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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1500 codice civile: Patto di riscatto

Il venditore può riservarsi il diritto di riavere la proprietà della cosa venduta mediante la restituzione del prezzo e i rimborsi stabiliti dalle disposizioni che seguono.

Il patto di restituire un prezzo superiore a quello stipulato per la vendita è nullo per l’eccedenza (1).


Commento

Proprietà: [v. 832]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

Patto di riscatto: patto con il quale il venditore si riserva il diritto di riacquistare la cosa venduta restituendo al compratore il prezzo da lui pagato (oltre alle spese eventualmente sostenute [v. 1475]).

 

(1) Per uno schema di vendita con patto di riscatto vedi in Appendice IV l’atto n. 17.

 

La funzione della norma è quella di permettere ad un soggetto, che si trovi in una situazione di illiquidità temporanea e che abbisogna di denaro, di vendere un bene con la possibilità di recuperarne in un momento successivo la proprietà.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In presenza di un patto convenzionale di prelazione, la rinuncia a coltivare l'azione reale di riscatto non preclude, né assorbe, la distinta domanda risarcitoria per violazione del patto di prelazione. Non sussiste, infatti, alcun rapporto di pregiudizialità-dipendenza, o di alternatività, tra l'effetto reale e quello risarcitorio allegati in distinti giudizi: tale che "electa una via non datur re cursus ad alteram". (Nella specie era stato chiesto il risarcimento dei danni conseguenti alla violazione della clausola di prelazione. Opponendo il resistente che il ricorso per cassazione era inammissibile per effetto di un giudicato formatosi nelle more nell'ambito di un distinto giudizio, tra le stesse parti, avente a oggetto l'accertamento dell'inefficacia dell'atto di vendita, concluso in violazione del patto di prelazione sull'acquiescenza espressa dalla società titolare della prelazione stessa, alla dichiarazione di validità di tale trasferimento, il Supremo collegio ha disatteso la eccezione in forza delle considerazioni sopra esposte).

Cassazione civile sez. I  29 gennaio 2014 n. 1895  

 

Vendita

La cessione del patto di riscatto, subordinata al consenso del contraente ceduto, è valida anche quando abbia ad oggetto la posizione del venditore che abbia già ricevuto il pagamento del prezzo, in quanto l'effetto del principio consensualistico può lasciare persistere le ulteriori obbligazioni principali (nella specie, la consegna) ed accessorie, nonché i diritti potestativi, quale, appunto, il diritto di riscatto, la cui permanenza rende la sostituzione soggettiva consentita e non irrilevante per l'ordinamento, giustificando il ricorso ad una disciplina diversa da quella dettata dagli art. 1261 ss. e 1268 ss. c.c.

Cassazione civile sez. trib.  18 novembre 2011 n. 24252  

 

La clausola di riscatto, apposta ad un contratto di vendita, è una condizione risolutiva potestativa, a mezzo della quale il venditore si riserva il diritto di risolvere il contratto entro un tempo determinato, così automaticamente riacquistando la proprietà del bene contro restituzione del prezzo e rimborso delle spese; pertanto, ai fini dell'imposta di registro — che è imposta d'atto — l'atto di esercizio del riscatto non è qualificabile come atto traslativo inverso alla prima vendita.

Cassazione civile sez. trib.  18 novembre 2011 n. 24252  

 

Non incorre nel divieto di patto commissorio l'atto con cui l'assuntore di un concordato fallimentare, acquirente dei beni del fallito a seguito del decreto di trasferimento del giudice delegato, si accorda con il fallito per retrocedergli la proprietà di un immobile dietro versamento di una somma a conguaglio del valore effettivo del bene, non essendo configurabile nel caso di specie alcun trasferimento di proprietà a scopo di garanzia e nessuna coazione sulla volontà del debitore.

Cassazione civile sez. III  27 maggio 2003 n. 8411  

 

 

Leasing

Nel contratto di "sale and lease back", con il quale una impresa commerciale o industriale vende un bene immobile di sua proprietà ad un imprenditore finanziario che ne paga il corrispettivo, diventandone proprietario, e contestualmente lo cede in locazione finanziaria (leasing) alla stessa venditrice, che versa periodicamente dei canoni di leasing per una certa durata, con facoltà di riacquistare la proprietà del bene venduto, corrispondendo al termine di durata del contratto il prezzo stabilito per il riscatto, la vendita ha scopo di leasing e non di garanzia perché, nella configurazione socialmente tipica del rapporto, costituisce solo il presupposto necessario della locazione finanziaria inserendosi nella operazione economica secondo la funzione specifica di questa, che è quella di procurare all'imprenditore, nel quadro di un determinato disegno economico di potenziamento dei fattori produttivi, liquidità immediata mediante l'alienazione di un suo bene strumentale, conservandone a questo l'uso con facoltà di riacquistare la proprietà dal termine del rapporto. Tale vendita, ed il complesso rapporto atipico nel quale si inserisce, non è, quindi, di per sè, in frode al divieto di patto commissorio che, essendo diretto ad impedire al creditore l'esercizio di una coazione morale sul debitore spinto alla ricerca di un mutuo (o alla richiesta di una dilazione nel caso di patto commissorio ad intervallo) da ristrettezze finanziarie, ed a precludere, quindi, al predetto creditore la possibilità di fare proprio il bene attraverso un meccanismo che lo sottrarrebbe alla regola della "par condicio creditorum", deve, invece, ritenersi violato ogni qualvolta lo scopo di garanzia non costituisca solo motivo, ma assurga a causa del contratto di vendita con patto di riscatto o di retrovendita, a meno che non risulti in concreto, da dati sintomatici ed obiettivi, quali la presenza di una situazione credito-debitoria preesistente o contestuale alla vendita o la sproporzione tra entità del prezzo e valore del bene alienato ed, in altri termini, delle reciproche obbligazioni nascenti dal rapporto, che la predetta vendita, nel quadro del rapporto diretto ad assicurare una liquidità all'impresa alienante, è stato piegato al rafforzamento della posizione del creditore-finanziatore, che in tal modo tenta di acquisire l'eccedenza del valore, abusando della debolezza del debitore (nella specie, la Corte ha ritenuto la nullità di un contratto di "sale and lease back" nel quale il finanziatore acquirente del bene versava solo la metà del prezzo concordato, depositando la rimanente somma presso un notaio a garanzia del corrispettivo del leasing dovuto dall'imprenditore-venditore).

Cassazione civile sez. III  16 ottobre 1995 n. 10805  



 
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