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Art. 1492 codice civile: Effetti della garanzia

Nei casi indicati dall’art. 1490 il compratore può domandare a sua scelta la risoluzione del contratto (1) ovvero la riduzione del prezzo (2), salvo che, per determinati vizi, gli usi escludano la risoluzione.

La scelta è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale.

Se la cosa consegnata è perita in conseguenza dei vizi (3), il compratore ha diritto alla risoluzione del contratto; se invece è perita per caso fortuito o per colpa del compratore, o se questi l’ha alienata (4) o trasformata, egli non può domandare che la riduzione del prezzo.


Commento

Risoluzione del contratto: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Vizi: [v. 1490]; Domanda giudiziale: [v. 1485]; Caso fortuito: [v. 1007]; Colpa: [v. 1229].

 

Usi: abitudini che si formano nel commercio, che sono previste nelle cd. clausole d’uso [v. 1340] o sottintese nelle pratiche generali dei mercati.

 

(1) Questa azione, che prende il nome di azione redibitoria, è un tipo di risoluzione [v. 1453 ss.] che si caratterizza per l’onere del compratore di denunciare al venditore il vizio entro otto giorni dalla sua scoperta (cd. termine di decadenza [v. 2964]), e di esercitare l’azione di risoluzione entro un anno (termine di prescrizione [v. 2934]) [v. 1495].

 

(2) Tale azione, detta azione estimatoria, ha la funzione di ridurre il prezzo fissato dalle parti (compratore-venditore) in proporzione del ridotto valore della cosa da acquistare. Se poi il compratore ha già pagato il prezzo, avrà diritto ad ottenere la restituzione parziale del prezzo sborsato.

 

(3) Anche vizi che la cosa può presentare in origine.

 

(4) La garanzia non si perde neanche nel caso in cui il bene sia stato più volte venduto (cd. vendita a catena), dove ciascun compratore può agire (procedere) nei confronti del primo venditore.

 

Il legislatore ha previsto due situazioni diverse: a) al comma 1 disciplina il caso in cui il compratore chiede la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo per i vizi che la cosa presenta in base all’art. 1490; b) al comma 3, invece, limita la possibilità che il compratore agisca contro il venditore per vizi della cosa di cui questi non è responsabile.

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

Il contratto si può risolvere per inadempimento della venditrice dall'obbligo di garantire che il bene sia immune da vizi quando il venditore non assolve all'onere probatorio su di esso incombente di dimostrare l'avvenuto esatto adempimento; in particolare l'acquirente deve provare la presenza di vizi che rendono la cosa inidonea all'uso al quale è destinata, mentre il venditore deve dimostrare di aver consegnato un bene conforme alle caratteristiche del tipo ordinariamente prodotto.

Tribunale Milano sez. I  03 dicembre 2014 n. 14378  

 

In tema di vendita, l’azione per la riduzione del prezzo e quella per il risarcimento del danno, non coperto dalla prima, spettanti al compratore a norma degli art. 1492 e 1494 c.c., sono entrambe finalizzate a ristabilire il rapporto di corrispettività tra prestazione e controprestazione, nonché a porre il compratore medesimo nella situazione economica in cui si sarebbe trovato se il bene fosse stato immune da vizi.

Tribunale Roma sez. III  17 settembre 2014 n. 18360  

 

L'azione di risarcimento dei danni proposta dall'acquirente, ai sensi dell'art. 1494 c.c., non si identifica né con le azioni di garanzia, di cui all'art. 1492 c.c., né con quella di esatto adempimento, in quanto, mentre queste prescindono dalla colpa e sono volte solo ad eliminare lo squilibrio determinato dall'inadempimento del venditore, l'azione risarcitoria, presupponendo la colpa di quest'ultimo, consistente nell'omissione della diligenza necessaria a scongiurare l'eventuale presenza di vizi della cosa. Questa azione può estendersi a tutti i danni subiti dall'acquirente, e quindi non solo a quelli relativi alle spese necessarie per l'eliminazione dei difetti accertati, ma anche a quelli inerenti alla mancata o parziale utilizzazione del bene o al lucro cessante per la mancata rivendita dello stesso. Ne consegue che l'azione di risarcimento può essere proposta in via alternativa, o anche cumulativa, rispetto alle azioni di adempimento, di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto.

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13403

 

Chiesta dall'attore la riparazione o la sostituzione della res acquistata (nella specie: apparecchio telefonico) o, in subordine, il rimborso del prezzo, invocando a fondamento della domanda il cattivo funzionamento della res, deve essere cassata la sentenza con cui il giudice del merito ha - facendo riferimento alle richieste di riparazione e sostituzione - escluso che l'azione non potesse essere inquadrata nella fattispecie di cui all'art. 1490 c.c., ritenendo che l'attore avesse inteso invocare la tutela di cui all'art. 1519 quater c.c. A prescindere dal considerare che la domanda risulta - nella specie - formulata anteriormente all'entrata in vigore del d.lg. n. 24 del 2002 che ha introdotto l'art. 1519 quater c.c., la proposta domanda di rimborso del prezzo versato postulava e implicava la necessaria risoluzione del contratto, che ne costituiva la indispensabile premessa. Deriva da quanto precede, pertanto, che l'attore aveva invocato i rimedi previsti dall'art. 1492 c.c. nel caso di vizi della cosa, che nella specie erano individuati nel difettoso funzionamento dell'apparecchio. Del tutto irrilevante, al riguardo, era la formulazione di ulteriori richieste che, eventualmente, avrebbero dovuto essere dichiarate inammissibili, in relazione all'azione proposta.

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2014 n. 12695  

 

In tema di compravendita, l'impegno del venditore ad eliminare i vizi che rendano il bene inidoneo ali suo cui è destinato (ovvero che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore) di per sé non dà vita ad una nuova obbligazione estintiva-sostitutiva (novazione oggettiva art 1230 c.c.) della originaria obbligazione di garanzia (art 1490 c.c.), ma consente al compratore di non soggiacere ai termini di decadenza ed alle condizioni di cui all'art 1495 c.c. ai fini dell'esercizio delle azioni previste in suo favore (art 1492 c.c.), sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione (art. 2944 c.c.). Pertanto, se l'acquirente non agisce per la risoluzione del contratto o per la riduzione del prezzo ma chiede l'esatto adempimento dell'obbligo, il termine prescrizionale è quello decennale di cui all'articolo 1496 c.c.

Tribunale Milano sez. IV  16 maggio 2014 n. 5092  

 

In materia di compravendita, in caso di inadempimento del venditore, oltre alla responsabilità contrattuale da inadempimento o da inesatto adempimento, è configurabile anche la responsabilità extracontrattuale del venditore stesso, qualora il pregiudizio arrecato al compratore abbia leso interessi di quest'ultimo che, essendo sorti al di fuori del contratto, hanno la consistenza di diritti assoluti; diversamente, quando il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale (nella specie, relativa alla vendita di un cane senza pedigre, il giudice del merito ha correttamente escluso l'esistenza della responsabilità extracontrattuale, sul rilievo della mancata doglianza della lesione di interessi sorti al di fuori del contratto ed aventi la consistenza di diritti assoluti, ed ha ricondotto il termine prescrizionale sotto la disciplina dell'art. 1495 c.c.).

Cassazione civile sez. III  11 febbraio 2014 n. 3021  

 

L'inadempimento del venditore può far sorgere una responsabilità anche extracontrattuale ove siano stati lesi interessi del compratore che, essendo sorti fuori dal contratto, abbiano consistenza di diritti assoluti, mentre, qualora il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità, si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale. (Nella specie, l'acquirente lamentava essergli stato venduto un cane senza "pedigree"; la S.C., in applicazione del principio di cui alla massima, ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva escluso l'esistenza della responsabilità extracontrattuale trattandosi di posizioni di interesse tutte riconducibili al contratto). Rigetta, Trib. Lucca, 02/10/2007

Cassazione civile sez. III  11 febbraio 2014 n. 3021  



 
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