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Art. 1498 codice civile: Pagamento del prezzo

Il compratore è tenuto a pagare il prezzo (1) nel termine e nel luogo fissati dal contratto (2).

In mancanza di pattuizione e salvi gli usi diversi, il pagamento deve avvenire al momento della consegna e nel luogo dove questa si esegue.

Se il prezzo non si deve pagare al momento della consegna, il pagamento si fa al domicilio del venditore.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Usi: [v. 1496]; Domicilio: [v. 43].

 

(1) Il pagamento consiste nel trasferimento della proprietà di una somma di danaro in cambio della proprietà della cosa venduta.

 

(2) Se il compratore non adempie al suo obbligo nel termine è in ritardo e cade in mora [v. 1219]. In questo caso non è necessario un atto di formale costituzione in mora (intimazione o richiesta di pagamento) proprio perché il pagamento deve avvenire nel domicilio del venditore o comunque in un luogo diverso da quello del compratore.

Il venditore, che non viene pagato, perde il diritto ad ottenere il pagamento se entro dieci anni (termine ordinario di prescrizione [v. 2946]) non lo richieda.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Il legittimario pretermesso dall'eredità, che impugna, a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, la compravendita immobiliare compiuta dal "de cuius" in quanto dissimulante una donazione, agisce in qualità di terzo, sicché, nei suoi confronti, non può attribuirsi valore vincolante alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta nel rogito notarile, potendo, invece, trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l'onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in applicazione dell'anzidetto principio, aveva escluso che potesse assumere valore dirimente, al fine di escludere la dissimulazione della donazione, l'attestazione, contenuta nell'atto pubblico di compravendita immobiliare, del pagamento del prezzo tramite assegno, consegnato "salvo buon fine").

Cassazione civile sez. II  25 giugno 2010 n. 15346  

 

 

Vendita

Il pagamento del prezzo della compravendita, in quanto oggetto di un'obbligazione pecuniaria, deve effettuarsi, ex art. 1277 cod. civ., in moneta avente corso legale, salvo diversa volontà delle parti, sicché, in assenza di prova di quest'ultima, lo stesso, qualora eseguito mediante cessioni di cambiali, non ha effetto solutorio, avendo la cambiale natura di strumento per la circolazione del credito e non di pagamento, ed avvenendo la cessione o la girata "pro solvendo" e non "pro soluto", ove non differentemente ed espressamente pattuito. Rigetta, App. Brescia, 28/05/2007

Cassazione civile sez. II  31 ottobre 2013 n. 24560  

 

In tema di spazi riservati a parcheggio nelle nuove costruzioni ai sensi dell'art. 41 sexies della legge n. 1150 del 1942, il riconoscimento del diritto d'uso del parcheggio spettante ex lege agli acquirenti delle singole unità immobiliari, escluso dall'atto negoziale di trasferimento, fa sorgere in capo all'originario alienante il diritto all'integrazione del prezzo di vendita, non qualificabile, peraltro, in un canone fisso mensile senza determinazione di durata, in quanto, ciò sarebbe in contrasto con la natura giuridica del diritto acquistato.

Cassazione civile sez. II  29 luglio 2008 n. 20563  

 

 

Obbligazioni e contratti

In tema di contratto preliminare, ai fini dell'accoglimento della domanda di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. è sufficiente la semplice offerta non formale di esecuzione della prestazione in qualsiasi forma idonea a manifestare la relativa volontà soltanto se le parti abbiano previsto il pagamento del prezzo, o del residuo prezzo, contestualmente alla stipula del contratto definitivo. Se, invece, il pagamento del prezzo o di una parte di esso deve precedere la stipulazione del contratto definitivo, la parte è obbligata, alla scadenza del previsto termine, anche se non coincidente con quella prevista per la stipulazione del contratto definitivo, al pagamento, da eseguirsi nel domicilio del creditore o da offrirsi formalmente nei modi previsti dalla legge, non sussistendo in tale ipotesi nessuna ragione che giustifichi la sufficienza dell'offerta informale; in caso contrario, colui che è tenuto al pagamento è da considerarsi inadempiente e non può ottenere il trasferimento del diritto, ove la controparte sollevi l'eccezione di cui all'art. 1460 c.c.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 2007 n. 26226  

 

La prestazione per la quale non è prefisso alcun termine di adempimento è immediatamente esigibile, dovendosi applicare, ai sensi dell'art. 1183 c.c., la regola secondo la quale "quod sine die debetur statim debetur" . Ne consegue che il compratore e il venditore, in caso di mancato accordo sulle modalità di pagamento, che si risolve in una indeterminatezza del tempo dell'adempimento, devono immediatamente adempiere alle rispettive prestazioni, sicché, in tale ipotesi, la “traditio” e la “solutio” debbono avvenire simultaneamente.

Cassazione civile sez. II  16 gennaio 2006 n. 687  

 

L'art. 11 comma 2 d.lg. n. 231 del 2002 - attuativo della direttiva Ce in materia di lotta contro i ritardi di pagamento delle transazioni commerciali - nel fare salve le vigenti disposizioni di legge che prevedano una disciplina più favorevole per il creditore, rende possibile l'applicazione alternativa dell'art. 1498 c.c. rispetto agli art. 4 e 5 del citato d.lg. nel senso che occorrerà verificare se alla data della domanda giudiziale risulti più conveniente per il creditore calcolare gli interessi in base all'art. 1498 c.c., facendoli quindi decorrere dalla data della consegna del bene, ovvero calcolarli dal trentesimo giorno dalla consegna (ex art. 4 d.lg. n. 231 del 2002) applicando il saggio di cui all'art. 5 d.lg. n. 231 del 2002, con l'ovvia conseguenza che in caso di ritardo nel pagamento inferiore ai trenta giorni troverà sempre applicazione la prima ipotesi.

Tribunale Monza  18 febbraio 2005

 

L'interpretazione del contratto, che consiste nell'accertamento della comune volontà dei contraenti, si risolve in un'indagine di fatto riservata al giudice di merito, la cui valutazione è censurabile in cassazione soltanto per inadeguatezza della motivazione o per violazione delle regole di ermeneutica, all'interno delle quali il criterio di interpretazione letterale costituisce il criterio primario, mentre il ricorso agli altri presuppone la rigorosa dimostrazione dell'insufficienza del mero dato letterale ad evidenziare in modo soddisfacente l'intenzione dei contraenti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l'atto oggetto della controversia fosse una vera e propria vendita di un fondo rustico, e di conseguenza che sussistesse una situazione legittimante l'esercizio del diritto di riscatto ex art. 8 l. n. 590 del 1965, anche se era stato previsto che il pagamento del prezzo avvenisse mediante accollo del residuo mutuo gravante sull'immobile, in quanto tale accollo rappresentava per l'alienante un risparmio di spesa, e quindi un vantaggio patrimoniale).

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2004 n. 10972  

 

 

Truffa

In tema di truffa, il momento consumativo del reato non può che corrispondere con quello in cui si è realizzato il danno, vale a dire con l'effettiva lesione del bene protetto dalla norma. Ne consegue che là dove il danno derivi dal mancato pagamento del prezzo nel caso di vendita, agli effetti della individuazione del relativo termine deve farsi riferimento alla disciplina generale dettata in proposito dall'art. 1498 c.c. posto che, ove così non fosse, l'inadempimento, e con esso il perfezionamento del delitto di truffa, verrebbe fatto dipendere da opinabili indici di riconoscimento, a prescindere da un eventuale accertamento in sede giurisdizionale.

Cassazione penale sez. II  07 novembre 2003 n. 46369  



 
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