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Art. 1495 codice civile: Termini e condizioni per l’azione

Il compratore (1) decade dal diritto alla garanzia, se non denunzia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta (2), salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge.

La denunzia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio o l’ha occultato (3).

L’azione si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna (4); ma il compratore, che sia convenuto per l’esecuzione del contratto, può sempre far valere la garanzia, purchè il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell’anno dalla consegna.


Commento

Decadenza: [v. 2964]; Garanzia: [v. 1179]; Vizi: [v. 1490]; Prescrizione: [v. 2934]; Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Denunzia: dichiarazione orale o scritta, che il compratore deve fare al venditore relativamente ai vizi della cosa.

 

(1) Il termine indica la scadenza entro la quale il diritto deve essere fatto valere davanti al giudice, e può essere o fissato dalla legge o stabilito autonomamente dalle parti. La condizione invece si riferisce ai presupposti che devono esistere affinché il compratore possa agire in giudizio (rivolgersi al giudice per chiedere tutela).

 

(2) Questo termine è fissato a pena di decadenza. Esso decorre per i vizi palesi dalla consegna; per i vizi occulti (quelli, ad esempio, che si manifestano dopo un certo periodo di uso) dal giorno della scoperta.

 

(3) Ai vizi è equiparata la mancanza di qualità essenziali o promesse [v. 1497]. Se i vizi sono più di uno il venditore può riconoscerne uno solo, alcuni di essi (cd. riconoscimento specifico) o tutti (cd. riconoscimento generico).

 

(4) Dunque, le parti non possono, anche in caso di vizio occulto, esperire l’azione che dopo un anno si prescrive (salvo che non si siano verificate cause di interruzione della prescrizione).

 


Giurisprudenza annotata

Vendita

Nella vendita di partecipazioni sociali, la clausola con la quale il venditore si impegna a tenere indenne il compratore dalle sopravvenienze passive nel patrimonio della società ha ad oggetto una prestazione accessoria e non rientra, quindi, nella garanzia di cui all'art. 1497 cod. civ., che attiene, invece, alle qualità intrinseche della cosa, esistenti al momento della conclusione del contratto. Pertanto, il diritto del compratore all'indennizzo, fondato su detta clausola, non è soggetto alla prescrizione annuale ex artt. 1495 e 1497 cod. civ., bensì alla prescrizione ordinaria decennale. Cassa con rinvio, App. Milano, 21/11/2008

Cassazione civile sez. II  24 luglio 2014 n. 16963  

 

L'azione del compratore contro il venditore per far valere la garanzia, a norma dell'art. 1495 c.c., si prescrive in ogni caso nel termine di un anno dalla consegna del bene compravenduto, anche se i vizi non sono stati scoperti o non sono stati tempestivamente denunciati, o se la denuncia stessa non è necessaria.

Cassazione civile sez. II  18 giugno 2014 n. 13890  

 

In tema di compravendita, la deduzione della decadenza dell'acquirente dalla denunzia dei vizi della res non costituisce una eccezione in senso proprio, ma una difesa dell'interessato - consistente nella semplice negazione di una delle condizioni dell'azioni - che così facendo investe il giudice dell'accertamento di tale condizione. Deriva da quanto precede, pertanto, che la deduzione per la quale l'opponente non ha mai denunciato nei modi e nei termini di legge la qualità della merce ordinata, del tutto correttamente è interpretata dal giudice del merito come una difesa diretta a far valere il decorso del termine stabilito a pena di decadenza del diritto alla garanzia.

Cassazione civile sez. II  09 giugno 2014 n. 12957  

 

In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all'art. 1490 c.c., qualora il venditore si impegni ad eliminare i vizi e l'impegno sia accettato dal compratore, sorge un'autonoma obbligazione di 'facere' che ove non estingua per novazione la garanzia originaria, a questa si affianca rimanendo ed essa esterna e quindi non alterandone la disciplina. Ne consegue che, in tale ipotesi, anche considerato il divieto dei patti modificativi della prescrizione, sancito dall'art. 2936 c.c., l'originario diritto del compratore alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto resta soggetto alla prescrizione annuale, di cui all'art. 1495 c.c., mentre l'ulteriore suo diritto all'eliminazione dei vizi ricade nella prescrizione ordinaria decennale.

Cassazione civile sez. II  06 giugno 2014 n. 12802  

 

In tema di compravendita, l'impegno del venditore ad eliminare i vizi che rendano il bene inidoneo ali suo cui è destinato (ovvero che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore) di per sé non dà vita ad una nuova obbligazione estintiva-sostitutiva (novazione oggettiva art 1230 c.c.) della originaria obbligazione di garanzia (art 1490 c.c.), ma consente al compratore di non soggiacere ai termini di decadenza ed alle condizioni di cui all'art 1495 c.c. ai fini dell'esercizio delle azioni previste in suo favore (art 1492 c.c.), sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione (art. 2944 c.c.). Pertanto, se l'acquirente non agisce per la risoluzione del contratto o per la riduzione del prezzo ma chiede l'esatto adempimento dell'obbligo, il termine prescrizionale è quello decennale di cui all'articolo 1496 c.c.

Tribunale Milano sez. IV  16 maggio 2014 n. 5092  

 

In tema di compravendita, vizi redibitori e mancanza di qualità (le cui relative azioni sono soggette ai termini di decadenza e di prescrizione ex art. 1495 c.c.) si distinguono dall’ipotesi della consegna di “aliud pro alio” - che da luogo ad un’ordinaria azione di risoluzione contrattuale svincolata dai termini e dalle condizioni di cui al citato art. 1495 c.c., la quale ricorre quando la diversità tra la cosa venduta e quella consegnata incide sulla natura e, quindi, sull’individualità, consistenza e destinazione di quest’ultima sì da potersi ritenere che essa appartenga ad un genere del tutto diverso da quello posto a base della decisione dell’acquirente di effettuare l’acquisto, o che presenti difetti che le impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziali dalle parti (c.d. inidoneità ad assolvere la funzione economico-sociale), facendola degradare in una sottospecie del tutto diversa da quella dedotta in contratto.

Tribunale Bari sez. III  08 maggio 2014

 

L’onere reale di cui all’art. 1489 c.c. – che prevede per il compratore una speciale tutela, che non incorre nei brevi termini di decadenza e di prescrizione dell’azione di garanzia di cui all’art. 1495 cc. per i vizi occulti o la mancanza di qualità promesse -, pur in mancanza di definizione legislativa, viene tradizionalmente inquadrato come un vincolo, o peso, oggettivamente gravante sul bene, in grado di limitarne in concreto il libero godimento, il quale può essere sia di natura privatistica (come ad es. gli oneri consortili o gli oneri condominiali), oppure pubblicistica (come nel caso tipico di immobile realizzato in difformità dalla concessione edilizia: in questo caso la circostanza che il bene sia soggetto a demolizione, oppure sia condonabile e regolarizzabile sotto il profilo urbanistico solo a condizione di dover sostenere determinate spese - ad esempio mediante il pagamento degli oneri previsti per ottenere l’accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/01 - costituisce un onere reale che dalla giurisprudenza viene considerato non apparente). (Nella specie, il Trib. ha dichiarato l’inadempimento contrattuale e la responsabilità della venditrice per avere nel contratto reso una dichiarazione non conforme al vero in ordine alla reale destinazione urbanistica di una porzione dell’immobile venduto; ritenendo irrilevante che ella potesse essere stata a sua volta “tratta in inganno” dalla erronea relazione tecnica dell’arch., sulla base della quale era stato stipulato il rogito - giacché l’eventuale buona fede della venditrice avrebbe eventualmente potuto essere fatta valere in una domanda di manleva nei confronti del tecnico, ma non paralizzando la domanda risarcitoria degli attori).

Tribunale Firenze  29 aprile 2014



 
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