se i vizi, non facilmente riconoscibili [v. 1491], vengono taciuti in mala fede al compratore.


Giurisprudenza annotata

Vendita

In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all'art. 1490 c.c., qualora il venditore si impegni ad eliminare i vizi e l'impegno sia accettato dal compratore, sorge un'autonoma obbligazione di 'facere' che ove non estingua per novazione la garanzia originaria, a questa si affianca rimanendo ed essa esterna e quindi non alterandone la disciplina. Ne consegue che, in tale ipotesi, anche considerato il divieto dei patti modificativi della prescrizione, sancito dall'art. 2936 c.c., l'originario diritto del compratore alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto resta soggetto alla prescrizione annuale, di cui all'art. 1495 c.c., mentre l'ulteriore suo diritto all'eliminazione dei vizi ricade nella prescrizione ordinaria decennale.

Cassazione civile sez. II  06 giugno 2014 n. 12802  

 

Chiesta dall'attore la riparazione o la sostituzione della res acquistata (nella specie: apparecchio telefonico) o, in subordine, il rimborso del prezzo, invocando a fondamento della domanda il cattivo funzionamento della res, deve essere cassata la sentenza con cui il giudice del merito ha - facendo riferimento alle richieste di riparazione e sostituzione - escluso che l'azione non potesse essere inquadrata nella fattispecie di cui all'art. 1490 c.c., ritenendo che l'attore avesse inteso invocare la tutela di cui all'art. 1519 quater c.c. A prescindere dal considerare che la domanda risulta - nella specie - formulata anteriormente all'entrata in vigore del d.lg. n. 24 del 2002 che ha introdotto l'art. 1519 quater c.c., la proposta domanda di rimborso del prezzo versato postulava e implicava la necessaria risoluzione del contratto, che ne costituiva la indispensabile premessa. Deriva da quanto precede, pertanto, che l'attore aveva invocato i rimedi previsti dall'art. 1492 c.c. nel caso di vizi della cosa, che nella specie erano individuati nel difettoso funzionamento dell'apparecchio. Del tutto irrilevante, al riguardo, era la formulazione di ulteriori richieste che, eventualmente, avrebbero dovuto essere dichiarate inammissibili, in relazione all'azione proposta.

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2014 n. 12695  

 

In tema di compravendita, l'impegno del venditore ad eliminare i vizi che rendano il bene inidoneo ali suo cui è destinato (ovvero che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore) di per sé non dà vita ad una nuova obbligazione estintiva-sostitutiva (novazione oggettiva art 1230 c.c.) della originaria obbligazione di garanzia (art 1490 c.c.), ma consente al compratore di non soggiacere ai termini di decadenza ed alle condizioni di cui all'art 1495 c.c. ai fini dell'esercizio delle azioni previste in suo favore (art 1492 c.c.), sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione (art. 2944 c.c.). Pertanto, se l'acquirente non agisce per la risoluzione del contratto o per la riduzione del prezzo ma chiede l'esatto adempimento dell'obbligo, il termine prescrizionale è quello decennale di cui all'articolo 1496 c.c.

Tribunale Milano sez. IV  16 maggio 2014 n. 5092  

 

In materia di compravendita, in caso di inadempimento del venditore, oltre alla responsabilità contrattuale da inadempimento o da inesatto adempimento, è configurabile anche la responsabilità extracontrattuale del venditore stesso, qualora il pregiudizio arrecato al compratore abbia leso interessi di quest'ultimo che, essendo sorti al di fuori del contratto, hanno la consistenza di diritti assoluti; diversamente, quando il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale (nella specie, relativa alla vendita di un cane senza pedigre, il giudice del merito ha correttamente escluso l'esistenza della responsabilità extracontrattuale, sul rilievo della mancata doglianza della lesione di interessi sorti al di fuori del contratto ed aventi la consistenza di diritti assoluti, ed ha ricondotto il termine prescrizionale sotto la disciplina dell'art. 1495 c.c.).

Cassazione civile sez. III  11 febbraio 2014 n. 3021  

 

L'inadempimento del venditore può far sorgere una responsabilità anche extracontrattuale ove siano stati lesi interessi del compratore che, essendo sorti fuori dal contratto, abbiano consistenza di diritti assoluti, mentre, qualora il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità, si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale. (Nella specie, l'acquirente lamentava essergli stato venduto un cane senza "pedigree"; la S.C., in applicazione del principio di cui alla massima, ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva escluso l'esistenza della responsabilità extracontrattuale trattandosi di posizioni di interesse tutte riconducibili al contratto). Rigetta, Trib. Lucca, 02/10/2007

Cassazione civile sez. III  11 febbraio 2014 n. 3021  

 

 

Titoli di credito

L'astrattezza cartolare del titolo di credito - la cui "ratio" è favorire la circolazione dello stesso titolo, rendendolo insensibile alle vicende del sottostante rapporto negoziale, in particolare impedendo che al terzo in buona fede, assolutamente estraneo a tale rapporto, possa opporsi un eventuale vizio o illiceità dello stesso - presuppone che il soggetto, al quale non possano opporsi le eccezioni personali relative al rapporto sottostante, sia effettivamente terzo rispetto ad esso, non solo formalmente ma anche sostanzialmente. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto che, emessi degli assegni bancari a saldo del prezzo di acquisto di un bene immobile di proprietà di una società, con intestazione personale in favore del legale rappresentante della stessa, l'astrattezza non potesse costringere l'emittente a pagare il prenditore per un debito cartolare cui non corrispondeva un credito causale appartenente a quest'ultimo, così precludendo le eccezioni relative al rapporto di compravendita). Rigetta, Trib. Milano, 27/02/2008

Cassazione civile sez. III  03 aprile 2014 n. 7779  



 
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